Guess Who’s Back?

Sono passati dieci anni dal debutto del primo, iconico, Assassin’s Creed, frutto delle menti di Jade Raymond e Patrice Desilets. La serie targata Ubisoft ci ha dato la possibilità di visitare ambientazioni esotiche e mirabolanti città, facendosi letteralmente beffe del concetto stesso di spazio-tempo. Diventato la “gallina dalle uova d’oro” della compagnia, Assassin’s Creed ha iniziato a perdere mordente a causa del processo di annualizzazione che lo vedeva tornare ogni anno sul finire di ottobre. Le meccaniche di gioco hanno incominciato a invecchiare irrimediabilmente e – in generale – i tempi di sviluppo ridotti andavano a pesare senza dubbio sulla qualità complessiva di ciascun capitolo.

Ubisoft, per fortuna, ha visto sufficientemente in tempo l’arrivo di una possibile “catastrofe” e ha deciso di fermare il ciclo di pubblicazione annuale. Frutto di tale scelta è proprio Assassin’s Creed Origins, l’incredibile avventura di Bayek di Siwa che ci apprestiamo a recensire.

Lo sviluppo maggiormente dilatato sarà riuscito a garantire il ritorno agli antichi fasti dell’epopea di Ubisoft? L’implementazione di meccaniche da gdr d’azione – un sempreverde di questi ultimi anni di storia videoludica – avrà infuso nuova linfa vitale nelle stanche membra della serie, in stile iniezione di botulino sulle labbra cadenti di una vecchia signora?

Non perdiamoci in chiacchiere e tuffiamoci nel 49 A.C.

Storia di una lotta tra “illustri precursori”

L’Egitto “dipinto” in Assassin’s Creed Origins è un luogo meraviglioso ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle oasi verdeggianti, dalle immense piramidi e dall’effetto “Fata Morgana” che con così tanta maestria viene messo in scena nel gioco: l’era di Bayek e di sua moglie Aya – stiamo parlando dei protagonisti dell’avventura – è anche il tempo delle lotte intestine tra Cleopatra e suo fratello Tolomeo per il trono d’Egitto, un periodo di decadenza assoluta se paragonato al fulgido splendore dell’età di Cheope.

Quello di Bayek, come spesso è accaduto nella storia di Assassin’s Creed, è un viaggio di vendetta, un cammino oscuro che solo in un secondo momento viene rischiarato dalla luce di un compito più “alto” e nobile. Le vite del medjay e di sua moglie vengono irrimediabilmente sconvolte da una tragica imboscata i cui responsabili fanno parte del misterioso Ordine degli Antichi, una setta segreta che mira a impossessarsi del potere degli dei per garantire ordine e stabilità.

Esatto, i due schieramenti contrapposti altro non sono che gli antenati di Assassini e Templari.

La storia narrata in Assassin’s Creed Origins non manca di distinguersi per la caratterizzazione di alcuni uomini di potere – amici e nemici – e di Aya ma risulta un po’ più diluita se paragonata ai precedenti capitoli. “Ricamare” troppo sui personaggi può rivelarsi controproducente è vero ma abbiamo avuto la sensazione che si sarebbe potuto fare qualcosa in più su tale versante. Il nuovo Assassin’s Creed include – tra le altre cose – un gradito ritorno: la continuazione della linea temporale presente grazie al debutto di Layla Hassan, un’impiegata dell’Abstergo che ha l’intenzione di entrare a far parte del team di ricerca Animus grazie alle scoperte effettuate con i ricordi di Bayek e di Aya. Indagare sul background di questa terza protagonista – giocabile in terza persona finalmente – è possibile grazie a dati di varia natura fruibili con il suo laptop, una trovata che aiuta a immergersi nelle sue vicende personali.

Purtroppo, i frangenti che la vedono protagonista non riescono a “bucare lo schermo” e sono ben lungi dal rievocare quella sensazione di precarietà e di timore così tanto percepibile con Desmond in Assassin’s Creed II e III.

A zonzo per l’Egitto con la fida mazza chiodata

Troppo spesso ai giorni nostri gli sviluppatori decidono di accostare il genere ruolistico ai titoli incentrati sull’azione pura. Non è certo questa la sede giusta per parlarne ma una cosa vogliamo dirla: Assassin’s Creed Origins ha tratto un grande beneficio da questa scelta anche se il risultato non è stato quello sperato in tutto e per tutto.

L’abbiamo detto nel paragrafo introduttivo: le meccaniche classiche del brand di Ubisoft stavano iniziando a mostrare inevitabilmente i segni del tempo e serviva una svecchiata profonda per riportare Assassin’s Creed alla stabilità. Ashraf Ismail e i suoi sono riusciti – almeno in buona parte – a portare a termine tale gravoso compito. Dite addio ai collezionabili fluttuanti, alle missioni secondarie senza una traccia di coerenza all’interno dell’esperienza e alle singole città esplorabili, perchè Assassin’s Creed Origins ha cambiato profondamente le carte in tavola. Niente più caricamenti e ritmo di gioco compromesso nel vasto Egitto di Origins: vedete le tre grandi piramidi in lontananza nel deserto? Vi basterà salire in sella al fidato cammello per raggiungerle ed esplorarle liberamente. Corridoi, anfratti e stanze segrete daranno spazio – una volta sbucati fuori – a un mondo vivo e vibrante, con decine di attività da svolgere, missioni di contorno ben congegnate e una libertà d’azione mai vista nella serie e non solo. Girovagare in lungo e in largo per la mitica Alessandria d’Egitto risulterà impagabile e non sarà difficile realizzare di trovarsi in un gigantesco museo virtuale, degno di essere impiegato a scopo didattico nelle scuole.

