Mortal Kombat

Scritto da Redazione Cyberludus in data 12-03-2009

Tetro, cattivo, brutale, mortale... fatale...
Tetro, cattivo, brutale, mortale... fatale... E gli aggettivi potrebbero continuare ma bastano questi per ritrarre “Mortal Kombat”, picchiaduro della Midway pubblicato per le macchine arcade nel 1992 e successivamente per Amiga e Pc. Questo gioco è entrato sicuramente nella storia per via di una grafica davvero al di sopra della media e per la spettacolarità delle azioni dove abbonda la violenza. “Mortal Kombat” seppe andare fin da subito in competizione con “Street Fighter II”, il picchiaduroad incontri della Capcom, che in quel periodo imperversava in tutto il mondo dei videogiocatori. Le differenze sostanziali però c'erano. E' vero: per vincere bisognava menare il più possibile e buttare giù l'avversario... ma solo in “Mortal Kombat” si aveva le percezione che chi si trovava di fronte non fosse un semplice avversario ma bensì un nemico, un nemico mortale...
 
SALVARE IL MONDO VINCENDO IL MORTAL KOMBAT
La Terra è in pericolo ma come spesso e volentieri accade, l'insidia pur essendo sotto gli occhi non è percepita. Il “Mortal Kombat”, infatti, è un torneo di arti marziali aperto a tutti. Pochi, però, sono a conoscenza che questa competizione non è altri che un mezzo con cui l'Outworld può assorbire la Terra. Questo torneo si svolge nell'isola di Shang Tsung, un potente e malefico stregone che con i suoi incantesimi è stato in grado di ingannare la morte. Lo stregone è anche in grado di impossessarsi delle anime dei propri avversari rigenerando così il proprio corpo. Shang Tsung, inoltre, ha un alleato, il maestro Goro, mezzo uomo e mezzo drago, un essere che ha battuto in passato il grande maestro Kung Lao, e da Reptile, uno strano ninja verde che ben presto conosceremo... Tuttavia, il nostro pianeta e l'umanità tutta hanno una speranza, e neppure tanto vana. Niente poco di meno che Raiden, il dio del tuono in persona, che non vuole cedere il suo reame ed insieme ad un piccolo gruppo selezionatissimo di guerrieri proverà a contrastare le forze dell'Outworld.
 
GLI INTRECCI DELLA TRAMA VANNO OLTRE
Con il dio del tuono combatteranno Liu Kang, un monaco guerriero, Johnny Cage, una star del cinema non troppo amata dalla critica, Scorpion, un ninja ramingo, e Sub Zero, membro del clan ninja “Lin Kuei”, acerrimo nemico di Scorpion. Ma non finisce qui, a questi guerrieri scelti direttamente dal sommo Raiden, si ritrovano Sonya Blade, un agente delle forze speciali in cerca del criminale dei criminali, Kano, leader del clan criminale “Dragone nero” che ha teso una trappola alla squadra di Sonya ed è poi fuggito sull'isola di Shang Tsung.
 
IL TORNEO, LA VITA E LA MORTE, MIRROR, ENDURANCE: FIGHT!
Le motivazioni al manipolo di uomini scelti e guidati da Raiden non mancano ed è così anche per il malefico ed infame Shang Tsung. E, con queste premesse e la posta in palio così alta, inizia il gioco vero e proprio. “Mortal Kombat”, essendo anche lui un picchiaduro ad incontri, ha una struttura molto simile a quella di “Street Fighter II” ma le innovazioni sulla giocabilità sono molteplici al punto da aver rivoluzionato il mondo di intendere questo tipo di giochi. Novità che andremo a vedere più avanti... Il giocatore, una volta scelto uno dei personaggi a disposizione affronterà degli incontri a tempo ed al meglio delle due vittorie su tre round. L'ordine degli incontri viene subito mostrato sul video: i primi sei incontri si svolgono con i restanti charachters non selezionati. Il settimo combattimento, quello a specchio, invece, avverrà con se stessi, il cosiddetto “mirror match”. Terminata questa fase le cose si faranno più dure: ci saranno tre incontri chiamati “endurance match”, altra novità sul game play, in cui il protagonista scelto dovrà affrontare due avversari per round. Buttato al tappeto il primo (che si dissolverà in una fiammata) apparirà subito il secondo e chiaramente ci vorrà molta resistenza per riuscire a spuntarla. Ma non finisce qui. Dopo gli “enudrance match” farà la sua entrata trionfale, si fa per dire, Goro, il gigantesco mostro a quattro braccia. Un osso davvero duro la cui caratteristica peculiare è la grandissima forza degli attacchi e la grande difficoltà a colpirlo con delle combo. Dopo aver superato Goro ci si dovrà scontrare con Shang Tsung, che è in grado di assumere la forma di tutti i personaggi del gioco, compresi Goro e il personaggio utilizzato dal giocatore. Ogni tre incontri vi è uno stage bonus dove il giocatore deve riuscire a rompere un blocco di un materiale più o meno resistente, premendo a ripetizione i tasti di attacco per far crescere una barra di energia e sferrando il colpo col tasto block quando la barra supera il limite necessario richiesto.
 
