Final Fantasy XII: Zodiac Age – Ivalice non è mai stata così bella

Valutare un gioco come Final Fantasy XII: The Zodiac Age non è semplice come lo è con le tante altre remaster che ormai affollano il mercato videoludico.

Se normalmente la qualità di una rimasterizzazione la si valuta principalmente per i miglioramenti apportati al comparto tecnico e se questo può risultare gradevole o meno nell’odierno mercato videoludico, con questa nuova edizione del dodicesimo capitolo della saga di Square Enix le cose si fanno decisamente complicate.

Per prima cosa c’è il fattore tempo: non parliamo di una remaster di un titolo della scorsa generazione, ma bensì di uno che ha sul groppone più di dieci anni di anzianità e che è uscito su una console di ben due ere videoludiche fa, cosa che inevitabilmente ne limita le basi grafiche.

In secondo luogo parliamo di un prodotto che, specialmente per noi occidentali, ha molto di più da offrire che un comparto tecnico ritoccato visto che ci sono diverse novità apportate alle meccaniche di gioco che non possono essere assolutamente trascurate.

Il che quindi ci porta non solo a dover valutare l’aspetto tecnico dell’opera nel suo complesso, ma anche rimettere parzialmente in discussione il gameplay di uno dei capitoli che probabilmente ha più diviso i fan, tra estimatori e detrattori del Gambit, e capire se sia invecchiato bene o meno.

Avere undici anni e portarli bene

Togliamoci subito il dente: dal punto di vista di svecchiamento grafico il lavoro svolto su Final Fantasy XII: The Zodiac Age è assolutamente soddisfacente… sempre a patto di tenere bene a mente la base di partenza.

Come detto in apertura Final Fantasy XII non è un gioco che ha sulle spalle una generazione di console, ma ben due. Questo significa che, a meno di ricreare da zero texture e asset di gioco, era impossibile proporre un comparto grafico che possa competere con gli standard dell’attuale generazione.

Tuttavia chi ha giocato l’originale vedrà subito i miglioramenti. In Full HD Ivalice risplende come non mai, e i miglioramenti fatti alle texture, modelli poligonali dei personaggi e al sistema di illuminazione si vedono eccome, con il risultato che dopo tutti questi anni girare per le strade di Rabanastre o per il Mare di Sabbia di Yensa è suggestivo tanto quanto lo era in passato. Undici anni nel mondo videoludico sono un eternità, ma nonostante tutto Final Fantasy XII se li porta davvero bene.

Potrebbe far storcere il naso che il tutto sia ancorato a soli 30 fotogrammi al secondo, ma, come nel caso di Final Fantasy X/X-2 HD, non parliamo di un titolo frenetico che avrebbe giovato immensamente da un framerate maggiore.

Graditissimi invece le piccole chicche inserite in questa edizione, ovvero una mini-mappa trasparente richiamabile tramite L3 che permette di evitare di dover mettere in pausa ogni volta che ci si perde, e una modalità fastforward che permette di aumentare la velocità di gioco in fast forward a 2X o a 4X rendendo meno tediose eventuali fasi di grinding (che chi ha giocato l’originale sa quanto fossero frequenti) o il backtracking di aree già visitate.

Lavoro assolutamente sublime quello fatto sulla colonna sonora, già superba nell’originale, ma che in The Zodiac Age è stata completamente riarrangiata e registrata con l’ausilio di un’orchestra.

Se invece ve lo state chiedendo, no, non è stato aggiunto niente di nuovo alla trama che rimane ancora controversa come lo era in passato. Una storia sicuramente più matura degli altri esponenti della saga, basata sui giochi di potere e politica, ma minata da elementi che si integrano male in essa (coff coff, Vaan e Penelo, coff coff) e un ritmo narrativo talvolta troppo blando.

Molto di più di un semplice Remaster

Dal punto di vista tecnico insomma Final Fantasy XII: The Zodiac Age ci ha convinti. Ma come detto in apertura ci sono anche interessanti novità sul fronte del gameplay.

Questa nuova edizione infatti si basa sulla International Zodiac Job System, mai arrivata nei nostri lidi e che ha radicalmente cambiato la stuttura del gioco introducendo un sistema di classi nel sistema di sviluppo.

Se nell’originale infatti i personaggi tramite le licenze (una specie di tavola peridodica grazie la quale i personaggi possono imparare magie, tecniche o ottenere il permesso di equipaggiare armi e accessori più potenti) era possibile creare personaggi strapotenti in ogni aspetto e fin troppo simili tra loro, in Zodiac Age le cose cambiano e non poco.

Infatti questa volta dovremo scegliere per ogni personaggio fino a un massimo di due tra le dodici scacchiere disponibili, ognuna di esse rappresentante una classe ben specifica e dai parametri ben delineati. I Cavalieri ad esempio possono indossare armature pesanti e sferrare fendenti con spade a una e due mani ma non eccellono di certo nella magia nera, specialità invece dei maghi neri che però al contempo devono guardarsi bene dal loro basso numero di HP.

Grazie a questo nuovo sistema di Job, oltre evitare di avere personaggi fotocopia, il gioco guadagna un importante strato ruoli stico e strategico, e il fatto di poter assegnare due classi a ogni protagonista apre le porte a miriadi di combinazioni differenti e di contraccolpo rende ancor più importante effettuare scelte oculate nella selezione dei Gambit, ovvero una serie di “direttive” impostabili attraverso un menù che i nostri personaggi seguiranno fedelmente durante i combattimenti (Es. Assegnando il gambit “Alleato con HP<50% –> usa Pozione” il personaggio a cui è assegnato il comando utilizzerà l’oggetto automaticamente quando un compagno perderà più della metà dei propri punti vita). Insomma un cambiamento radicale e che ha giovato all’intera opera.

Dal punto dei vista dei contenuti, oltre alle centinaia di ore che può offrire di per sé il gioco base, le novità risiedono nella Modalità Sfida che richiede di affrontare 100 stage pieni di nemici dalla difficoltà via via crescente, e la Strong e Weak Mode, due modalità New Game Plus che faranno la gioia degli speedrunner nel primo caso (tutti i personaggi inizieranno al livello 90) e di quelli amanti delle sfide nel secondo (tutti i personaggi saranno bloccati al livello 1).

Concludendo…

In definitiva non potevamo chiedere di meglio per Final Fantasy XII: The Zodiac Age. Oltre all’ottima opera di svecchiamento questa nuova edizione può vantare una serie di novità in grado di far gola sia i fan sfegatati e nostalgici di vecchia data, sia chi non è rimasto particolarmente convinto dall’originale, e, a patto di chiudere un occhio sulla base vetusta su cui si basa il gioco, anche il neofita che si è avvicinato da poco alla saga di Final Fantasy.

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