Uncharted 4: Fine di un Ladro – Recensione

Prima di partire per un lungo viaggio

uncharted 4

Il mistero, il fascino dell’ignoto, quell’incessante voglia di spingersi oltre le fantomatiche colonne d’Ercole, là, dove nessun’uomo ha mai osato arrivare. Rompere le regole, varcare i confini conosciuti, è sempre stato un desiderio insito all’uomo, fin dall’alba dei tempi. Vuoi per la voglia di trovare un tesoro nascosto e cambiare definitivamente la propria vita, vuoi perchè partire per un viaggio significa anche dare un taglio netto alla vita quotidiana, l’avventura è ciò che da sempre ci fa ha fatto più battere il cuore. Non è una sorpresa, quindi, che tanto su carta quanto sul grande schermo sia proprio il tema del “viaggio” ad essersi ritagliato uno spazio nel cuore di ogni sognatore, capace finalmente di spegnere il cervello e di lasciarsi trasportare verso mondo inesplorati, civiltà perdute, battaglie contro mercenari agguerriti in cerca di un tesoro perduto e leggende che diventano improvvisamente realtà. I videogiochi, come medium relativamente nuovo, hanno ovviamente seguito a ruota; attualmente, la saga simbolo di questo sotto-genere è chiaramente Tomb Raider, non tanto per ciò che rappresenta oggi, ma per l’importanza che ha avuto in passato, tanto a livello qualitativo quanto come impatto sulla società vera e propria. Eppure, negli ultimi anni qualcos’altro si è smosso: un giovane, per nulla diverso da noi, che è stato capace di prendere l’eredità di Indiana Jones e dell’ormai vecchiotta (ma sempre in forma) Lara. Chiunque non conosca la saga di Uncharted, oggi come oggi, ha per forza di cose vissuto sotto una campana di titanio a doppio strato. Ormai giunto alla sua quarta iterazione (quinta, se consideriamo l’ottimo capitolo esclusivo per PSVita), Uncharted attira di nuovo i riflettori su di sè, e ora più che mai ha ancora tutto da dimostrare. Erede di una trilogia che, nonostante i suoi alti e bassi, è riuscita a riscrivere la storia dell’action/adventure, si ritrova per forza di cose di fronte a quel grande muro conosciuto come “manca di innovazione”. Cosa offrire di nuovo, dopotutto, quando hai già toccato la vetta massima? Più volte, per giunta? Una cosa tira l’altra, il gioco sbatte il muso contro alcuni problemi di sviluppo (e, a quanto pare, persino faide interne al team) e chi presagiva sventura sul prodotto finito iniziava già a sfregarsi le mani. Cosa ci siamo ritrovati davanti? Non solo il miglior Uncharted di sempre, ma una vera e propria ode all’esplorazione e all’avventura più pura.

uncharted 4

 

Porta con te la voglia di non tornare più.

Spoilerare anche solo una minima parte della trama di Uncharted 4, degna conclusione di una serie diventata ormai un cult per tutti gli amanti del genere action-adventure, sarebbe imperdonabile. Pertanto, l’unica opzione possibile resta quella di riportare un brevissimo riassunto dell’incipit che darà il via a tutta la storia. Dopo esseri ritirato a “vita privata” con la moglie Elena, Nathan Drake ha dimenticato ogni ambizione da cacciatore di tesori, o almeno così sembrerebbe. Nonostante un lavoro onesto e una bella casetta gli garantiscano felicità e appagamento, il nostro eroe si ritrova spesso a rievocare il suo glorioso passato e le forti emozioni che ha vissuto in prima persona. L’occasione di tornare di nuovo in azione gli si presenta quando il fratello Sam, creduto morto durante una sparatoria avvenuta anni prima a Panama, appare all’improvviso nel suo ufficio. L’uomo gli racconta di come è sopravvissuto, e di tutti i guai che sta passando: per saldare un debito contratto con un pericoloso criminale dovrà recuperare l’antico tesoro di un pirata leggendario, e solo Nathan potrebbe essere in grado di aiutarlo nell’impresa. Sarà l’inizio di un’avventura che metterà in pericolo non solo la vita del nostro protagonista, ma anche il suo rapporto con tutte le persone che ama. Partendo dal presupposto che il tono generale è ben diverso da quello dei precedenti episodi (il cambio di direzione ai “piani alti” diventa evidente fin da subito) Uncharted 4 non subisce alcuna sostanziale modifica per quanto riguarda le fondamenta che hanno sorretto la serie per tutti questi anni. Si, è vero, l’atmosfera è più cupa e l’azione spettacolare cede il posto, in parte, ai dialoghi e all’approfondimento psicologico. Eppure non ci si trova di fronte a qualcosa di completamente diverso: Nathan Drake e la sua “famiglia” sono sempre gli stessi, le battute divertenti non mancano e le sequenze ad alto tasso di adrenalina vi lasceranno come sempre a bocca aperta e in costante tensione. Solo che adesso si è deciso di concentrarsi maggiormente sul rapporto che lega i vari protagonisti, uomini e donne segnati da una vita ben lontana dalla normalità, costretti a fare scelte difficili in grado di mettere in discussione le proprie certezze. Di questo parla Uncharted 4, di persone e dei legami che li uniscono, di come si cambia nella vita e del modo in cui si affronta tale cambiamento. Parla anche di amore, rivalità, ambizione, stupidità e tante altre emozioni che rendono questi modellini poligonali tanto umani quanto attori in carne ed ossa (e, a volte, persino di più). A coronamento di tutto, un epilogo che si pone come simbolo perfetto della fine di un percorso durato molti anni, e che ha portato Nathan – e il giocatore stesso – ad un punto d’arrivo che difficilmente avrebbe potuto essere migliore.

