Scritto da Redazione Cyberludus in data 21-05-2009
Stardock & Impulse Driven
Stardock & Impulse Driven"Stardock" ed "Impulse Driven" sono nomi che suoneranno sempre più familiari ai videogiocatori di tutto il mondo.
La
"Stardock" è nata nel 1991 come compagnia di sviluppo software per
ambiente OS/2. Tra il 1997 e il 1998, l'andamento del mercato costrinse
l'azienda a spostare il proprio interesse sul sistema operativo Windows
offrendo i migliori programmi per modificare ed estendere l'interfaccia
grafica a disposizione dell'utente.Fortunatamente, per i giocatori
di tutto il mondo, la "Stardock" inizia anche ad interessarsi al
mercato videoludico entrando in scena con la serie "Galactic
Civilizations", strategico a turni degno di grande lode, e regalandoci
col tempo ottimi titoli quali "Sins of a Solar Empire" e
"Demigod".Ciò che ha fatto la fortuna della compagnia in ambito
videoludico non è stata la sola qualità dei titoli proposti, ma anche
la capacità di saper offrire un ottimo supporto, di saper costruire una
fedelissima community di giocatori e di scegliere una politica di
mercato completamente opposta a quanto, le grandi case, ci hanno
abituato.Con l'avanzare della tecnologia e l'avvento di Internet il
mondo ha dovuto fare i conti con nuovi emergenti filosofie:
comunicazione immediata, file sharing, informazione libera e tutto
quanto Internet sia riuscito a metter a disposizione dei suoi utenti.
La diffusione della banda larga nel mondo e la possibilità per la massa
di accedere al servizio, hanno reso possibile la nascita di questi
nuovi fenomeni culturali. Giusti o sbagliati che siano (e per questo vi
rimandiamo al nostro speciale che potrete leggere qui ), tali cambiamenti
hanno avuto un notevole impatto nella vita quotidiana così come nel
mercato.Negli ultimi anni, molte grandi compagnie, profondamente
legate a vetusti paradigmi di mercato, sono state incapaci di
modernizzare i propri punti di vista ed inventare nuovi modi con cui
presentarsi al mercato. Che sia pura e semplice ignoranza o desiderio
di mantenere lo status-quo economico, è innegabile come la figura del
videogiocatori sia notevolmente mutata: non è più un semplice
acquirente ma è, innanzitutto, un potenziale pirata.Gli sforzi,
talvolta disumani e a cui ogni acquirente di videogiochi ha assistito
inerte ed indifeso, per proteggere la proprietà intellettuale, sono
sotto gli occhi di tutti. La soluzione adottata è quella più invadente
e limitante possibile. All'installazione del software l'acquirente
viene costretto ad accettare un folle contratto in cui acconsente di
ritrovarsi installati sulla propria macchina software dalla natura
sconosciuta senza alcuna forma di controllo; talvolta, alla stregua dei
malware, veri e propri root-kit in grado di oltrepassare ogni difesa
dell'utente ed impedirgli di poter usufruire liberamente e
completamente di quanto possegga. Starforce ne è un esempio lampante:
driver che si insediavano a tal punto nel sistema della macchina da
esser addirittura potenzialmente dannosi; molteplici sono state le
segnalazioni di lettori ottici distrutti o perduti a causa della loro
installazione. Tali sistemi di protezione, tecnicamente invasivi e
talvolta deleteri, sono stati il cavallo di battaglia delle case
distributrici più famose e, il più delle volte, sono stati installati
senza alcun esplicito consenso e senza proporre la possibilità di
rimuoverli.L'acquirente, negli ultimi tempi, è stato demonizzato;
colpevole fino a prova contraria; egli non è altro che un potenziale
pirata.Se prima poteva gustare il prodotto acquistato nella più
completa libertà, ora ne è limitato dal numero di installazioni, dalla
presenza della connessione internet, dall'inserimento di improbabili
