No more zombies…

L’ondata di FPS survival multigiocatore generata dal fenomeno “Early Access” di Steam ha dell’incredibile. Negli ultimi anni titoli come DayZ, H1Z1 e ARK sono balzati al primo posto tra le vendite sulla celebre piattaforma online di Valve, dando la possibilità a centinaia di studi indipendenti di dare un assaggio delle proprio fatiche ai giocatori, riuscendo nel frattempo ad accumulare piccole fortune. Il genere “survival” ha quindi beneficiato parecchio dell’esplosione di questi titoli, dando anche modo ad altri team indipendenti di gettare nella mischia le loro creazioni…a volte anche con risultati abbastanza disastrosi. Ma non è questo il caso dei Battlestate Games, piccola software house russa – indipendente – che nell’ultimo periodo ha rilasciato in versione beta una tra le più interessanti perle del panorama videoludico indipendente. Escape from Tarkov, titolo in questione, si propone come un interessante FPS survival, caratterizzato da un ricercato realismo nel gameplay che, per una volta, si allontana dalle atmosfere “horror” proposte dai vari DayZ o H1Z1.

Grazie ad un codice ad accesso anticipato, abbiamo potuto mettere le mani sulla versione closed beta di Escape from Tarkov, desiderosi di toccare con mano le potenzialità della fatica firmata Battlestate Games.

Le nostre considerazioni? Scopriamolo insieme in questa anteprima…

Il realismo nudo e crudo

Una tra le caratteristiche che fanno di Escape from Tarkov uno tra i migliori – o almeno potenzialmente – sparatutto survival online è riscontrabile nell’estremente curato gunplay tattico, di molto superiore a quello proposto dalla “concorrenza” precedentemente citata. A partire dal semplice sistema di copertura, che vi permetterà di sporgervi dai ripari e sparare alla cieca contro i nemici, il lavoro svolto dal team di Battlestate Games denota una certa cura e ricercatezza nel regalare alle fasi di gameplay un realismo nudo e crudo, rendendo l’esperienza ancora più hardcore di quanto ci saremmo realmente aspettati. Ferite d’arma da fuoco localizzate in aree precise del corpo, rinculo realistico, usura dell’equipaggiamento e anche condizionamento della velocità di spostamento del personaggio in base al peso trasportato, fanno di Escape from Tarkov uno tra gli sparatutto più realistici sul mercato PC, alla pari di capostipiti del genere come la serie Arma o Operation Flashpoint, portati al successo da Bohemia Interactive.

La gioia del raid

Avviato il gioco, ci troveremo davanti ad una scelta relativa alla fazione di appartenenza: USEC o BEAR. Escape from Tarkov propone infatti una ambientazione di tipo post-apocalittico, se così si può definire. Non aspettatevi zombie o conflitti nucleari però, solamente una città – Tarkov per l’appunto – in pieno conflitto: la guerra nella regione di Norvinsk ha difatti causato un’ondata di panico in città, provocando l’abbandono della stessa da parte di tutta la popolazione civile; gli Scavs (la principale fazione ostile che incontreremo in Escape from Tarkov) si sono raggruppati in bande ben armate e hanno iniziato la ridivisione della città, controllandola quartiere per quartiere. Tarkov viene quindi separata in zone ben definite, controllate da gruppi di banditi diversi.

Il giocatore dovrà assumere i panni di uno dei mercenari sopravvissuti alla fase iniziale del conflitto di Tarkov. Dopo aver scelto uno dei lati citati precedentemente – USEC o BEAR – il giocatore inizierà la sua fuga al di fuori della città.

Semplice no?

Non proprio! Purtroppo “l’accogliente” Tarkov è stata letteralmente sigillata dalle forze dell’ONU e della Russia – in seguito al conflitto – causando un taglio alle forniture e alle comunicazioni esterne, rendendo – difatto – la nostra fuga dalla città una vera e propria impresa.

Con questo interessante incipit, in Escape from Tarkov prenderemo parte a quelli che vengono definiti “raid”, la vera essenza del titolo targato Battlestate Games. Ogni raid, affrontabile sia in team che in solitaria, ci metterà all’interno di grosse mappe esplorabili, ottimamente caratterizzate ma anche estremamente pericolose. Ogni oggetto ed equipaggiamentor recuperato sulla mappa sarà un bene preziosissimo che, sfortunatamente, rischieremo di perdere se uccisi in battaglia o non messo in salvo: sarà quindi necessario, alla fine di ogni raid, utilizzare le speciali casse fornite per salvaguardare il nostro prezioso bottino, evitando di riniziare da capo la missione successiva.

Nonostante una certa ridondanza negli obiettivi proposti da Escape from Tarkov, affrontare i raid proposti dal gioco è stata una tra le esperienze più complesse – ma al contempo appaganti – mai proposta in uno sparatutto online su PC.

Unity!

Andando invece ad analizzare la componente grafica, Escape from Tarkov comincia ad accennare qualche problema. I ragazzi di Battlestate Games hanno deciso di affidarsi sul solido Unity Engine, oramai marchio di fabbrica per la maggior parte delle produzioni indipendenti. Il colpo d’occhio è molto buono: il dettaglio delle ambientazioni e delle armi denota una certa cura da parte del team, desideroso di replicare il realismo del gameplay anche sul fronte puramente tecnico. Il gioco tuttavia, è ben lungi dall’essere ottimizzato a dovere dato che, frequentemente, si incorrerà in cali di frame o glitch grafici di diversa entità. Trattandosi di un titolo ancora in fase beta è normale che l’ottimizzazione lasci ancora un po’ a desiderare e, giustamente, riponiamo fiducia nel lavoro del team che dovrà necessariamente snellire il motore garantendo fluidità e scalabilità nelle prossime fasi di sviluppo del titolo.

Ottimo invece il sonoro: armi ed effetti ambientali ci son parsi molto realistici e curati, capaci di garantire una immedesimazione pressoché totale all’interno del mondo di gioco.

Concludendo…

La nostre ore passate in compagnia di Escape from Tarkov si sono rivelate più interessanti del previsto. Il titolo dei Battlestate Games si è dimostrato essere un titolo multigiocatore dall’impressionante componente tattica, che sarà sicuramente capace di saziare i gusti dei giocatori più esigenti. Nonostante il titolo sia ancora in fase beta, abbiamo trovato il gioco già parecchio rifinito anche se, sul fronte contenuti, ci aspettiamo una maggior varietà una volta che il titolo giungerà alla sua forma finale.

Per ulteriori aggiornamenti, rimanete sulle nostre pagine.

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre (si avete letto bene DI SUA MADRE). Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.