FINISH HIM... FATALITY: LA VIOLENZA FA IL SUO INGRESSO
In sede di preambolo si era appena accennato al fatto che “Mortal Kombat” fosse completamente diverso dai titoli concorrenti. Ci si era soltanto soffermati per un attimo al discorso violenza, ma ora vedremo il perché. Se prima un combattimento terminava con la semplice vittoria o sconfitta, in “Mortal Kombat” era stata introdotto il concetto di eliminazione fisica dell'avversario attraverso delle mosse speciali attuabili soltanto al termine della contesa. Quando, infatti, un personaggio aveva la meglio sull'altro, si leggeva e si ascoltava la frase “Finish Him” (o “Finish Her” nel caso fosse stata Sonya a soccombere). In quell'istante il vincitore poteva effettuare la sua mossa speciale, il suo attacco mortale per eliminare lo sconfitto ed ottenere altri bonus in termini di punteggio. Se effettuato bene, l'immagine diventava ancora più buia e si realizzava la “Fatality”. E così Scorpion rilevava la sua vera natura, togliendosi il cappuccio mostrando il suo aspetto tutt'altro che vivo ed arrostendo il malcapitato di turno con una fiammata infernale. Raiden, il dio del tuono, sfruttava il suo elemento per disintegrare la testa del nemico e trasformarla in una enorme bolla di sangue zampillante; Sonya Blade mandava un bacio di morte che fulminava lo sconfitto e così via. Una fatality particolarmente cruda era quella di Kano che strappava il cuore dal petto delle vittime, lo mordeva e lo mostrava ancora palpitante. Sub Zero, invece, mozzava la testa del nemico, ma il particolare macabro è che al capo era ancora attaccata la colonna vertebrale. Johnny Cage, invece, staccava con un uppercut la testa. Liu Kang, infine, con un montante faceva volare via dallo schermo il nemico. Ma questo era l'apice della violenza che si concretizzava anche durante il combattimento vero e proprio: ogni colpo particolarmente violento faceva perdere sangue a chi lo subiva e le chiazze rimanevano a terra.
 
GAME PLAY REINVENTATO, TECNICA ALL'AVANGUARDIA
Il successo di “Mortal Kombat” è stato decretato senza dubbio dalla validità tecnica e dal fatto di aver aggiunto al mondo dei beat ‘em up diverse innovazioni in un sol colpo. La grafica era estremamente dettagliata ed i personaggi digitalizzati da veri attori si muovevano sullo schermo con una velocità incredibile se consideriamo che il gioco è datato 1992. Se il dettaglio e la fluidità dei movimenti facevano la felicità dei più “tecnici”, le varietà di mosse, e l'ambientazione tetra facevano strafelici gli amanti del genere picchiaduro. In tutto a favore di una giocabilità eccellente che si avvaleva di una difficoltà calibrata al punto giusto, a differenza di quanto accadde anni prima per “Pit Fighter” (Atari) che come “Mortal Kombat” si avvaleva di personaggi digitalizzati ma che aveva un game play estremamente più limitato. Chi non ricorda l'attacco a palla di cannone di Kano? Oppure lo splendido calcio volante multiplo di Johnny Cage? Senza contare l'impressionante arpione di Scorpion ed il suo ‘amichevole’ “Come here!”, un invito difficilmente rifiutabile. Piccole, grandi, chicche che sono rimaste nella memoria collettiva. In “Mortal Kombat” ogni personaggio ha le sue movenze, le sue mosse speciali, i suoi tipi di parata, uno dei primi giochi introdurre questo concetto, le proprie “fatality”, insomma, il proprio carattere. Il sonoro era tetro al punto giusto e contribuiva a rendere l'atmosfera carica di tensione. Buone le musiche, orecchiabili, ottimi gli effetti sonori, splendida la voce cavernosa che dava inizio e fine ai combattimenti.
 
FLAWLESS VICTORY, PIT E REPTILE
“Mortal Kombat” non finisce di stupire. Il gioco della Midway infatti conteneva anche una sorpresa: un personaggio misterioso supplementare che si poteva sfidare seguendo alcuni indizi che di tanto in tanto apparivano sullo schermo. La via per incontrare il terzo ninja di “Mortal Kombat” era quella dei perfect. Se si riusciva ad ottenere alcune “Flawless Victory” di fila, ossia riuscire a sconfiggere gli avversari senza essere minimamente scalfiti, ed abbattere l'avversario facendolo cadere dal ponte (una delle location presenti nel gioco) Reptile si materializzava nella cripta. Una “easter egg” in piena regola sapientemente orchestrata da Midway che negli episodi successivi migliorerà ulteriormente le grandi qualità e potenzialità di “Mortal Kombat”.
 
LA VIOLENZA CENSURATA SU PC, AMIGA E CONSOLE
Ultima nota da segnalare in questo titolo è senza dubbio l'enorme dose di violenza che trasudava dallo schermo. A tal proposito la Virgin Games che si occupò della conversione per i computer di casa occultò le chiazze di sangue durante i combattimenti. Tuttavia, su Pc ed Amiga (versioni che riuscivano a sfruttare egregiamente l'hardware a disposizione ed erano davvero ben fatte.), tramite cheats code, era possibile eludere questa censura. Su SuperNes, invece, era impossibile.

 

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