Changeling
Dopo il doppio film bellico (Flags of our fathers e Lettere da Iwo jima) , il veterano Clint Eastwood con Changeling torna sulla falsariga melodrammatica dei precedenti Mystic river e Million dollar baby.
La storia, realmente accaduta, si svolge nell’America degli anni trenta: una donna, capo reparto di un centralino telefonico, tornando dal lavoro non trova più il figlio a casa e ne denuncia la scomparsa alla polizia. Inevitabile l’angoscia della madre che con il passare delle settimane non riceve alcuna novità sino a quando, qualche mese dopo, la polizia annuncia di aver trovato il bambino in un altro stato. La felicità della donna, però, dura solo pochi attimi: all’arrivo alla stazione del figlio la mamma scopre con delusione che il bambino ritrovato non è il suo, e cerca di far capire alla polizia il grave errore commesso, ricevendo in cambio solo negligenza e ambiguità. Ripiombata nello sconforto, inizia da qui un tremendo calvario per la protagonista, che si ritrova da sola, o quasi (ad aiutarla ci sarà solo un reverendo, avvezzo a lottare contro i numerosi soprusi dell’epoca ) a lottare contro i diversi strati del potere, pronti a tutto pur di difendere la loro precaria posizione, tutt’altro che integerrima. Eastwood, come altre volte già in passato, affronta un tema difficile, scomodo e talvolta disturbante.
La storia che sconvolse la Los Angeles degli anni trenta e che ne colpì tutti gli strati socio-politici arriva dritta al cuore, colpendo nel segno. La corruzione multiforme che pervadeva la “città degli angeli” nei primi anni del 900’ sino ad arrivare agli anni cinquanta è un qualcosa di già affrontato dal cinema americano, anche di recente (basti citare L.A. confidential e Black dahlia) ma in Changeling troviamo chiavi differenti, più umane e popolari.
Il regista porta l’immoralità e il degradamento assoluto a un livello infimo, un sistema che non si vergogna di sferrare colpi bassi ad una povera donna che chiede solo di proseguire le ricerche per il figlio scomparso. E questo che si evidenzia, una sgradevole e sbalorditiva insensibilità, che non ha bisogno di arrivismo o interessi primari per emergere. Il film poi ondeggia, accennando aspetti thriller o pseudo legali nella seconda parte, assolutamente consoni e ben legati al resto della storia. Ogni tanto però il film dà l’impressione di rallentare o di cedere il passo a un mèro esercizio stilistico, cosa che sorprende per il tipo di argomento affrontato e forse coadiuvato dalla lunga durata della pellicola, che in ogni caso non si avverte in retorica pesantezza. L’interpretazione della Jolie è messa a dura prova, sia come presenza sulla scena sia perché il personaggio vive costantemente sulle corde della tristezza, della solitudine, dell’utopia.
Da non sottovalutare poi il fatto che si tratta di una mamma ”single”, lasciata dal padre del bambino, cosa del tutto normale oggi ma che all’epoca destò non poco scalpore con la polizia che accusò la donna censurandone la posizione coniugale. Il risultato finale è di valore assoluto, ci troviamo di fronte ad un’interpretazione che unita all’autore e al tipo di film strizza l’occhio ai membri dell’Academy e dovrebbe prevedere una quasi scontata nomination agli Oscar. Il tocco, ormai consolidato del regista è fatto di sfumature, di strutture che legano la speranza alla disillusione, di afflizione che cerca di non sfociare mai in “banale” tragedia.
La regia di Eastwood è lucida e distaccata come deve essere in un film del genere e lecitamente malinconica nel manifestare tristi nefandezze e insopportabili giochi di potere, miseri protagonisti di un’epoca marcia e mai realmente dimenticata.
scheda_gioco:

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Regia: Clint Eastwood
Paese: Usa
Genere: Drammatico
Anno: 2008
Durata: 140min
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Angelina Jolie (Christine Collins)
John Malkovich (Reverendo Briegleb)
Riki Lindhome (Infermiera esaminatrice)
Michael Kelly (detective Ibarra)
Jeffrey Donovan (capitano J.Jones)
Amy Ryan (Darol Dexter)
scheda_conclusione:
Sino a dove si può spingere la speranza di una madre di ritrovare il figlio scomparso? E parallelamente, sino a che punto i giochi crudi e imperturbabili del potere possono calpestare tale speranza? Eastwood torna ai suoi temi più cari, fatti di disperazione e di ricerca di un qualcosa che non c’è. Se in Mystic river il passato si mischia con il presente e angoscia, qui sono il presente e il futuro a preoccupare, a non regalare nulla di positivo alla protagonista e più in generale a quella Los Angeles annegata negli intrighi di potere che coinvolgevano tutti i settori. Eastwood, supportato da una bravissima Jolie, indovina la critica ed è capace di regalare momenti di commozione e di riflessione, racchiudendo in un’umile e garbata cornice una realtà decadente ottenebrata dalla corruzione.
Pasquale Romano
Pasquale Romano




















