Redditi on line: il nuovo governo ci ricasca!

Un breve approfondimento riguardante le conseguenze provocate dalla pubblicazione sul sito internet dell’Agenzia dell’Entrate dei redditi dei contribuenti italiani relativi all’anno 2005 ci introduce alla notizia del giorno, e cioè l’intenzione del neo-Ministro per la Pubblica Amministrazione di pubblicare sul proprio sito internet dati sensibili dei propri dipendenti.
Quello che è successo il 30 aprile 2008 ha dello storico quanto dell’incredibile; ma ciò che sta per accadere in questi giorni ha del “diabolico”!
Brevemente vi ricordo che, a seguito di un provvedimento del 5 marzo 2008, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha disposto la pubblicazione sul sito interenet della stessa Agenzia delle Entrate, «ai fini della consultazione», degli elenchi nominativi dei contribuenti italiani che hanno presentato le dichiarazioni dei redditi relative all’anno d’imposta 2005; successivamente la stessa Agenzia delle Entrate ha provveduto a rimuoverli dal proprio sito, rispondendo a un invito del “Garante della privacy” che palesava l’intenzione di svolgere ulteriori indagini su quella che sin dal primo momento sembrava essere o una grave violazione del diritto alla riservatezza dei cittadini italiani.
In seguito, quell’invito del Garante si è trasformato in una vera e propria diffida a rendere ulteriormente consultabili on line i richiamati elenchi.
In tale provvedimento il Garante sottolinea una vistosa negligenza da parte dell’AdE che era tenuta a rendere pubblici gli elenchi dei contribuenti ma solo in relazione al territorio d’appartenenza, e non potendo invece consentire la diffusione di tali dati in rete perché incontrollabile territorialmente.
L’esperienza però nel nostro Paese non rende maestri, infatti è di un paio di giorni fa la notizia che il neo-Ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, vuole pubblicare, sul sito Internet del medesimo Ministero, dati dei propri dipendenti e delle strutture collegate: recapiti telefonici ed e-mail, curricula, retribuzioni, statistiche sulle assenze del personale e ovviamente anche le retribuzioni. Anche questa volta sempre in virtù della tanto inneggiata “trasparenza”.
Cosa farà questa volta il Garante?
Resta certo un fatto: questo episodio dimostra ancora una volta l’uso superficiale del web da parte della Pubblica Amministrazione che così facendo si espone ma soprattutto ci espone a rischi gravissimi.
Walter Tripodo
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