Insomma, quella di Assassin’s Creed Origins è una cornice che nulla ha da invidiare alla spledida Italia rinascimentale della saga di Ezio ma possiamo dire lo stesso del gameplay vero e proprio? Gli sviluppatori del gioco hanno affermato a più riprese di aver tratto ispirazione da The Witcher 3 e da Horizon Zero Dawn per dar vita al loro titolo e la cosa è effettivamente visibile in più elementi. I menù di gioco ricordano molto da vicino quelli visti negli appena citati e la cosa vale anche per il sistema di combattimento. Bayek non potrà più trucidare decine di nemici con la ripetuta pressione di quadrato o mediante dei salvifici contrattacchi all’ultimo secondo ma dovrà affrontare con attenzione differenti tipologie di avversari, non importa se uomini o animali. In soldoni, disturbare tombaroli di livello più alto vi porterà a morte quasi certa e senza sconti di alcun tipo. Che si scelga di affrontare una situazione pericolosa in stealth o ad armi spianate non fa differenza: Origins vi costringerà a ponderare ogni singola mossa e a non strafare.

In teoria tutto ciò avrebbe garantito un voto pienamente ottimo all’ultima fatica di Ubisoft Montreal, peccato che l’effettiva realizzazione abbia minato tale, illuminata, visione. Il nostro assassino avrà a disposizione tre rami di abilità mediante i quali potrà trasformarsi in una vera e propria macchina da guerra: con “Cacciatore” migliorerà l’uso dell’arco e gli attacchi a distanza, grazie a “Guerriero” diverrà un maestro d’armi e un combattente sopraffino mentre “Veggente” lo renderà un perfetto Solid Snake. Bayek non combatterà da solo ma potrà avvalersi di una maestosa aquila, Senu. A dirla tutta, più che di un’aquila si tratta di un vero e proprio drone in carne e ossa, utilissimo per spiare i nemici, scovare entrate segrete e segnalare punti di interesse.

Ma allora dove sono i problemi di cui sopra?

Duole doverlo ammettere ma la realizzazione dei combattimenti stessi ci è sembrata grossolana, non in linea con altre produzioni recenti e con il passato della serie (basti pensare ad Assassin’s Creed III). Le combinazioni di attacchi di praticamente ogni arma sono legnose e generiche, le hitbox dei nemici sono imprecise e le mosse finali in modalità Ultra convincono solo a tratti. La situazione non migliora con archi e frecce: ridurre nemici in groviera mentre questi restano assolutamente immobili e impassibili non è certo un toccasana per l’immersione nella battaglia.

L’Egitto di Tolomeo come non l’avete mai visto

Anvil non sarà il motore grafico più avanzato sulla piazza ma ciò non ha impedito ad Assassin’s Creed Origins di diventare uno dei titoli più impressionanti degli ultimi tempi dal punto di vista visivo. L’illuminazione globale è di grande impatto, sia di giorno che di notte. Acqua, sangue, sabbia sono proposti in maniera convincente, per non parlare dei monumenti che hanno reso l’Egitto un luogo così magico da visitare. Le grandi piramidi, Alessandria, Menfi, le oasi sconfinate, la Grande Sfinge, tutto è stato realizzato tenendo in conto le dimensioni reali delle costruzioni maggiori e le piccole minuzie architettoniche.

I modelli poligonali dei personaggi sono molto buoni anche se non spiccano per espressioni facciali e diversità. Il commento sonoro fa il suo dovere e non sovrasta mai l’incedere dell’azione, risultando particolarmente efficace nel suo compito. Il doppiaggio in italiano è generalmente buono e vale gli ulteriori 500 megabyte di spazio che occuperà sulle vostre console. Si segnalano fluttuazioni del frame rate anche su PS4 Pro, sia durante le cutscenes che in alcuni frangenti di gioco ma non si tratta di nulla di significativo nel complesso.

Concludendo…

Assassin’s Creed Origins è di certo uno dei capitoli più significativi dell’intera serie, nonchè sincero portatore di una ventata d’aria fresca su tutti i fronti. Esplorare l’Egitto e vivere la storia di Bayek e di Aya è stato incredibile ma purtroppo non possiamo evitare di sottolineare alcuni punti negativi di importanza tutt’altro che secondaria. Eravamo pronti a gridare al capolavoro, desiderosi di acclamare il titolo di Ubisoft Montreal con un voto superiore al nove ma la realizzazione e il feeling dei combattimenti ci hanno impedito di farlo. In un altro gioco si sarebbe trattato – magari – di elementi secondari ma visto che in tal caso si parla di punti cardine dell’intera esperienza siamo stati costretti a far pesare la loro realizzazione sulla valutazione finale. In ogni caso, non ci sono dubbi, il gioco merita l’attenzione dei fan della serie e degli appassionati del genere di riferimento. Ubisoft è sulla strada giusta e non vediamo l’ora di vedere che cosa ci riserverà il futuro di Assassin’s Creed.

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Ha conseguito una laurea triennale in fotografia, cinema e televisione e, attualmente, si dedica a tempo pieno alla divulgazione dell’arte audiovisiva definitiva: il videogioco. Gira e sceneggia cortometraggi, video di dubbia sanità mentale con The Gentlemen e cura il canale YouTube “Lo Spazio di Donte”. Assieme ai compagni d’arme in Cyberludus.com e VG24/7.it, cerca di crescere nel campo del giornalismo videoludico ma, mal che vada, continua a coltivare il sogno proibito: costruire un insieme di piattaforme in mezzo al mare senza il controllo di governi, sistemi e religioni… Outer Heaven.