Sfida all’ultimo rombo… di motori

Nel lontano 1998 il primo Gran Turismo – risultato della visione illuminata di Kazunori Yamauchi e Polyphony Digital – riuscì a “incarnare” perfettamente il sottotitolo con cui si presentò al pubblico non senza una punta di autocelebrazione. La stampa rimase incantata dall’incredibile qualità visiva del gioco, è vero, ma i veri responsabili del suo successo furono una fisica accurata e un ventaglio di modalità senza pari. Sono trascorsi ben vent’anni da allora, ne è passata di acqua sotto ai ponti e il “Real Driving Simulator” dei giorni nostri deve scendere in pista con avversari blasonati e agguerriti.

Vi abbiamo già parlato dei corsistici di Slightly Mad Studios e di Turn 10, rispettivamente Project Cars 2 e Forza Motorsport 7.  Trattasi senza ombra di dubbio di due massicci esponenti del genere, capaci di rinnovare ed espandere il concetto stesso di “simulatore di guida”.

Dopo un’intensa full immertion in Gran Turismo Sport siamo finalmente pronti a rispondere alla domanda che avrà impedito a molti appassionati dell’iconica serie PlayStation di dormire sonni tranquilli: Sport merita ancora un sottotitolo altisonante come Real Driving Simulator oppure è arrivato il tempo per Polyphony di rivedere in toto le sue convinzioni?

Tornare in pista

Se le precedenti incarnazioni di Gran Turismo erano caratterizzate da un’abbondanza di contenuti pensati per l’esperienza in giocatore singolo, con questo nuovo capitolo è avvenuta una vera e propria inversione di tendenza. Kazunori Yamauchi – da adesso laureato honoris causa in ingegneria del veicolo – ha infatti voluto rendere ben chiara la filosofia fondante della sua ultima fatica a partire dalla scelta del titolo: GT Sport non è soltanto un atto d’amore per il mondo dell’automobile ma è anche un’esaltazione nuda e cruda del “fare sport”. Gareggiare contro se stessi, con gli altri, superare i propri limiti e – prima di tutto – divertirsi, sono i punti cardine della visione del game designer giapponese.

Per i motivi di cui sopra, quella di Gran Turismo Sport vuole essere – in prevalenza – un’esperienza multigiocatore a tutto tondo. L’accesso alla modalità Sport e a qualsiasi altra competizione con avversari reali va infatti conquistato con la visione di due brevi filmati introduttivi. Il primo degli appena citati è interamente dedicato all’importanza del concetto di “sportività” mentre il secondo risulta essere – in soldoni – una lista di cose da non fare per evitare scorrettezze nei confronti dei propri rivali.

L’intenzione degli sviluppatori è chiara come non mai: ciascun giocatore deve gradualmente abituarsi all’idea di aver abbandonato il classico sistema chiuso in favore di un enorme universo condiviso e “pulsante”. La stessa modalità Campagna – del resto – non è altro che un tutorial elaborato e appagante, capace di forgiare un pilota pronto a gareggiare con avversari provenienti da ogni parte del globo. L’era di patenti e campionati in solitaria si è irrimediabilmente conclusa e ha passato il testimone a tutta una serie di sfide sorprendentemente divertenti. Padroneggiare le varie categorie di bolidi – stavolta ben diversificate per guidabilità ed efficacia su pista – sarà importante tanto quanto conoscere a menadito i punti nevralgici dei tracciati. Il gioco ci permetterà di guidare le singole porzioni dei percorsi e infine ci chiederà di effettuare un giro completo del circuito per concludere l’addestramento: ottenere il tempo d’oro su tutti i segmenti ci garantirà una supercar nuova di zecca in regalo.

Senza dilungarci sul funzionamento delle gare legate a specifici veicoli – anche perchè non differiscono molto dagli allenamenti su tracciato – andiamo a rispondere a un’altra domanda importante per i patiti di simulazioni di guida: gli avversari controllati da IA garantiscono un buon livello di sfida? Spiace segnalare che su questo versante i progressi effettuati rispetto al precedente Gran Turismo 6 non siano poi molti. I rivali che andremo a incontrare nelle competizioni della campagna si manterranno sul livello standard, ben lontani – per intenderci – da quanto visto nelle ultime incarnazioni di Forza Motorsport. Del resto, l’abbiamo già illustrato, la modalità Campagna si è tramutata in “mezzo per raggiungere un fine”.

Questa trasformazione di Gran Turismo non ha mancato di rendere tortuosa la strada per la recensione: basti pensare al fatto che Sport sia praticamente ingiocabile in offline. Server in manutenzione o problemi di connessione impediranno l’accesso al Garage, alla modalità Panoramica e a tutti i tipi di sfide offerte dalla modalità Campagna. Vi verrà consentito di gareggiare a Schermo Condiviso 2G o di scendere in pista con una selezione limitata di auto da prendere in prestito, va bene, ma non potrete salvare i dati o mantenere Crediti e Punti Miglia guadagnati in tali frangenti: è in tutta onestà difficile capire i motivi che abbiano spinto Polyphony a effettuare questo tipo di scelta.