uncharted 4

 

Che tipo di guerriero sei?

Sostanzialmente, Uncharted 4 non abbandona la struttura ludica che ha reso celebre la serie; piuttosto che rivoluzionare la formula originale, si è scelto di ampliare al massimo quanto di visto negli episodi precedenti e di migliorare ogni singolo aspetto del gioco. Eppure, il feeling che si prova una volta preso il pad in mano è leggermente diverso rispetto al passato. Per comprendere meglio il perché di questa affermazione occorre procedere per gradi e prendere in esame tutti i singoli componenti che insieme danno vita a questa magnifica esperienza. Il platforming, se si esclude l’aggiunta del rampino (il quale ci permetterà di oscillare oltre il bordo di un precipizio, di raggiungere piattaforme altrimenti inaccessibili, di arrampicarci su superfici piane, di tirare a noi oggetti lontani e altro ancora) presenta le stesse meccaniche già viste nei primi 3 episodi. Eppure, il tutto adesso si sviluppa in modo più dinamico, libero e preciso; Nathan risponde perfettamente ai nostri comandi, protende le braccia nella direzione indicata ed è capace di afferrare quasi ogni superficie. Tutto questo si combina con la possibilità di scegliere da soli il percorso più adatto per raggiungere la cima di una montagna o di una parete rocciosa, non esistendo più la classica unica via percorribile, come invece accadeva in precedenza. Lo stealth ha subito invece un’evoluzione incredibile, tanto da diventare una delle componenti più essenziali dell’intera avventura. Per cominciare, è possibile affrontare quasi ogni scontro in modo silenzioso, evitando così di estrarre la pistola dalla fondina per quasi tutta la durata del gioco. Inoltre, adesso l’allarme non scatterà più automaticamente nel momento in cui verremo avvistati da una guardia: avremo infatti qualche secondo di tempo per ripararci e far calmare le acque. Ma anche nel caso in cui venissimo scoperti, ci basterà battere in ritirata e nasconderci dietro un muro o in mezzo all’erba alta per seminare i nostri nemici. Solo che in quest’ultimo caso, gli avversari abbandoneranno la propria postazione per venirci a cercare, rendendoci la vita molto più difficile (i pattern di movimento diventeranno infatti del tutto casuali, costringendoci a improvvisare ogni mossa). Fortuna vuole che ognuna di queste fasi non debba essere ripetuta da capo in caso di errore, dato che sono presenti dei checkpoint attivabili eliminando un certo numero di soldati o raggiungendo zone specifiche. Insomma, sono finiti i tempi in cui il minimo sbaglio innescava una feroce sparatoria da cui era poi impossibile tirarsi indietro. E’ dunque evidente che il modo in cui lo stealth è stato strutturato in Uncharted 4 è molto più funzionale e divertente che in passato, al punto che evitare costantemente gli scontri a fuoco, neanche fossimo in Splinter Cell, diventa esso stesso piacere. Le dinamiche che regolano le sparatorie vere e proprie non sono cambiate di una virgola, ma lo stesso non si può dire riguardo il feedback della armi, che restituiscono sensazioni molto più realistiche, per quanto concerne l’effetto del rinculo e il danno causato dai proiettili. Se in passato era possibile colpire un nemico alla testa da svariati metri di distanza impugnando una semplice pistola, adesso dovrete fare i conti coi diversi livelli di precisione dei vostri giocattolini, e soprattutto tenere bene a mente che per ogni situazione è consigliabile scegliere con cura l’equipaggiamento apposito da utilizzare. La nota positiva, per tutti i Rambo in erba che stanno leggendo questo articolo, è che nè il passare inosservati nè il proseguire con le armi spianate è in alcun modo costretto dal game design, a parte alcune eccezioni (principalmente, di sceneggiatura) in cui alcune condizioni ci limiteranno all’uno o all’altro approccio.

uncharted 4

 

