Dal vangelo secondo Mikami

Pensando al genere dei survival horror, impossibile che non balzino alla mente serie videoludiche di successo planetario. Dalla saga di Resident Evil a quella di Silent Hill, Capcom e Konami si son sempre dati da fare nel provocare incubi e nottate insonni agli sfortunati videogiocatori dell’era Playstation. Il genere, tuttavia, ha subito nel corso degli anni una notevole metamorfosi: la serie Resident Evil, ad esempio, intraprese un sentiero più action, abbandonando – seppur temporaneamente – le ambientazioni oscure e claustrofobiche che lo avevano sempre contraddistinto. Tre anni fa l’arrivo di The Evil Within rappresentò, per una buona fetta di appassionati, l’occasione giusta per tornare a respirare quell’aria di paura che da tempo mancavano alle nostre console/PC. Il titolo dei Tango Gameworks, studio guidato da nientepopodimeno che da Shinji Mikami (lo storico game designer dietro ai successi della saga di Resident Evil, di cui ne ha diretto lo sviluppo fino al quarto capitolo), si dimostrò un survival horror solido e inquietante – al punto giusto – anche se non esente da difetti che ne hanno, irrimediabilmente, condizionato la valutazione finale. Sebbene l’annuncio di un sequel fosse nell’aria, la conferma arrivò all’E3 2017, durante la conferenza Bethesda. Nemmeno il cambio di game designer (visto che il buon Mikami si è occupato della sola produzione del progetto, lasciando la guida al promettente John Johanas) è servito a scemare l’hype verso il nuovo progetto dei Tango Gameworks, che ci siamo apprestati a giocare a lungo dal day one fino ad oggi, in compagnia dell’ormai amato Detective Sebastian Castellanos.

Queste sono le nostre finali considerazioni su The Evil Within 2, buona lettura!

Benvenuti a Union!

Sono passati ben tre anni dalla fine dei tragici eventi del Beacon Mental Hospital, anche se gli incubi non smettono di tormentare il nostro Detective Sebastian Castellanos. La scomparsa di sua moglie e la prematura morte della figlia, fanno precipitare Sebastian in un interminabile tunnel di alcolismo e depressione. Durante una delle sue “usuali” serate al bar, Sebastian viene approcciato dall’agente della Mobius Juli Kidman, personaggio già noto ai giocatori del primo capitolo, arrivata a rivelare al Detective un inaspettato segreto: Lily, la figlia di Sebastian, è ancora viva e viene utilizzata dalla Mobius per condurre esperimenti all’interno dello STEM, l’enorme macchinario in grado di interconnettere le menti delle persone. La Mobius ha bisogno dell’aiuto di Sebastian per salvare Lily, che al momento viene utilizzata come nucleo nello STEM per tenere attiva la simulazione di Union, una “idilliaca” cittadina americana a cui molte menti sono connesse. Senza ulteriori spiegazioni, Sebastian viene immerso nello STEM con l’unico scopo di salvare il nucleo: sua figlia Lily. Ben presto noteremo che la Union che ci veniva descritta sta iniziando a collassare, generando incubi paragonabili alla temibile esperienza nel Beacon e che un soggetto instabile, l’artista di nome Stefano, sta abbattendo, uno dopo l’altro, gli agenti della Mobius inviati a recuperare la bambina…

The Evil Within 2, dal punto di vista narrativo, se la cava piuttosto bene. La trama proposta dai ragazzi di Tango Gameworks riesce a regalare spunti davvero interessanti, grazie soprattutto ad un cast di personaggi ben caratterizzato e ad una riuscitissima ambientazione a farne da contorno, angosciante e – allo stesso tempo – affascinante.
Per tutti e i 17 capitoli che compongono l’avventura, il gioco riesce a mantenersi su ottimi ritmi, intervallando sequenze di gioco più lineari, similmente a quanto proposto dal precedente capitolo, ad aree di gioco aperte, capaci di regalare molto libertà d’azione al giocatore…ma di questo vi parleremo approfonditamente più avanti.

