Scritto da Redazione Cyberludus in data 02-07-2009
Cambio di dimensione
Cambio di dimensione
L’utlima volta abbiamo esaminato i titoli portati della serie “The Legend Of Zelda” usciti per le console Nintendo più datate. Gli anni erano passati e la tecnologia tridimensionale aveva già fatto i primi passi: Nintendo tardava ad uscire allo scoperto con il suo Nintendo 64 e, nel frattempo, un nuovo nemico si era fatto avanti, ovvero Sony, armata della sua Playstation e del suo supporto ottico. La vita per la grande N non era affatto semplice e serviva qualcosa di tonante e imperioso per trattenere un folto pubblico sulla propria console a cartucce. Le avventure di Link, alle quali tutti erano già affezionati, capitavano a fagiolo. “Link’s Awakening” era uscito da tempo e si sentiva il bisogno di una nuova avventura. Dopo un po’ di tempo Nintendo fa uscire “The Legend Of Zelda: Ocarina Of Time” e, con esso, riesce dove tutte le software house avevano fallito prima: creare il gioco perfetto. E con perfezione non si vuole intendere semplicemente un raggiungere una brillante eccellenza. Si vuole intendere perfezione, nel senso puro della sua definizione da vocabolario. Questa retrospettiva vuole analizzare i due titoli della serie comparsi su Nintendo 64: “Ocarina Of Time” e “Majora’s Mask”, rispettivamente nel 1998 e nel 2000. Cercherò di spiegarvi come mai ho voluto affibiare l’attributo ‘perfetto’ al primo di questi due capolavori anche se, vi avviso subito, senza averci giocato sarà molto difficile capire cosa voglio intendere. Le parole sono come impure, non possono spiegare egregiamente le caratteristiche della perfezione. Procediamo.
Il ragazzino senza una fata
Hyrule e l’intero mondo sono il parto di tre generose divinità: Din, Nayru e Farore. Dopo aver creato la vita, le tre dee hanno lasciato agli esseri umani un manufatto, testimonianza della loro presenza: la Triforza. Questo triangolo dorato è, a sua volta, diviso in due parti, uno per ogni divinità. Din è collegata alla Triforza del Potere, Nayru alla Triforza della Saggezza e Farore alla Triforza del Coraggio. Ognuno di questi tre frammenti è dotato di un immenso potere e qualora tutti e tre finissero nelle mani di una sola persona questa vedrebbe esaudirsi tutti i suoi desideri, siano essi buoni o cattivi. Purtroppo l’equilibrio del regno è in subbuglio: pare che qualcuno voglia sovvertire l’ordine seminando il caos e la distruzione. E’ tempo di risvegliare il predestinato. Navi, una piccola fata, viene mandata dal saggio Albero Deku nella foresta dei Koriki, i bambini della foresta, che vivono completamente staccati dal mondo per non cadere nei pericoli che in esso risiedono. A ognuno di questi ragazzi, alla nascita, viene assegnata una fata protettrice; fra tutti, però, ce n’è uno che, per una qualche ragione, non ha mai avuto una sua fata: questo ragazzo si chiama Link. E’ a quel punto che Navi lo raggiunge, diventando la sua protettrice personale e facendogli capire che il suo ruolo è molto più importante di quello che lui, anzi, che chiunque può pensare. Lui è il possessore predestinato della Triforza del Coraggio e futuro salvatore del regno di Hyrule. Queste sono le fiabesche premesse che introducono il giocatore nella storia di “Ocarina Of Time”. Ora viene la parte complessa: spiegare perché questo gioco è, in tutto e per tutto, perfetto. Fin dai primi momenti è interessante notare come i controlli siano eccellenti e facili da gestire, non fosse per la singolare forma del gamepad del Nintendo 64. Link può camminare, correre, saltare automaticamente piccoli baratri, accovacciarsi, guardarsi intorno… Il giocatore ha il pieno controllo sul personaggio, così come era già avvenuto per Mario in “Super Mario 64”. La sola differenza sta nell’introduzione di due nuove possibilità, allora completamente inedite nell’universo videoludico: la possibilità di saltare automaticamente e il poter puntare un obiettivo con la pressione di un tasto. Oggi come oggi queste meccaniche sono all’ordine del giorno nella quasi totalità dei videogiochi, a pensarci bene, ma voi immaginate la reazione dei giocatori di allora: Nintendo aveva inventato quelli che sarebbero diventati poi due incredibili standard della storia del videogioco, garantendo una fluidità di gameplay mai vista prima d’ora. Altro cardine fondamentale è la libertà: già negli episodi precedenti il giocatore era spesso lasciato libero di scorrazzare in giro ma questa volta tale concetto viene migliorato fino a livelli impensabili. Per quanto Navi voglia guidarci all’interno del mondo noi possiamo ignorarla ed esplorarlo per conto nostro, soddisfacendo la nostra voglia di divertimento puerile e scanzonato. Oltretutto, questa libertà porta solo ulteriori vantaggi: alcuni potenziamenti o oggetti sono ottenibili proprio SOLO grazie alle nostre esplorazioni, alla nostra voglia di conoscere gente e interagire con tutti i personaggi, faccia a faccia con un mondo diverso dal nostro e che, proprio per questo, noi sentiamo di voler vivere fino in fondo. La presenza dell’ocarina del tempo non fa che migliorare le cose: grazie a questo strumento musicale (che è possibile suonare liberamente con la semplice pressione dei tasti) Link potrà viaggiare nel tempo e nello spazio, modificare il corso della storia manipolandola a proprio piacimento nelle sue due forme, bambino e adulto. In “Ocarina Of Time”, inoltre, fanno la loro prima apparizione alcune razze intelligenti, come i Goron e gli Zora, e potenziamenti che possono essere utilizzati nelle maniere più creative possibile, secondo la fantasiosa volontà del giocatore. Tutto questo, unito a una trama eccellente e a una realizzazione tecnica e musicale incredibile (si può parlare di una delle migliori colonne sonore di sempre), rende “The Legend Of Zelda: Ocarina Of Time” non solo uno dei migliori giochi della serie ma addirittura uno dei migliori videogame della storia. Posso assicurarvi che, a leggere quanto ho scritto, è difficile comprendere il perché di tanta esaltazione. Ma mettendo mano al gamepad ed esplorando questa nuova Hyrule tridimensionale insieme a Link anche voi lettori potrete comprendere la bellezza e la magia di questo titolo, capace di regalare sensazioni nuove anche dopo dieci anni dalla sua uscita. Il gioco è disponibile anche su Virtual Console per 1000 Wii Points (circa 10€): i possessori di un Wii collegato alla rete non hanno davvero scuse!
