Righteous Kill - Sfida senza regole -

Come poter parlare di Righteous Kill senza partire da loro, anzi da LORO? Parliamo ovviamente di Robert De Niro e Al Pacino, definibili semplicemente come i due più grandi attori viventi. Va da sé che l’attesa era spasmodica, enormemente giustificata dal vedere per la prima volta, e probabilmente ultima, i due mostri sacri fianco a fianco, presenti durante l’arco del film in maniera costante e contemporanea, cosa invece non accaduta nei due precedenti film girati insieme, Il Padrino e Heat. Per rendere l’idea della grandezza dei personaggi, il ristorante in cui avveniva l’incontro tra i due in Heat è diventato un luogo di culto ancora oggi preda di fan, che chiedono di poter mangiare in quel tavolo. In Sfida senza regole De Niro e Al Pacino (stranamente non doppiato da Giancarlo Giannini, ormai suo alter-ego naturale) sono il detective Turk e il detective Rooster, amici più che colleghi da trent’anni, e sulla via della pensione. A interrompere la loro tranquilla esistenza pre-congedo arriva una serie di omicidi, cadaveri accompagnati da frasi poetiche in rima lasciate sul luogo del delitto dal misterioso assassino. Gli omicidi iniziano a susseguirsi, e il più delle volte si tratta di persone non esattamente integerrime: spacciatori, stupratori, protettori di prostitute, tutta gente di cui non sentire troppo la mancanza insomma. Persone che i due detective conoscevano bene, e proprio per questi continui collegamenti tra le vittime e i due protagonisti, va sbiadendosi l’alone del serial killer, il naturale ricercato in occasioni del genere. Fomentato dalle convinzioni di alcuni colleghi, i sospetti iniziano a ricadere proprio su uno dei due detective,Turk per la precisione, in rotta di collisione con un collega anche per questioni amorose. La pellicola si fonde anche attraverso frammenti di flash-forward che ci fanno vedere sin dall’inizio Turk che si autoaccusa di quindici omicidi, spiegando anche i moventi dei vari delitti.
Il film è stato affidato alle mani esperte ma poco talentuose di John Avnet, mestierante di Hollywood che alternando il ruolo di produttore con quello di regista (cosa peraltro accaduta anche in questo film) non si è mai fatto notare eccessivamente. Anche la sceneggiatura è opera di un semi-sconosciuto, Russell Gewirtz, che dopo varie serie tv americane per il grande schermo aveva scritto il solo Inside Man di Spike Lee, opera peraltro interessante. Scelte di basso rilievo che rendono evidente il pieno controllo della pellicola da parte di De Niro e Pacino, dalla nascita alla post-produzione, e del resto come sarebbe potuto essere diversamente con due personalità di questo calibro sul set? Purtroppo però il film si presenta come il solito thriller di medio-basso livello, insomma quello che si trova in televisione in seconda serata: lo stra-abusato cocktail di stupratori, boss di quartiere, prostitute, spacciatori e protettori non funziona, regalandoci la sensazione che forse per De Niro e Pacino sarebbe stato meglio aspettare copioni maggiormente validi vista anche l’importanza dell’evento. Magari in mano a Scorsese, De palma o qualcun altro il film avrebbe reso diversamente, ma sarebbero rimasti i difetti principali, legati ad una scrittura maldestra e sfilacciata in più punti. Molti sono i personaggi già visti e senza mordente, e anche le critiche su certe abitudini infime e gli affondi morali si rivelano insipidi; Gewirtz, cerca di unire il lirismo dei personaggi con la tremenda realtà delle metropoli odierne,viste come spazzatura della società, non solo nei ghetti ma sino ai più alti strati sociali, compito riuscito solo in parte. A tratti però sembra quasi che il film si vanti, accontentandosi, di avere al suo interno due attori di quel calibro, senza preoccuparsi eccessivamente del resto e lasciando spazio ai siparietti tra i due protagonisti, che rappresentano paradossalmente il meglio della pellicola. Il colpo di scena poi, marchio di fabbrica ineluttabile dei film thriller su cui poggia l’intera struttura, lascia davvero l’amaro in bocca in quanto a credibilità e spiazzamento da parte dello spettatore, sfiorando quasi il tragicomico. Di più non potevamo chiedere invece a De Niro e Pacino, recitano la loro parte con bravura e dovizia nei particolari, certo avranno avuto bisogno del minimo sforzo. Talvolta sembra scorgere espressioni malinconiche nei due, mista a una sorte di stanchezza espressiva, cosa peraltro ovvia dopo quasi mezzo secolo ciascuno passato davanti ad una cinepresa. Leggero malessere comunque coadiuvato dal non avere, oramai da anni, un grande film a disposizione con il quale mettersi alla prova e dimostrare ancora una volta l’inarrivabile talento posseduto. Nel bene e nel male, in ogni caso passerà alla storia Righteous Kill: dobbiamo ringraziare il film che ci ha dato la possibilità di vedere De Niro e Pacino per tutta la durata del film uno accanto all’altro, dobbiamo parimenti rammaricarci del fatto che questa è probabilmente l’unica volta in cui ciò e stato possibile, occasione fallita con un’opera dozzinale. Lasciandoci sospirare, all’uscita del cinema, con un velo di malcelata tristezza “ah, come sono lontani i tempi di Serpico, Scarface, Taxi Driver del Padrino etc etc...”, pellicole, quelle si, di immenso valore, dove la bravura degli attori combaciava perfettamente con gli altri due mondi paralleli e ugualmente importanti, scrittura e regia, inscindibili strumenti di arte cinematografica.
