Si torna a bruciare l’asfalto

Dopo il successo del capitolo di due anni fa, Ghost Games torna a bruciare l’asfalto con il nuovo – attesissimo – episodio di Need for Speed. La celebre saga racing di casa EA ha negli anni vissuto tra alti e bassi: dopo il successo dell’era PS2, con i due Underground e Most Wanted, la saga iniziò un lento declino che l’avrebbe ben presto condotta in un profondo dimenticatoio. Dopo il buio periodo Criterion, Ghost Games – neonato studio svedese che vanta tra le proprie file dipendenti Criterion, Black Box e Playground Games – decise di prendere le redini della serie rilasciando nel 2015 Need for Speed, un vero e proprio reboot per la saga targata EA. Piacevolmente sorpresi durante la presentazione alla Gamescom 2015, ci siamo cimentati nella nuova fatica dei Ghost uscendone complessivamente soddisfatti. Due anni dopo, ecco arrivare l’annuncio di un sequel, Need for Speed Payback, pronto a riconfermare la serie nell’olimpo dei racing game arcade.

Carichi di nitro e voglia di velocità, ci siamo gettati nelle caotiche strade di Fortune Valley, tra deserti, casinò e strade di montagna. I ragazzi di Ghost Games saranno riusciti a confermare il successo precedente? Scopriamolo insieme nella recensione…

Vivo la vita un quarto di miglio alla volta…

A livello di trama, Need for Speed Payback si discosta molto da quanto proposto dal suo predecessore. Abbandonate le sequenze video con attori “in carne ed ossa”, Payback propone qualcosa di più classico, sia con cutscene in CGI che con altre animate dal Frostbite Engine, ormai marchio di fabbrica di tutte le produzioni targate Electronic Arts.
Il setting è Fortune Valley, una rivisitazione del Nevada statunitense, costituito da ampie aree desertiche, strade di montagna e – ovviamente – da cittadine dedite al gioco d’azzardo. Il gioco ci mette nei panni di ben tre protagonisti, Tyler Morgan – il classico ragazzo prodigio amante della velocità, Sean McAlister – appassionato di derapate e gare fuoristrada – e Jessica Miller, l’esperta della fuga all’interno della banda. Il loro obiettivo è semplice: smantellare la Loggia, la potente organizzazione criminale che controlla con violenza e corruzione il racket delle corse clandestine di Fortune Valley. Per fare ciò, il nostro energico trio dovrà smantellare pezzo per pezzo le diverse bande clandestine della regione, per riuscire a partecipare al celebre “Rush dei Banditi”, la gara più importante di Fortune Valley che potrebbe mettere la parola fine ai giochi di potere della Loggia.

La storia raccontata dai Ghost Games, che sembra trarre molto dalla saga cinematografica di Fast and Furious, non è riuscita a convicerci appieno. L’abuso di clichè e il trio di protagonisti, caratterizzati il minimo indispensabile, non riescono a regalare particolari momenti memorabili a Need for Speed Payback. Inoltre il fatto di intervallare lo svolgimento della trama principale allo scontro con le bande di Fortune Valley, rende l’intero svolgersi degli eventi davvero lento e discontinuo. Peccato.

Nos, tuning, derapate e…loot box

Sul fronte gameplay, Need for Speed Payback dimostra a tutti che quando c’è da mettere in mezzo adrenalina e tamarraggine i ragazzi di Ghost Games sono i numeri uno. Oltre alle svariate missioni storia, il gioco propone cinque diverse tipologie di eventi. Ritroviamo gli eventi corsa, da punto a punto o a checkpoint, i nuovissimi percorsi off road, le ritrovate gare di accelerazione, dove il tempismo nel cambiare marcia decreterà la vittoria, le sfide di drifting ed infine le fughe dalla polizia. La vera forza del gioco risiede proprio nelle diversità di questi eventi che permettono al gameplay di mantenersi sempre differente tra una gara ed un’altra. A seconda che vi troviate in un veicolo off road o in uno da derapata, l’approccio alle corse cambierà letteralmente, obbligando il giocatore a cambiare totalmente strategia da un evento all’altro.

