La violenza nei videogiochi – Parte Seconda.
“...Omicidio Meredith, indagini chiuse 'Violentata e uccisa per futili motivi...” (Repubblica.it – 19 giugno 2008)
“...Operaio Veronese abusava della figlia da 18 anni. Adesso ha 29 anni...” (Repubblica.it – 19 giugno 2008)
“...Feto di 5-6 mesi trovato in busta di nylon senza vita su un marciapiede, la busta era in via Settembrini all'angolo con corso Agnelli a Torino...” (Corriere.it – 18 giugno 2008)
“...Padre di 75 anni uccide il figlio drogato nel bolognese...” (Corriere.it – 15 giugno 2008)
Non male per essere la cronaca degli ultimi quattro giorni di questo strano preludio estivo. Io continuo a usare la sega elettrica del fucile a pompa di Marcus Fenix su tutte le Locuste che incontro nella pausa pranzo e, devo dire, provo una certa soddisfazione nel farlo!
Mi sono sinceramente annoiato di leggere sul web o di vedere in TV pseudo educatori che danno lezioni di perbenismo e di moralismo approssimativo circa la violenza nei videogiochi. Ogni qual volta un ragazzo si impicca nei bagni di una scuola oppure su YouTube appare il video con alcuni bulletti del quartierino si aprono le chiuse e via a inondare i media di superficialità inaudite: non riesco a capire come si possa affrontare l'argomento senza un minimo di cultura, non dico specializzata, ma quanto meno generale. Sia chiaro, lungi da me il voler presentarmi qui come il detentore del sapere assoluto ma qualche parola in merito vorrei dirla anche io.
Una delle persone più importanti nella mia formazione personale è stata l'insopportabile ma spaventosamente preparata professoressa di letteratura greca classica al liceo. Ricordo la prima lezione, interminabile e pesantissima, sulle tragedie greche di Eschilo: imparai tanto e adesso posso solo ringraziarla.
Eschilo era un autore un po' particolare, aveva una particolare predilezione per il gore: una sorta di Quentin Tarantino dell'antica Grecia. Sangue, uccisioni cruente, crudeltà terrificanti. Nell'Orestea c'è un po' di tutto: un po' dell'atmosfera cupa di Silent Hill, il gusto per la vendetta di The Darkness, i corridoi sporchi di sangue di Jericho.
Credo che una delle scene più cruente in assoluto sia quella in cui Clitennestra uccide il marito Agamennone, spaccandogli il cranio a colpi di ascia bipenne mentre era nella vasca da bagno. Mi chiedo quante giovani donne emuli abbiano massacrato i propri mariti in questo modo nel V secolo A.C. : sarà mica una bestemmia accostare il videogioco moderno alla tragedia greca antica? Forse si, forse no.
Io credo che i tempi in cui viviamo siano drammaticamente segnati dalla totale assenza di figure guida per i giovani d'oggi. Il vero dramma sono genitori che abbandonano i figli a loro stessi, lasciandoli soli in pasto ai lupi della società moderna. Quanti ragazzini e ragazzine, nel momento cruciale della propria formazione psicologica, culturale e sessuale si trovano soli nelle loro stanze, senza nessun padre o nessuna madre che, con sincerità e senza ipocrisie, spieghi loro cosa è questo mondo e come vada interpretato. E invece no. Il ragazzino gioca solo mentre il genitore, tornato stanco e stressato dal suo lavoro, anestetizza i suoi pensieri davanti alla TV prima e dopo cena. Il genitore invecchia mentre il ragazzino cresce e diventa un ragazzo confuso che, forse, trova una vera famiglia nel clan di World of Warcraft o nella gilda di Guild Wars.
C'è un disperato bisogno d'eroi oggi, c'è la necessità quasi fisica del mitologico: immagino un bambino picchiato dal padre che si aggrappa al suo alter ego virtuale, sia esso in un fumetto o in un videogioco, per compensare il senso desolante delle umiliazioni ricevute.
Un'altra cosa che mi atterrisce è l'ignoranza che, unita alla solitudine, produce effetti devastanti sulle nuove generazioni ma qui la colpa è degli insegnanti: altre guide, come i genitori, che se non sanno fare il proprio lavoro producono solo danni. Mi piacerebbe vedere un insegnante di filosofia al liceo che sappia spiegare la Poetica di Aristotele facendo giocare i propri studenti a Bully oppure a ManHunt 2.
Il giorno in cui si capirà che non è il videogioco nascosto sotto il cuscino a spingere giù dal quinto piano un ragazzino che decide di suicidarsi ma il terribile deserto interiore provocato dalle condizioni sociali in cui ha vissuto, forse si inizierà ad affrontare seriamente il problema. Per non parlare delle realtà di altri paesi, come gli Stati Uniti, in cui trovare un'arma è facile come acquistare una pizza margherita in Italia: bisogna cominciare a pensare, seriamente, al quando ed al come fornire ai nostri giovani gli strumenti giusti per interpretare il mondo e la loro stessa vita.
Vorrei chiudere questo mio editoriale lasciando la parola proprio a quell'Aristotele che nessun sedicenne conosce se non per la nottata in cui lo ha dovuto studiare a memoria per l'interrogazione del giorno dopo.
“ In generale due sembrano essere le cause che hanno dato origine all’arte poetica, e tutte e due naturali. Ed infatti in primo luogo l’imitare è connaturato agli uomini fin da bambini, ed in questo l’uomo si differenzia dagli altri animali perché è quello più incline ad imitare e perché i primi insegnamenti se li procaccia per mezzo dell’imitazione; ed in secondo luogo tutti si rallegrano delle cose imitate. Prova ne è quel che accade in pratica, giacché cose che vediamo con disgusto le guardiamo invece con piacere nelle immagini quanto più siano rese con esattezza, come ad esempio le forme delle bestie più ripugnanti e dei cadaveri. La ragione poi di questo fatto è che l’apprendere riesce molto piacevole non soltanto ai filosofi ma anche agli altri, per quanto poco ne possano partecipare. Per questo infatti si rallegrano nel vedere immagini riprodotte, perché accade che nel guardarle apprendono e ci ragionano sopra riconoscendo, ad esempio, chi è la persona ritratta; se poi capita che non sia stata vista prima, non sarà la cosa imitata in sé a procurare piacere ma l’esecuzione, il colore oppure un altro motivo di questo genere.”
Achille Foti
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complimenti
Bellissimo articolo,