codici prestampati, dalla registrazione del titolo e dai check sulla
presenza del cd nel lettore. Addirittura il semplice cambio
dell'hardware della macchina, nella continua corsa di aggiornamento per
riuscire a godere dei titoli proposti, può creare problemi
inaccettabili.Pura follia. Il "Far-West" informatico.Purtroppo,
un simile trattamento non è stato affiancato da un miglior servizio: le
uscite dei videogiochi rimangono pur sempre costellate dalle
innumerevoli patch e l'assistenza tecnica rimane invariata nella sua
qualità. L'assurdo viene raggiunto quando è il pirata a non incontrare
alcun intoppo o difficoltà nel gustarsi un'opera videoludica, mentre
l'acquirente onesto deve sobbarcarsi intere odissee tra meccanismi
utopici di protezione dalle insensate richieste di tempo e pazienza al
limite dell'umana concezione.Il consumatore inoltre, non ha nemmeno
modo di rivalersi su queste presunte ingiustizie e mancanze. La stessa
accettazione del contratto richiede che prima il prodotto venga
scartato e solo successivamente possa esser siglato l'accordo. Salvo
grandi catene, difficilmente il piccolo negozio ha la saggezza o la
correttezza di ritirare un videogioco per PC scartato.La Carta dei Diritti dei VideogiocatoriIn
una realtà tanto fangosa e priva di certezze, la Stardock riesce a
distinguersi; se il mercato preferisce tutelarsi limitando
all'inverosimile la libertà dei consumatori piuttosto che offrire
servizi appetibili e prezzi concorrenziali, la Stardock crede di dover
ricordare al mondo intero che l'acquirente è importante ed è innocente
fino a prova contraria.Nasce la "Carta dei Diritti dei
Videogiocatori" in cui vengono citati i
dieci punti con cui l'azienda desidera distinguersi dal resto del mondo.- I giocatori hanno il diritto di poter rientrare in possesso del denaro speso nel caso i giochi non funzionino sul loro computer.
- I giocatori hanno il diritto di richiedere che i giochi vengano rilasciati completi e funzionanti.
- I giocatori hanno il diritto di attendersi significativi aggiornamenti ai titoli dopo il loro rilascio.
- I
giocatori hanno il diritto di richiedere che eventuali strumenti di
download o aggiornamento non lo forzino ad eseguirli per poter godere
del prodotto.
- I giocatori hanno il diritto di attendersi che i requisiti minimi siano adeguati per gestire effettivamente il titolo.
- I
giocatori hanno il diritto di attendersi che i prodotti acquistati non
installino driver nascosti o altro software potenzialmente dannoso
senza il loro consenso.
- I giocatori hanno il diritto di riscaricare le ultime versioni dei titoli che possiedono in qualsiasi istante desiderino.
- I giocatori hanno il diritto di non veri trattati come potenziali criminali dagli sviluppatori e dai publisher.
- I
giocatori hanno il diritto di richiedere che un titolo a giocatore
singolo non li forzi a connettersi alla Rete ogni qualvolta desiderino
giocare.
- I giocatori hanno il diritto a non esser costretti
ad inserire CD/DVD nel lettore ottico per poter godere di titoli già
installati su HD.
Ciascun punto è talmente ovvio e
palese da lasciar spiazzati chiunque inizi a leggerli; eppure, al
giorno d'oggi, difficilmente vengono rispettati o esistono metodi
effettivi con cui tutelarli.
A prova di questa presa di posizione la
Stardock rimane coerente con i punti della "Carta dei Diritti dei
Videogiocatori" ed offre a tutti i clienti paganti la possibilità di
iscriversi alla propria community, registrando il prodotto ed ottenendo
una serie di appetitosi aggiornamenti esclusivi e gratuiti così come un
lodevole supporto tecnico. Come accade raramente, è molto più
interessante acquistare i titoli, piuttosto che ottenerli illegalmente.