Il sistema di guida funziona davvero bene. Nonostante un effetto elastico a volte piuttosto evidente, mettersi al volante delle vetture di Need for Speed Payback è un vero piacere. Il gioco abbandona completamente ogni sorta di realismo, appoggiandosi ad un sistema di guida arcade costituito da velocità folli, salti al limite dell’assurdo e “Takedown” in puro stile Burnout che ci verranno in soccorso durante le rocambolesche fughe dalla polizia di Fortune Valley.
Nonostante tutte queste belle premesse, il gioco non tarderà molto a palesare il suo “lato oscuro”, in particolare quando andiamo a trattare il caldo argomento del tuning. Sul fronte delle modifiche estetiche il gioco ripropone quanto di buono fatto con il precedente Need for Speed: ogni pezzo di carrozzeria, dai paraurti frontali a quelli posteriori, potrà essere cambiato con altre parti custom, così come con le aerografie, interamente editabili da zero o scaricabili dalla community online. Sul fronte performance, invece, le cose non funzionano come ci saremmo aspettati.

Cominciamo col dire che ogni modifica sarà acquisibile attraverso specifiche Speed Card, utili a potenziare i svariati pezzi interni dell’auto. Equipaggiare più Speed Card della medesima marca, garantirà un bonus di performance al veicolo. Dalla centralina al turbo, tutto sarà upgradabile attraverso queste carte, che potranno essere ottenute dopo ogni evento o acquistate nelle officine sparse per la mappa e – rullo di tamburi – grazie a loot box acquistabili (con soldi reali) nel market ufficiale del gioco. Nonostante l’acquisto delle loot box sia una funzione puramente accessoria, abbiamo constatato un grinding piuttosto evidente nella parte finale dell’avventura, obbligandoci a completare più e più volte lo stesso evento nella speranza do guadagnare crediti e Speed Card utili a far avanzare il livello complessivo di performance della nostra auto, dandoci così modo di affrontare l’evento successivo senza sforzi eccessivi.
Sfortunatamente il fenomeno loot box va ad impattare molto sulla modalità multiplayer competitiva che, a nostro parere, presenta un matchmaking ancora troppo problematico, dato che spesso capiterà di venire inseriti in partite con veicoli molto più performanti del nostro.

Due anni dopo

Sul fronte tecnico non ci sentiamo di promuovere pienamente il lavoro dei Ghost Games. La resa finale di Need for Speed Payback è indubbiamente inferiore a quella del suo predecessore (come testimonia questo video), ma c’è da considerare che le proporzioni sono nettamente differenti. Payback propone una mappa estremamente più varia ed ampia rispetto al precedente capitolo, con una varietà di ambientazioni notevole unita ad un ciclo giorno/notte di cui sentivamo tanto la mancanza. Purtroppo, nonostante una resa convincente dei modelli delle auto, alcuni problemi nel caricamento delle texture e fenomeni di pop-up sporadici – ma evidenti – non riescono a farci godere appieno delle potenzialità tecniche di Need for Speed Payback e del suo Frostbite Engine.

Sul fronte sonoro, invece, evidenziamo un’ottima soundtrack e un doppiaggio – in lingua italiana – più che sufficiente.

Concludendo…

Need for Speed Payback è un titolo dai due volti. Da un lato troviamo un modello di guida immediato, divertente ed estremamente adrenalinico, mentre dall’altro ci troviamo davanti ad un grinding eccessivo (soprattutto nella fase finale dell’avventura) ed un sistema di potenziamento delle macchine tramite Speed Card che non convince appieno. Gli amanti della serie sicuramente si ritroveranno a proprio agio nel modello di guida proposto e nelle ampie possibilità di personalizzazione estetica dei veicoli, mentre, per tutti gli altri, il nostro consiglio spassionato è quello di gettarsi nella più valida alternativa al momento in commercio: Forza Horizon 3.

In breve

  • Genere: Simulatore di guida
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 10 novembre 2017
  • Sviluppatore: Ghost Games
  • Distributore: EA
  • Publisher: EA
  • Pegi:

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre (si avete letto bene DI SUA MADRE). Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.