Sopravvivere nello STEM

A livello di gameplay, The Evil Within 2 cerca di ripartire dalle basi gettate dal primo capitolo. Attingendo da quelle che sono le meccaniche survival ideate dal buon Mikami, viste per la prima volta in Resident Evil 4, ritroveremo la classica visuale in terza persona “dietro le spalle”, con cui guideremo il nostro sventurato protagonista all’interno di un mondo di gioco angosciante e caratterizzato da risorse limitate. Alle difficoltà più alte, infatti, l’anima puramente survival di The Evil Within 2 riesce a dare il meglio di se. Limitare l’uso di munizioni, utilizzare coperture e nascondigli per attaccare i nemici di soppiatto, potranno essere le uniche scelte obbligate per sopravvivere agli incubi che infestano le strade di Union. Le meccaniche di shooting, riprendono in toto quelle proposte dal precedente capitolo, dandoci la possibilità di attingere da un arsenale vario anche se piuttosto limitato. In aiuto alle poche possibilità di scelta in fatto di armi ci pensa il rinnovato sistema di crafting. Grazie a specifici materiali sparsi per il mondo di gioco, Sebastian potrà potenziare il proprio arsenale, sfruttando specifici tavoli da lavoro all’interno dei rifugi di Union, aumentando permanentemente parametri come danni o capacità del caricatore. Il crafting, tuttavia, non si limita al solo potenziamento delle armi: sarà infatti possibile sfruttare materiali diversi, come tubi o polvere da sparo, per fabbricare munizioni alle nostre armi, le quali ci accorgeremo ben presto essere molto limitate.

Come accennato precedentemente, The Evil Within 2 intervalla sezioni lineari, simili a quelle del precedente capitolo, ad aree più grandi, interamente esplorabili. Queste macro aree di Union ci daranno la possibilità di completare obiettivi secondari, utili a guadagnare risorse extra da utilizzare nello svolgimento dell’avventura o scoprire interessanti risvolti nella trama di gioco. Le sezioni open world funzionano molto bene, risultando ben intrecciate con il resto della produzione targata Tango Gameworks oltre a garantire una discreta longevità al titolo che, se esplorato a fondo, potrebbe portarvi via fino a 20 ore di gioco.

La Union che vogliamo…forse

Dal punto di vista puramente tecnico, The Evil Within 2 riesce a migliorare – in parte – la componente grafica, piuttosto carente, del precedente capitolo. Il dettaglio dei modelli dei personaggi risultano ora più curati e credibili, grazie anche ad un miglioramento dell’espressività dei volti e delle animazioni. Anche l’ambientazione, in tutta la sua angosciante bellezza, riesce a convincere, nonostante non si facciano fatica a notare alcune texture meno definite insieme a svariati glitch grafici. Su PC, versione da noi testata per questa recensione, il gioco non riesce a garantire quella fluidità costante che ci saremmo aspettati. Così come accadeva con il precedente capitolo, il gioco fatica a mantenere i 60 frame al secondo nelle fasi più concitate, rovinando in alcuni clamorosi cali che si spera vengano corretti con i prossimi aggiornamenti di gioco.

Sul fronte sonoro, il lavoro dei Tango Gameworks è ineccepibile. La soundtrack funziona benissimo ed è capace di caratterizzare al meglio l’ambientazione angosciante proposta dal team. Il doppiaggio, in lingua italiana, ci ha convinti, confermando le già ottime impressioni che ci aveva lasciato il primo capitolo.

Concludendo…

The Evil Within 2 è uno tra i migliori esponenti del genere degli ultimi anni. I miglioramenti alla formula di gioco del precedente capitolo funzionano, capaci di garantire ai giocatori della nuova fatica dei Tango Gameworks un quantitativo soddisfacente di contenuti. Le nuove aree open world e la narrazione, unite alle meccaniche di gioco tipicamente survival, riescono a rendere The Evil Within 2 un acquisto imprescindibile per tutti gli appassionati del genere, sebbene il titolo soffra di diversi problemi tecnici che ci auguriamo vengano risolti con i futuri aggiornamenti.

In breve

  • Genere: Survival Horror
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 14 ottobre 2017
  • Sviluppatore: Tango Gameworks
  • Distributore:
  • Publisher: Bethesda Softworks
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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre (si avete letto bene DI SUA MADRE). Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.