Realismo agrodolce

Gran Turismo Sport è un po’ come andare in un ristorante stellato: le pietanze d’alta classe che andremo a gustare non risulteranno soltanto buone ma anche magistralmente impiattate. I menù di gioco sono elegantissimi, minimali e lasciano il meritato spazio ad automobili e a immagini mozzafiato. Personalizzare i veicoli acquisti mediante i Punti Miglia è senz’altro divertente ma non è nulla in confronto a ciò che potremo fare con la modalità Panoramica. Ci riferiamo a un vero e proprio festival del “car porn” più sfrenato, con centinaia di foto in alta risoluzione dove poter inserire i nostri bolidi fiammanti. La modellazione delle vetture presenti è semplicemente eccezionale: ecco perchè non sarà difficile amalgamare perfettamente realtà e finizione grazie a tutta una serie di strumenti visivi che ricordano Lightroom – il programma di Adobe.

Da non sottovalutare neanche l’area dedicata all’acquisto dei veicoli. Case Produttrici non è soltanto un banale frammento del gioco, anzi è un’enciclopedia dell’automobile. Oltre alle doverose informazioni sui modelli, in questa sezione di Gran Turismo Sport troviamo l’intera storia di ogni singola casa produttrice con foto d’epoca e video annessi. Per questo motivo fa ancora più male pensare al fatto che le già non molte auto disponibili siano – in realtà – ancor meno.

Per intenderci, le differenze tra le tre Alfa Romeo 4C e le tre Ferrari 458 Italia sono ben percepibili sul piano prestazionale ma alla radice si tratta pur sempre della stessa macchina. Yamauchi l’ha confermato, il gioco verrà continuamente aggiornato con DLC che introdurranno nuove supercar e tracciati inediti ma quando tre Alfa su quattro e tre Ferrari su quattro fanno capo allo stesso modello – la situazione attuale è questa – risulta arduo non rimpiangere gli immensi roster offerti da Forza 7 e da Project Cars 2.

Se la quantità è stata certamente sacrificata, il discorso qualità è diametralmente opposto: gli spettacolari replay riescono a far risaltare ancor di più ogni singolo dettaglio delle vetture – merito anche di un’illuminazione globale estremamente convincente. La combo 1080p e 60 fps granitici, per non parlare delle prestazioni del gioco su PS4 Pro, permette il passaggio in secondo piano di qualche texture ambientale scadente e di una vegetazione ben ancorata alla scorsa generazione di console.

Partecipare a una gara endurance in GT Sport significa mettere in pratica tutta l’esperienza acquisita nel corso della campagna, spingere al massimo la propria fuoriserie tenendo sempre d’occhio il livello di carburante e l’usura delle gomme. Al contempo, accorgersi di non poter ammirare il sorgere del sole – causa mancanza di ciclo giorno/notte – e di non dover badare a eventuali disturbi metereologici improvvisi va inevitabilmente a smorzare la sensazione di realismo. Quasi totalmente assenti all’appello anche i danni alle auto – un problema ormai storico del brand di Sony. Niente paura giocatori onesti: coloro che vi tamponeranno e vi manderanno fuori strada riceveranno una grossa penalità per la loro scorrettezza ma in un gioco di fine 2017 non dovrebbe più essere possibile lanciarsi a 300 km/h contro l’avversario per poi rovinargli la gara senza riportare alcuna conseguenza “fisica”.

Concludendo…

La nuova fatica di Polyphony Digital è certamente da annoverarsi tra i titoli corsistici più validi in circolazione. Nonostante il passaggio al grande universo del multigiocatore online, Gran Turismo Sport mantiene inalterato quel perfetto connubio tra simulazione e accessibilità che dona – da sempre – grande peculiarità alla serie partorita da Kazunori Yamauchi. La modalità Campagna riesce indubbiamente nel suo ruolo di “insegnante” ma ha perso quelle caratteristiche che la rendevano immesa e apprezzata. Gareggiare online con avversari reali sa essere incredibilmente appagante – a tutti i livelli – quindi siamo sicuri che il gioco manterrà gli appassionati del genere incollati allo schermo per molte ore. La personalizzazione dei veicoli ma soprattutto Case Produttrici e modalità Panoramica rappresentano delle sezioni di contorno davvero succose per i patiti dell’automobilismo. Detto questo, sarebbe assurdo non far pesare alcune gravi mancanze a GT Sport. In praticamente ogni suo comparto il titolo di Polyphony presenta sempre un rovescio della medaglia e questo dato di fatto non potrà continuare a essere ignorato dagli sviluppatori del Real Driving Simulator.

In breve
Condividi
Articolo precedenteWWE 2K18 – Recensione
Prossimo articoloAspettando Assassin’s Creed Origins: tre giochi da finire nella settimana pre-lancio – Speciale
Ha conseguito una laurea triennale in fotografia, cinema e televisione e, attualmente, si dedica a tempo pieno alla divulgazione dell’arte audiovisiva definitiva: il videogioco. Gira e sceneggia cortometraggi, video di dubbia sanità mentale con The Gentlemen e cura il canale YouTube “Lo Spazio di Donte”. Assieme ai compagni d’arme in Cyberludus.com e VG24/7.it, cerca di crescere nel campo del giornalismo videoludico ma, mal che vada, continua a coltivare il sogno proibito: costruire un insieme di piattaforme in mezzo al mare senza il controllo di governi, sistemi e religioni… Outer Heaven.