Direttamente a casa tuaIn
un simile grottesco panorama generale (escludendo alcune realtà come la
Stardock) si è evoluto il concetto di "digital delivery", ovvero la
capacità di accedere a prodotti digitali semplicemente attraverso la
rete; l'acquisto avviene in tutta sicurezza ed è seguito dal download
del prodotto sulla macchina su cui si desidera goderne. Anche in questo
caso il panorama videoludico ha presentato differenti soluzioni
commerciali, dai molteplici pregi e difetti.Il "Digital
Rights Management" ("DRM" ndr.) è stato uno dei concetti maggiormente
fraintesi dalle industrie; necessario per poter dar vita ad un mercato
online è ormai considerato come un sinonimo di protezione dalla copie
fraudolente. Le politiche sbagliate hanno fatto in modo che alla parola
"DRM" il terrore si dipinga sul volto di ogni acquirente. Il concetto
ne è stato letteralmente esasperato trasformando una teoria corretta ed
interessante, in un'arma con cui cercare di assassinare la libertà di
chi acquista e la macchina in suo possesso. La stupidità non ha mai
fine ed i suoi effetti non possono che rivelarsi deleteri.Lo
scopo del "DRM" è permettere la protezione delle proprietà
intellettuali; per ovvie e plausibili ragioni chiunque metta sul
mercato un prodotto digitale deve aver modo di godere i frutti del
meritato lavoro senza castigare, in alcun modo, il cuore pulsante
dell'economia: l'acquirente. Dopo anni di "Far-West", la situazione
sembra vagamente migliorare: si parte dall'Unione Europea che desidera
discutere su come tutelare i consumatori da politiche discutibili, al
vero e proprio colpo di stato contro la protezione inserita nel
rinomato "Spore". E' certo che il cammino verso un sistema migliore sia
ancora lungo.Anche la Stardock ha avuto modo di riflettere
su di un simile argomento; la ragione principale è la necessità
dell'azienda, di potersi inserire nei meccanismi della rete offrendo un
nuovo servizio di "digital delivery" chiamato "Impulse Driven". Di
conseguenza è necessario l'uso di un "DRM" dalle caratteristiche
peculiari che cerchi di rispecchiare appieno le dieci regole della
"Carta dei Diritti dei Videogiocatori". Ovviamente una simile presa di
posizione non può avere l'esatto effetto opposto, demonizzando i
publisher; il "DRM" è una tecnologia a due vie che deve tutelare sia
l'acquirente che il venditore. Di conseguenza, un prodotto, deve esser
liberamente usufruibile ma non installabile su centinaia di macchine
contemporaneamente; inoltre, ciò che deve esser compreso appieno è che
la proprietà intellettuale di un titolo sviluppato con un costo di
svariati milioni di euro non potrà mai essere acquisita con la modica
spesa di qualche decina di euro. Fin dall'alba dei tempi le
installazioni sono sempre state accompagnate da una noiosissima
tonnellata di caratteri intitolata "Eula": un contratto in piena
regola; per chi abbia avuto la pazienza di leggerlo (e dovrebbe sempre
esser fatto per rendersi conto delle follie che puntualmente l'utente
accetta...) scoprirebbe che l'acquisto conferisce il diritto ad
utilizzare il software; mai e poi mai se ne ottiene la proprietà vera e
propria. Il tutto è palesemente dimostrato dall'assenza del codice
sorgente allegato all'acquisto e dall'impossibilità di modificare gli
eseguibili legalmente senza previa autorizzazione degli autori!Impulse DrivenSeguendo
una simile filosofia nasce "Impulse Driven", una piattaforma di
distribuzione relativamente giovane, ma in continua evoluzione."Impulse"
non è paragonabile ai suoi concorrenti più anziani e blasonati (primo
fra tutti il famoso "Steam" della Valve): lo strumento messo a
disposizione dalla Stardock ha interessanti ed uniche caratteristiche
che, col tempo, potrebbero risultare vincenti e giovare all' hobby
tanto amato dai videogiocatori.Progettato per esser il più
possibile intuitivo ed immediato, la piattaforma è un portale per la
community così come un ingresso al negozio online. L'idea di base su
cui si fonda è che i programmi siano sempre associati ad un utente e
che il dialogo tra sviluppatori/publisher e clienti sia il più
possibile trasparente e diretto.In effetti, nel mercato
digitale i prodotti vengono proposti da terze parti che, in genere, si
inseriscono tra chi vende realmente il prodotto e chi lo acquista,
generando lo spiacevole effetto "telefono senza filo" nel caso sia
necessario un particolare supporto tecnico, mentre i meccanismi di