Cartolina made-in-Naughty

La vera innovazione del titolo però è da individuarsi nella dimensione dei livelli, adesso molto più grandi e meno lineari che in passato, caratteristiche che permettono una maggiore dose di esplorazione e una intelligente redistribuzione dei collezionabili e di altri segreti. Se perfino in Uncharted 3 bastava soffermarsi un po’ per scoprire la collocazione dei piccoli tesori da raccogliere, adesso dovrete prendervi più tempo per analizzare l’ambiente circostante, risolvere piccoli enigmi ambientali, farvi lunghe camminate che vi porteranno lontano dal vostro obbiettivo principale, e così via. E data la bellezza dei paesaggi, nonché la complessità del level design, il pericolo di annoiarsi non è neanche contemplato. La bellezza dei paesaggi, invero, è una delle parole chiave che meglio riesce a riassumere l’intera esperienza di Uncharted 4. Mai come in questo caso il comparto tecnico mostra i muscoli e riesce ad innalzare l’intera esperienza da “indimenticabile” a “semplicemente inverosimile”. La grafica, i colori, la cura maniacale per i particolari anche più minuscoli, la pulizia generale: il tutto non solo regge l’opera, ma la avvolge, diventano tutt’uno, andando a ricreare uno dei contesti più credibili, articolati ed affascinanti della storia dei videogiochi. Mai come in Uncharted 4 siamo stati tentati di fermarci ad osservare ogni anfratto, a scrutare l’orizzonte per capire quanta strada abbiamo percorso nelle ultime ore, a giocare a riconoscere le zone dei capitoli precedenti, e a così tante riprese. Le note dolenti sono davvero poche, e se è vero che qualche volta si può incappare in qualche compenetrazione o in un’Intelligenza Artificiale tentennante, lamentarsi di difetti così sporadici sarebbe quasi come sbraitare alla presenza di una zanzara mentre si alloggia nel più lussuoso maniero della Via Lattea. La varietà di scenari, tra l’altro, ha dell’assurdo: si passa tranquillamente, e sempre con grande coerenza, da rigogliose foreste africane a popolosi sottoborghi cittadini, da enorme zone-safari liberamente esplorabili alle fredde montagne della Scozia. C’è persino l’italianissima costiera amalfitana. Di per sé, l’avventura è anche lunga oltre la media. Un vero e proprio film capace di durarvi anche 20 ore, se si è particolarmente zelanti sulla ricerca dei vari segreti sparsi in giro. Anche tirando dritti verso il finale senza perdere tempo in deviazioni secondarie, abbiamo notato una lunghezza letteralmente doppia rispetto ad un Uncharted medio. Un traguardo epocale, soprattutto per un prodotto così curato. E se neanche la longevità della campagna vi basta, potete sempre decidere di fare un salto nel multiplayer. I server sono molto popolati, il matchmaking è veloce e funzionale e c’è abbastanza “mercanzia” da sbloccare da assicurare decine di ore extra di divertimento. Tra l’altro, Naughty Dog ha anche confermato come ogni futura espansione multigiocatore di Uncharted 4 sarà completamente gratuita.

uncharted 4

 

In conclusione…

Uncharted 4 è assolutamente fuori parametro, punto. Non ridefinisce in alcun modo il genere dell’avventura, ma lo innalza lì dove non è mai riuscito ad arrivare. Un colossal bello da vedere, bello da giocare e molto più profondo di quanto ci si potesse aspettare; Fine di un Ladro, senza se e senza ma, è la summa di tutto ciò che la saga ha rappresentato. Molto più grande, molto più lungo, molto più esplorabile, meccaniche rifinite all’inverosimile ed introduzione di veicoli pilotabili donano al gioco il giusto necessario per non puzzare di vecchio, mentre la sceneggiatura, i dialoghi e i personaggi fanno (più che egregiamente) tutto il resto. C’è l’avventuriero, ma c’è anche l’uomo. Magari leggermente meno “spericolato” che in passato, ma accettiamo volentieri il compromesso, se è servito a mettere in campo un viaggio così appassionante e sorprendentemente introspettivo. Ora come ora, tornare indietro a qualunque altro episodio della saga è un po’ come arrivare ai titoli di coda di Indiana Jones e tornare a leggere uno di quei romanzetti d’avventura per teenagers dalle copertine disegnate anche un po’ male. Uncharted 4 è così bello da sembrare addirittura corto, e quando lo si finisce, si è per forza di cose tristi. “Quando si potrà provare emozioni simili, ancora una volta?”, è la domanda che più ronza nella testa durante ogni momento del primo play-through. Mai, forse. O, semplicemente, al prossimo titolo del duo Druckmann/Straley. Quei due, ormai ci sentiamo di dirlo, non sbagliano un colpo.

In breve

  • Genere: Azione/avventura
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 10 maggio 2016
  • Sviluppatore: Naughty Dog
  • Distributore: Sony Computer Entertainment
  • Publisher: Sony Computer Entertainment
  • Pegi:

Condividi
Articolo precedenteAnnunciato ufficialmente Batman: Return to Arkham PS4 e Xbox One
Prossimo articoloHomefront: The Revolution – Recensione in corso