Onora il padre e la madre

  • Onora il padre e la madre
  • Durata: 117"
  • Genere: Drammatico
  • Anno: 2008
  • Regia: Sidney Lumet
  • Anno: 2008

E’ da poco uscito nelle sale l’ultimo film di Sidney Lumet, intitolato in originale Before the devil knows you’re dead, titolo suggestivo e indicativo tratto da un famoso proverbio irlandese e vergognosamente tradotto in italiano (non è la prima volta né sarà l’ultima purtroppo) con il titolo Onora il padre e la madre. Lumet, cineasta più che maturo con i suoi 74 anni e le sue decine di film (citiamo tra gli altri 2 suoi capolavori, entrambi con Al Pacino, ovvero Serpico e Quel pomeriggio di un giorno da cani), e in verità decisamente decaduto nell’ultimo decennio, del quale ricordiamo poco o nulla di significativo. Sicuramente come apice dei suoi ultimi lavori si presenta l’ultimo Onora il padre e la madre, film dalla trama molto semplice e lineare: al centro della storia abbiamo la classica famiglia medio borghese americana; i due figli, raggiunta l’età adulta, non se la passano bene, né da un punto di vista economico che psicologico-sentimentale. Al più grande dei fratelli (interpretato da Philip Seymour Hoffman) viene la “brillante” idea di rapinare una gioelleria, “soldi facili e rapidi” dice lui, per poter dare una svolta alla propria esistenza, e a quella del fratello minore (Ethan hawke), idea resa ancor più brillante dal fatto che la gioielleria è di proprietà dei loro genitori; inutile quindi dire che le cose non andranno affatto come previsto dai protagonisti, e da quella rapina si susseguiranno una serie di complicazioni ed eventi che cambieranno radicalmente il percorso di ogni singolo membro della famiglia…. Il regista per farci arrivare il suo punto di vista alquanto pessimista sceglie in alcuni tratti un aria anche scanzonata, che ha il solo scopo di alleggerire la pellicola e “mascherare” in maniera illusoria la realtà che ci si presenta davanti agli occhi; il racconto si sviluppa in maniera articolata, con vari flashback e flashforward, tecnica purtroppo resa inutile da orrende didascalie che ci ricordano esattamente in che momento ci troviamo e create al sol scopo di aiutare gli spettatori mediocri o facilmente distraibili , facendoci perdere il gusto di ri-incollare i vari pezzi, cosa essenziale in film costrutiti con questa struttura narrativa. Lumet dimostra di saperci ancora fare, alla sua veneranda età: tremenda e terribilmente sincera è infatti la critica alla società moderna, privata di ogni valore; anche la famiglia, che apparentemente dovrebbe rappresentare l’ultima roccaforte, l’ultimo appiglio dell’individuo moderno, si sgretola facilmente sotto i colpi del denaro e dell’egoismo. Il regista rappresenta benissimo la famiglia, o comunque con un più ampio respiro la società di oggi, con la sua spaventosa facilità all’odio, alla violenza e al cieco arrivismo che riescono a sopraffare tutto, servendosi di una serie di maschere, di caratteri e di personalità che tutti noi possiamo facilmente rintracciare in qualche famiglia di nostra conoscenza. Putroppo, c’è da dire che la prima parte della pellicola, grandissima, non viene seguita altrettanto bene dalla seconda; l’iper-realismo perde un po’ della sua autenticità e così assistiamo ad un finale coraggiosamente pessimistico, quindi coerente con il resto della storia, ma di mediocre fattura sotto alcuni aspetti, primo tra tutti proprio quello della credibilità. Ottime le interpretazioni, sia dei “redivivi” Marisa Tomei e Ethan Hawke, che da tempo non vedevamo a questi livelli, sia di Philip Seymour Hoffman, ormai attore di livello assoluto dal talento enorme e variegato (vedere Truman Capote per credere); l’interpretazione di Hoffman è grandiosa, legata al personaggio più complesso, più contraddittorio e ricco di sfumature psicologiche. In definitiva, sicuramente di ottima fattura l’opera di Lumet, critica aspra del mondo moderno ma allo stesso tempo occhio sincero che scruta da vicino la giostra della vita, da sempre ricca di complicazioni e di turbamenti, di tradimenti e di paure, di illusioni e sogni infranti.

Articolo curato da Pasquale Romano

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