protezione più diffusi, tendono a legare un prodotto ad una macchina
precisa piuttosto che ad un utente (con il triste effetto di
considerare "differente" una macchina che abbia subito un semplice
aggiornamento dell'hardware)."Impulse" si presenta con un duplice
aspetto: un client in grado di permettere di gestire il proprio
account, integrarsi nella community, effettuare acquisti online e
ricevere aggiornamenti o supporto tecnico, ed una semplice libreria dll
chiamata "ImpulseReactor.dll" estremamente utile per tutti gli
sviluppatori che desiderano beneficiare dei vantaggi offerti dalla
tecnologia senza esser costretti a vendere il prodotto in bundle con il
software client.In questo modo la Stardock si propone al mercato
come venditore neutrale e non costringe, chiunque si appoggi alla sua
tecnologia, a propagare il loro servizio online.GOO per tutti!Non
si sta parlando delle palline gelatinose presentate dall'immortale
"World of Goo" , ma del "Game
Object Obfuscation" della Stardock. Detto ancor più semplicemente si
tratta del meccanismo "DRM" con cui, attraverso il sistema di
distribuzione digitale "Impulse Driven", si ha intenzione di proteggere
i prodotti delle parti che lo desiderano esplicitamente.Il meccanismo è molto semplice e possiede la più grande potenzialità finora proposta dal mercato.Procedendo
con ordine, sebbene la Stardock sia adamantina nel desiderio di
continuare a proporre titoli liberi da ogni tipologia di protezione, è
conscia del fatto che, per poter sopravvivere nel mercato della
distribuzione digitale, deve necessariamente proporre un meccanismo in
grado di accontentare i publisher, gli sviluppatore e,
contemporaneamente, l'amata Carta dei Diritti dei Videogiocatori.Per questo nasce "GOO".Cercando
di semplificare al massimo il concetto di base su cui si basa la
tecnologia (evitando possibilmente di snaturarlo) si può descrivere in
due semplice parole: "Licenze d'uso". Venditore e cliente
rispettivamente vendono e acquistano licenze utilizzando la piattaforma
"Impulse Driven" come mezzo di scambio. "GOO" si occupa di offuscare il
codice contenuto negli eseguibili e, al primo avvio, è sufficiente
inserire le credenziali e il numero seriale per legare l'eseguibile
all'utente. In questo modo l'utente stesso ha il potere di installare
liberamente su più macchine il prodotto, avendone pieno diritto con
l'acquisto della licenza d'uso.I pregi di una simile tecnologia
sono principalmente tre: la possibilità di poter scaricare, ovunque ci
si trovi, il prodotto acquistato semplicemente accedendo con le proprie
credenziali al servizio; l'eliminazione delle terze parti che, in
genere, si frappongono tra il venditore ed il cliente, creando un
rapporto diretto tra chi acquista e chi vende; ed infine,
l'importantissima possibilità di poter "rivendere" la propria licenza
d'uso, dando vita ad un vero e proprio mercato dell'usato digitale!Impulse a me!Perchè scrivere uno speciale del genere ?Tanti
caratteri e tanti complimenti rendono chiunque curioso; soprattutto chi
non si è mai avvicinato al mondo della distribuzione digitale.Con
l'accrescersi dei prezzi in Italia è ormai ovvio che il videogiocare
sia un hobby di lusso. La distribuzione digitale ha l'enorme vantaggio
di essere immedita, sicura ed accessibile ovunque ci sia una
connessione di rete. E' pur vero che nel Paese di Dante, la copertura è
a dir poco ridicola ma, col tempo, si spera possa davvero raggiungere i
risultati dell'America. Inoltre (fattore di un certo peso) la
distribuzione digitale taglia tutta quella catena di intermediari che
hanno come unico grande effetto l'aumento considerevole del prezzo
finale.Per poter provare ad accedere a questo servizio è sufficiente:- rivolgersi
alle poste italiane per ottenere una postepay (per
chi ancora non lo sapesse è una carta di credito ricaricabile e
gratuita) e ricaricarla con la somma che si desidera spendere.
- scaricare il leggerissimo client da Impulse Driven e provvedere alla sua installazione
- seguire le istruzioni a video per crearsi in pochi istanti un account
- ed
infine navigare le proposte del negozio della Stardock alla ricerca del
titolo più interessante (non lasciatevi sfuggire la serie di "Sins of a
Solar Empire" , "Braid" , "Demigod" e "Galactic
Civilization II Ultimate Edition" !!!)
Provare per credere!
Riccardo "Rial" Re
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