E' probabilmente uno dei giochi di scacchi più famosi di sempre nel panorama videoludico.
E' probabilmente uno dei giochi di scacchi più famosi di sempre nel panorama videoludico. Con una ventata di rinnovamento ed una forte dose di humor che lo fecero fin da subito apprezzare al grande pubblico. “Battle Chess” è un gioco di scacchi particolare, pubblicato dalla Interplay nel 1988 per Amiga, Commodore 64, Ms-Dos, Apple e moltissime console ad 8 e 16 bit, senza dimenticare seguiti e remake in diverse salse. Un titolo in cui i pezzi prendono realmente forma ed animazione a seconda le indicazioni del giocatore.
GIOCARE A SCACCHI NON E' MAI STATO COSI' DIVERTENTE
Ciò che distingueva “Battle Chess” da un qualsiasi altro programma di scacchi erano, appunto, le animazioni che rendevano la dinamica della partita molto divertente. Vedere i pezzi della scacchiera animarsi e combattere compensava le attese di caricamento, soprattutto sul Commodore 64, tra una mossa e l'altra. E' chiaro, però, che come in ogni partita di quello che è il gioco di strategia per eccellenza la condotta doveva essere opportuna per non rischiare di perdere. Difficile tutto ciò, almeno all'inizio, perché si rimaneva molte volte più interessati alle animazioni dei vari pezzi che all'aspetto tattico della singola partita.
CAVALIERI, ALFIERI, SOLDATI, TORRI, RE E REGINA
Ad ogni pezzo un'animazione. “Battle Chess” aveva una discreta varietà grafica per ogni singolo pezzo. Il pedone è raffigurato da un soldatino in armatura con tanto di asta che userà nei combattimenti simulati durante la cattura di un pezzo; il cavallo ha i tratti di un cavaliere (coerente con la dizione inglese del pezzo) appiedato, con spada e scudo. Quando un cavaliere ne cattura un altro, lo affetta un arto alla volta ma il perdente continua a battersi fino alla fine. L'alfiere ha le sembianze di un vescovo ed il suo bastone diventa un'arma da arti marziali oppure magica... i soliti scherzi da prete. La torre, invece, si trasforma in un mostro di roccia simile alla “Cosa” dei “Fantastici 4”. Durante le sue fasi di combattimento usa i suoi poderosi pugni e, quando ad esempio cattura la regina, la ingoia. La regina è quasi certamente il pezzo più “affascinante” di tutti. In “Battle Chess” ha le forme di una femme fatale molto avvenente e combatte con dei raggi magici con i quali cattura i pezzi. Il re, infine, è un anziano goffo, agghindato di tutto punto con la sua tenuta reale. Tuttavia ha delle armi segrete: nonostante l'aspetto e lo scarso raggio d'azione, come imposto dalle regole degli scacchi, è parecchio furbo. Si ricordano i giochi di prestigio con i quali fa fuori i pezzi rivali, ma anche i combattimenti con la regina: la abbraccia e bacia, lei finge di stare al suo gioco e tenta di pugnalarlo alle spalle; lui, però, la precede e le da un colpo di scettro in testa. Per la serie, qui comando io.
GLI SCACCHI, QUESTI SCONOSCIUTI
In ogni partita, lo ricordiamo, i due giocatori hanno a disposizione 8 pedoni, 2 cavalli, 2 torri, 2 alfieri, un re ed una regina e tutti si muovono su una scacchiera 8x8 composta da 64 caselle. I pedoni si muovono di una casella alla volta e solo in avanti, salvo farli avanzare di due caselle alla prima mossa e farli muovere in diagonale per “mangiare” un qualsiasi pezzo. I cavalli si muovono ad “L”, ossia saltando due caselle avanti, indietro, e nei due lati destra e sinistra. Le torri si muovono in orizzontale ed in verticale per un qualunque numero di caselle; gli alfieri, invece, vanno in diagonale. La regina è uno dei pezzi strategici più importanti: ha tutti i movimenti (eccetto quelli del cavallo) in tutte le direzioni e numero di caselle possibili per mossa. Il re, infine, ha gli stessi movimenti della regina, ma un'azione decisamente più limitata ad una sola casella per mossa.
DUE ALLA SESSANTAQUATTRESIMA: LA LEGGENDA NARRA...
Il gioco degli scacchi è antichissimo e molte sono le leggende che lo accompagnano. Una di queste è finita anche in alcuni testi scolastici di aritmetica, nel capitolo in cui si spiegano le potenze. La leggenda racconta che una volta un re vinse una grande battaglia per difendere il suo regno, ma per vincere dovette compiere un'azione strategica in cui suo figlio perse la vita. Da quel giorno il sovrano non si diede più pace perché avrebbe voluto poter trovare un modo senza sacrificare la vita del figlio. Tutti i giorni rivedeva lo schema della battaglia, ma senza trovare una soluzione. Un giorno venne al palazzo Lahur Sessa che, per rallegrare il re, insegnò un gioco che aveva inventato: gli scacchi. Il re si appassionò e, a forza di giocare, capì che non esisteva un modo di vincere quella battaglia senza sacrificare un pezzo, suo figlio. Allora il re fu finalmente felice e chiese a Lahur Sessa quale voleva che fosse la sua ricompensa: ricchezze, un palazzo, una provincia o qualunque altra cosa. Il monaco rifiutò, ma il re insistette per giorni, finché alla fine Sessa, guardando la scacchiera, gli disse: “Tu mi darai un chicco di grano per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza, otto per la quarta e così via”. Il re rise di questa richiesta, dicendogli che poteva avere qualunque cosa e invece si accontentava di pochi chicchi di grano. Il giorno dopo i matematici di corte andarono dal re e gli dissero che per adempiere alla richiesta del monaco non sarebbero bastati i raccolti di tutto il regno per ottocento anni. Lahur Sessa aveva voluto insegnare al re che una richiesta apparentemente modesta poteva nascondere un costo enorme. In effetti, aveva chiesto 18 trilioni, 446 biliardi, 744 bilioni, 73 miliardi, 709 milioni, 551 mila 615 chicchi di grano... ossia 2 alla sessantaquattresima.
OTTIME ANIMAZIONI, SONORO ANONIMO
Ma torniamo a “Battle Chess”, il cui successo è dovuto, oltre che ai numerosi tocchi umoristici, ad una buona realizzazione tecnica, marchio di fabbrica dei lavori Interplay. Graficamente parlando, anche nella versione per Commodore 64, si nota una particolare cura per i dettagli. I pezzi sono resi al meglio e le loro animazioni sono perfettamente adeguate e ben realizzate. La versione Amiga mostra una scacchiera in marmo ed un aspetto fluido con animazioni limpide. Particolarmente spettacolari i movimenti della torre ed i combattimenti in generale che hanno decretato il successo di “Battle Chess”. La visuale di gioco è fissa e per le partite più combattute è anche possibile sceglierne una dall'alto a discapito delle animazioni. Apparirà, infatti, una scacchiera vista dall'alto con i simboli in due dimensioni dei pezzi. Il sonoro si basa su diversi effetti: nulla di eccezionale, anche perché sono spesso ripetitivi. Buono il gameplay anche se c'è una piccola discrepanza: il gioco usa regole più restrittive per l'arrocco rispetto a quelle del regolamento internazionale. L'arrocco è permesso solo se, oltre alle normali condizioni, il re non si è ancora trovato sotto scacco dall'inizio della partita. Probabilmente è dovuto ad un bug nel programma, in quanto non è nota alcuna variante degli scacchi che abbia questa regola.
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