Non stanno bene su tutto

Non c’è bisogno d’intendersi di accelerazione particellare, non è fondamentale ricordare a memoria la Critica della ragion pura e non è altrettanto necessario essere esperti di mercato. Anche un individuo col quoziente intellettivo pari a quello di un tavolino Kvistbro dell’Ikea saprebbe riconoscere la nuova malsana tendenza del mondo videoludico: inserire più o meno forzatamente elementi ruolistici all’interno di brand completamente estranei ad essi. Quali sono le conseguenze che derivano da tale processo? In che modo influenzano la realizzazione di un prodotto e l’approccio del videogiocatore? Viene prima la gallina? Se sì, voi come la cucinate?

Stuzzicano l’appetito e la fantasia (finale)

Capita talvolta che alcune saghe videoludiche – un tempo gloriose, ora impantanate in palta maremmana – giungano ad un punto morto. Come fare per ripartire? In che modo sarebbe possibile uno svecchiamento del brand? Sgranocchiando schifezze ricche di grassi saturi, team di cervelloni si siedono attorno a un tavolo e attivano la propria macchina mentale, alla ricerca di una soluzione. Tutto d’un tratto la lampadina in testa fa “ping”: cambiare completamente genere, proponendo un’esperienza tutta nuova, non necessariamente priva dei tratti distintivi che hanno caratterizzato il prodotto sin dal primo momento. Si opta quindi per un gioco di ruolo, puntando tutte le fiches al centro del desco in un all-in disperato. Qualora la scommessa dovesse rivelarsi vincente, ne gioverebbero tutti, dal publisher all’utenza. In caso contrario, si va tutti a casa e buonanotte ai suonatori.

Caso recente quello di Assassin’s Creed: Origins. Dopo le ultime delusioni di Black Flag, Unity e Syndicate, Ubisoft ha deciso di invertire la rotta del proprio timoniere, prendere tempo in più per lavorare sodo e svecchiare il brand. Prendendo in prestito molti elementi da quel capolavoro generazionale di The Witcher 3, gli sviluppatori sono stati in grado di offrire un’avventura innovativa. Inizialmente scettici, abbiamo dovuto rivalutare molte prese di posizione: le componenti GDR inserite in Origins non stonano col genere d’appartenenza, anzi sono perlopiù apprezzabili. Il team ha quindi vinto la scommessa ma cosa succede quando l’avversario risponde con una scala reale al tuo misero full?

Come panna sulla Carbonara

Il rischio maggiore che tale manovra comporta è una snaturalizzazione – totale o quantomeno parziale – del gioco in questione. Nulla è più insopportabile del vedere le proprie saghe videoludiche preferite cambiare completamente volto, come dopo un viaggio a Casablanca finito male. La sensazione di fastidio può essere grande, tanto da rovinare il viaggio all’interno di un gioco che, tutto sommato, non sarebbe stato affatto male. Meccaniche completamente fuori luogo, skill da potenziare quando non ce ne sarebbe affatto bisogno e punti abilità da raccogliere come il grano dopo la mietitura: in alcuni casi la pazienza del videogiocatore potrebbe essere davvero messa alla prova.

Mancano pochissimi giorni al debutto di Need For Speed: Payback e non nascondiamo che per molto tempo la nostra attenzione nei suoi confronti sia stata davvero alta. Nella speranza che questo nuovo capitolo possa riportare in auge una serie che recentemente ha avuto davvero poco da dire, ci siamo gingillati al pensiero dei Takedown. Ereditati dal sempre compianto Burnout, abbiamo visto in Payback un suo possibile successore. Ciò che invece ha deviato repentinamente il corso del nostro setto nasale è stato l’inserimento di statistiche da gioco di ruolo al suo interno. Sarà di fondamentale importanza infatti raccogliere le “carte potenziamento”, grazie alle quali potremo migliorare le stats dei nostri bolidi e accedere alle competizioni più avanzate.

“Se monti il motore della Fiat Duna, non aspettarti che migliori come per magia”.

Il disappunto per tale scelta è dovuto al nostro ancoraggio presso concezioni quanto mai assiomatiche per un titolo del genere. Per perfezionare un’auto dovrebbe semplicemente bastare una messa a punto, sostituirne i componenti con altri più performanti: meccanica nuda e cruda. Vero, stiam sempre parlando di un gioco di corse arcade, lontano miglia dalla simulazione offerta in Forza Motorsport o Gran Turismo: nonostante ciò resta comunque irritante il pensiero di dover rendere conto ad una serie di statistiche non influenzate puramente dalla scelta dei pezzi montati.

Questo discorso vuole però confluire verso un’altra conclusione e qualcuno tra voi avrà già indovinato dove andrà a parare.

Sganciare la dindanza

Il discorso dell’inserimento – più o meno forzato – di componenti ruolistiche si sposa perfettamente con il controverso argomento delle microtransazioni. Giochi di tale genere infatti sono per antonomasia “lunghi”, richiedono molto tempo per essere portati a termine e tengono il giocatore incollato allo schermo. Facendo leva sulla pigrizia dell’utente medio, non ci si potrebbe sentire maggiormente legittimati nel condire l’offerta con transazioni in-game. Vuoi ottenere tutte le armi? Paga. Vuoi sbloccare ogni costume? Dai mano al portafogli. Vuoi più punti esperienza? Sgancia la dindanza. In molti casi si potrebbe rispondere dicendo: “Non siete obbligati a comprare questi contenuti extra” ma quando si ha a che fare con un gioco di ruolo, l’orchestra cambia direttore.

Ricorderete sicuramente il buon Deus Ex: Mankind Divided. Fece grande scalpore la scelta di far pagare agli utenti alcuni kit praxis aggiuntivi (i punti esperienza per sbloccare nuove abilità). Non persisteva più il bisogno di livellare, di completare una sezione alla perfezione e di conservare gelosamente i propri punti per studiare uno skill tree intelligente. Venuti meno questi pilastri fondamentali per un GDR, il castello di carte è crollato. Esattamente come nel titolo di Eidos e Square Enix, anche in Assassin’s Creed e Need For Speed è possibile acquistare “Exp” (punti Helix, Speed Cards, chiamateli come volete) con l’ausilio della moneta sonante.

Concludendo…

Sebbene alcune volte le componenti RPG possano effettivamente giovare ad un determinato brand – svecchiandone la formula – non sono da dimenticare gli eventuali risvolti negativi. Meccaniche di gioco snaturate, elementi inseriti ad fallum e microtransazioni legittimate e pericolose: esattamente come un corpo rigetta un organo mal trapiantato, la sensazione di disagio potrebbe mettere a dura prova la vostra sopportazione.