Bruce Springsteen: Magic
Bruce Springsteen: “Magic”
…is there anybody alive out there?
…is there anybody alive out there?
Che il sogno americano fosse morto ormai lo sappiamo tutti, anche i più irriducibili gli hanno dato sepoltura ufficiale dopo i fatti di new york. Ma c'è chi si era accorto che il malato era grave molto prima, quando ha smesso di cantare di drive-in e insegne al neon; di corse in macchina e
di fughe romantiche nel cuore della notte e ha cominciato scrivere di fabbriche che chiudono e
città fantasma; di senzatetto che dormono in macchine abbandonate e condannati a morte; di appuntamenti ai margini della città, dove la notte è buio e nessuno ti protegge, per parlare di amori finiti male e lavori sporchi per tirare avanti.
Ci sono pochi artisti così coerenti da riuscire a sfornare dischi del calibro dell’ultimo lavoro di Bruce Springsteen.
Fin dalla prima traccia, una "Radio Nowhere" che non stupirebbe se fosse uscita dalle corde dei
Pearl Jam, ritroviamo il rocker sperduto che cerca la strada di casa come l'ultimo supertiste di
una razza in via di estinzione: “voglio migliaia di chitarre, voglio sentire battere i tamburi, qui è
Radio Nessun Posto, c'è qualcuno vivo là fuori?”
Ritrova gli amici di sempre in questo viaggio Bruce, le tracce scorrono fluide senza sbavature,
c'è il sax di Clarence Clemons che graffia l'aria come ai tempi di "Cadillac Ranch"; la chitarra
dell'amico fraterno Little Steven ; la sezione ritimica della "E" Street Band che gira come una
chevy del '57 ben tenuta, di quelle "quando ancora le sapevano fare".
Nel testo della title track, Sprignsteen gioca con le apparenze come un prestigiatore e
nell'atmosfera sognante del brano ci confida: "non credere a niente di ciò che senti, meno ancora di quello che vedi, questo è ciò che sarà... la libertà che hai sognato si aggira come un fantasma... c'è un fuoco laggiù ma sta arrivando fin qui, abbandona tutto ciò che sai, porta solo ciò di cui hai paura, lungo la strada il sole sta affondando e ci sono corpi appesi agli
alberi..."
Leggendo il testo di "The last to die": "...i tuoi tiranni e i tuoi re cadono nello
stesso destino, chi sarà l'ultimo a morire per un errore?"
riesce difficile credere che Springsteen abbia voluto, come egli stesso ha ammesso, dedicarsi ad un lavoro "leggero e non rivolto alla guerra”.
In “The long Walk Home” ritroviamo quel senso di smarrimento che può essere placato solo cercando quello in cui credi davvero, ma se tornando nel posto in cui sei nato trovi finestre sbarrate e cartelli alle porte dei negozi la strada verso casa sarà davvero lunga.
Il disco si chiude con una traccia nascosta, “Terry’s Song”, dedicata ad un amico scomparso è scarna ed emozionante: “L’amore è più forte della morte, come le canzoni e le storie raccontate…” degna chiusura di un album di cui si sentiva la mancanza.
Articolo curato da Emilio Strati










