Chopper


Continuo dunque a imbrattare questo spazio dedicato al cinema ma non proseguo in maniera convenzionale, anzi, mi pare cosa assai più giusta iniziare con una serie di recensioni sui tanti e tanti film che pochi conoscono e che meriterebbero miglior sorte. E partiamo in quarta, con un titolo davvero poco noto ma che merita molta attenzione, Chopper. Pellicola australiana del 2000, questo film, scritto e diretto dall’esordiente neozelandese Andrew Dominik, tratta la storia vera di uno dei più grandi ed efferati killer mai esistiti, Mark Brandon “Chopper” Read ed è stato inoltre il trampolino di lancio per un certo Eric Bana, che forse ricorderete meglio come Hulk nel film di Ang Lee, come Ettore in Troy di Wolfgang Petersen o come agente segreto israeliano in Munich di Steven Spielberg. La trama di Chopper, che è ispirata ai romanzi scritti dal lui stesso, da verbali di polizia, trascrizioni giudiziarie e racconti dei compagni di cella, è uno spaccato psicopatico di vita criminale. Non voglio accennarvi la trama e neppure le tante situazione assurde disseminate, perché rovinerei quell’effetto sorprendente, destabilizzante e irresistibile che rendono questo film imperdibile. E vi dirò che in nessuna recensione dovrebbero essere menzionate o raccontate scene, poiché si uccide quell’ ”incanto del fluire” che fa meraviglia la settima arte. Ma bando alle digressioni estetiche, torniamo a Chopper. La sua particolarità è la correlazione fra il taglio registico e il suo protagonista, ciò che in molte pellicole appare come un punto debole, quella regia che viene direttamente dal videoclip come nel caso di Dominik, piena di accelerazioni e rallentamenti, di ambienti scuri e di luci colorate, qui rispecchia perfettamente il punto di vista del protagonista. Veniamo trascinati spesso in situazioni ambigue e misteriose, ritrovandoci, assieme al nostro Mark Read, a dubitare di ciò che vediamo, spinti naturalmente a cercare possibili altri significati. E’ come immergersi in una vasca di paranoia violenta trattenendo il fiato per poco meno di due ore, assistiamo rapiti a una autentica escalation di follie e di situazioni paradossali a cavallo fra l’orrido e il comico, un cocktail dal risultato esclusivo e solo per stomaci forti. Questo gigante australiano, muscoloso e tatuatissimo, cattivo ma dall’animo segretamente buono, è uno dei personaggi più riusciti e meglio caratterizzati di questi ultimi anni, e un plauso particolare è doveroso per Eric Bana. Ora, non vorrei aver dato l’impressione di osannare troppo questa pellicola, di elevarla al grado di capolavoro. Chopper non lo è ma è un bel film e se considerate che si tratta di una semisconosciuta pellicola che viene dalla terra dei canguri, i suoi pregi non possono che aumentare. Chi ha amato lavori come Natural Born Killer non potrà non affezionarsi a questo, a meno che non si ami la violenza, il sangue, le armi e la volgarità al cinema, troverete questo film una autentica, divertentissima chicca e non potrete non apprezzarlo. Non è facile reperirlo, è assolutamente fuori dagli odiosi e stracommerciali circuiti Blockbuster, una volta è uscito in edicola ma dubito che sia stato calcolato più di tanto, provate con internet magari. In qualunque modo lo troviate, vedetelo e probabilmente finirete anche voi col proporlo a tutti i vostri amici che non lo conoscono.

Recensione curata da Mauro "Il Giostraio" Santoro

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