La maschera della paura
Raggiungere il livello di “Ocarina Of Time” è, ad oggi, un obiettivo decisamente improbabile. “Majora’s Mask”, seguito diretto del titolo, preferisce semplicemente recuperarne tutte le forme, aggiungendo qual cosina qua e là. Una volta conclusa l’avventura di “Ocarina Of Time” (non voglio svelare nulla, quindi non mi soffermo troppo) Link si ritrova di nuovo da solo, senza una fata, accompagnato dal suo cavallo Epona e dalla musica della sua ocarina. D’un tratto, mentre vaga per una foresta, viene attaccato da uno Skull Kid, uno degli strani ragazzini che, nell’episodio precedente, abitavano i boschi perduti. Questo strano soggetto, accompagnato per l’occasione da due fate, vuole tendere un brutto scherzo a Link e, grazie ai poteri di una misteriosa maschera magica, gli sottrae Epona, la sua ocarina e lo trasforma in una specie di ragazzo-radice. Durante la sua fuga, però, una delle fate resta intrappolata con Link: questa fata si chiama Tatl e, a differenza di Navi, si dimostra tutto meno che simpatica con l’eroe. Nonostante la sua arroganza, però, Tatl si trova costretta ad accompagnare Link per ritrovare il suo padrone e la maschera che porta: questo strano oggetto, infatti, altri non è che la Maschera di Majora, un utensile magico capace di garantire a chi la possiede poteri tali da poter addirittura far schiantare la Luna sulla terra! Per quanto il gameplay, la grafica e molti elementi siano simili, se non del tutto identici, a quelli già visti in “Ocarina Of Time”, “Majora’s Mask” aggiunge un’interessante e inedita gestione del tempo. Link ha solo 3 giorni per evitare il disastro, per un totale di circa un’ora di gioco: l’unico modo per avere abbastanza tempo per vincere sarà manipolarlo di continuo con le melodie dell’ocarina, riuscendo ad ottenere tutti gli oggetti e le maschere magiche necessarie per fermare lo Skull Kid e salvare la città di Termina, dove si svolge gran parte dell’avventura. Nel frattempo, tra un viaggio nel tempo e un altro, Link può visitare diversi tribù e villaggi, ottenere l'aspetto degli abitanti di questi grazie a delle maschere magiche fornite dall’Happy Mask Shop e ottenere le loro abilità in modo da poter completare più obiettivi, seguendo le leggi e le tradizioni di questi suoi nuovi aspetti. La gestione del tempo è una delle idee più geniali che siano mai state implementate con successo all’interno del gioco e, insieme alle varie trasformazioni di Link e alla trama buia e tetra che stravolge le normali leggi della fiaba, rende “Majora’s Mask” uno degli episodi di “The Legend Of Zelda” più singolari in assoluto. Il giusto erede di un gioco perfetto, si potrebbe dire! Esattamente come il suo predecessore, anche “Majora’s Mask” fa parte della libreria virtuale della Virtual Console per Wii: stesso divertimento, stesso prezzo, stesso discorso, fatelo vostro!
Conclusioni
Dopo le avventure sulle prime console da casa e portatili si era già capito che la serie “The Legend Of Zelda” era caratterizzata da standard qualitativi elevatissimi. I due titoli usciti per il fin troppo bistrattato Nintendo 64 ne sono una brutale conferma: un colpo al cuore, una dichiarazione d’amore verso il gameplay e i giocatori che ne possono fruire. Link non era mai stato così perfetto da controllare, così innovativo da giocare, così commovente da vivere: se la magnificenza videoludica potesse essere definita con un titolo solo questo sarebbe, senza alcun dubbio, “Ocarina Of Time”, seguito a ruota da “Majora’s Mask”. Ma dopo questi titoli era necessario un piccolo cambiamento, bisognava svecchiare il franchise per non rischiare di renderlo stantio: ci penserà un’inondazione a completare l’opera, offrendo ai giocatori delle vere e proprie lezioni su come si può amare il valore di un viaggio. Ci vediamo al prossimo episodio di "Retro-Spectives - The Legend Of Zelda! – Mare, profumo di mare…"!
Alessandro "Il Notturno" Perlini
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