Il film è stato affidato alle mani esperte ma poco talentuose di John Avnet, mestierante di Hollywood che alternando il ruolo di produttore con quello di regista (cosa peraltro accaduta anche in questo film) non si è mai fatto notare eccessivamente. Anche la sceneggiatura è opera di un semi-sconosciuto, Russell Gewirtz, che dopo varie serie tv americane per il grande schermo aveva scritto il solo Inside Man di Spike Lee, opera peraltro interessante. Scelte di basso rilievo che rendono evidente il pieno controllo della pellicola da parte di De Niro e Pacino, dalla nascita alla post-produzione, e del resto come sarebbe potuto essere diversamente con due personalità di questo calibro sul set? Purtroppo però il film si presenta come il solito thriller di medio-basso livello, insomma quello che si trova in televisione in seconda serata: lo stra-abusato cocktail di stupratori, boss di quartiere, prostitute, spacciatori e protettori non funziona, regalandoci la sensazione che forse per De Niro e Pacino sarebbe stato meglio aspettare copioni maggiormente validi vista anche l’importanza dell’evento. Magari in mano a Scorsese, De palma o qualcun altro il film avrebbe reso diversamente, ma sarebbero rimasti i difetti principali, legati ad una scrittura maldestra e sfilacciata in più punti. Molti sono i personaggi già visti e senza mordente, e anche le critiche su certe abitudini infime e gli affondi morali si rivelano insipidi; Gewirtz, cerca di unire il lirismo dei personaggi con la tremenda realtà delle metropoli odierne,viste come spazzatura della società, non solo nei ghetti ma sino ai più alti strati sociali, compito riuscito solo in parte. A tratti però sembra quasi che il film si vanti, accontentandosi, di avere al suo interno due attori di quel calibro, senza preoccuparsi eccessivamente del resto e lasciando spazio ai siparietti tra i due protagonisti, che rappresentano paradossalmente il meglio della pellicola. Il colpo di scena poi, marchio di fabbrica ineluttabile dei film thriller su cui poggia l’intera struttura, lascia davvero l’amaro in bocca in quanto a credibilità e spiazzamento da parte dello spettatore, sfiorando quasi il tragicomico. Di più non potevamo chiedere invece a De Niro e Pacino, recitano la loro parte con bravura e dovizia nei particolari, certo avranno avuto bisogno del minimo sforzo. Talvolta sembra scorgere espressioni malinconiche nei due, mista a una sorte di stanchezza espressiva, cosa peraltro ovvia dopo quasi mezzo secolo ciascuno passato davanti ad una cinepresa. Leggero malessere comunque coadiuvato dal non avere, oramai da anni, un grande film a disposizione con il quale mettersi alla prova e dimostrare ancora una volta l’inarrivabile talento posseduto. Nel bene e nel male, in ogni caso passerà alla storia Righteous Kill: dobbiamo ringraziare il film che ci ha dato la possibilità di vedere De Niro e Pacino per tutta la durata del film uno accanto all’altro, dobbiamo parimenti rammaricarci del fatto che questa è probabilmente l’unica volta in cui ciò e stato possibile, occasione fallita con un’opera dozzinale. Lasciandoci sospirare, all’uscita del cinema, con un velo di malcelata tristezza “ah, come sono lontani i tempi di Serpico, Scarface, Taxi Driver del Padrino etc etc...”, pellicole, quelle si, di immenso valore, dove la bravura degli attori combaciava perfettamente con gli altri due mondi paralleli e ugualmente importanti, scrittura e regia, inscindibili strumenti di arte cinematografica.
Pasquale Romano
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bellissima recensione