Pathologic Classic HD – Il disagio fatto videogioco – Recensione

Gli habitué della sperimentazione indie si saranno ritrovati spesso ad affrontare momenti “what the fuck” di fronte alle stranezze e all’eclettismo di un sottomondo celato del gaming moderno, in grado di regalare perle rare ma anche spazzatura sostanzialmente inutile.

“Pathologic” è, senza ombra di dubbio, un titolo assolutamente “what the fuck”, il che vuol dire tutto e non vuol dire nulla, ma avrò modo di argomentare al meglio questa mia definizione strada facendo.

Non per tutti

Il gioco in questione uscì nell’ormai lontano 2005 come opera prima del team indie russo Ice-Pick Lodge, che tre anni dopo ha sviluppato anche “The Void”, altro titolo molto apprezzato in madre patria proprio come lo stesso “Pathologic” (e anche strano alla stessa maniera).

Questo “Pathologic Classic HD”, uscito 10 anni dopo l’originale, non è altro che una versione rimasterizzata, dotata di una nuova – e finalmente intellegibile – traduzione inglese dei dialoghi.

Purtroppo General Arcade, il team incaricato della rimasterizzazione, non ha certo potuto fare un lavoro di ristrutturazione rivoluzionario su un titolo già tecnicamente modesto, seppur fin troppo valido considerati i mezzi limitati del team (composto da soli 10 programmatori). I filmati, ad esempio, sono ancora in un improbabile formato in 4/3, e solamente in-game la visuale è stata scalata secondo gli standard moderni. Avendo avuto modo di provare la versione originale del 2005, posso confermare che le differenze sono veramente poche, e che questa “alta definizione” è presente solo nel titolo del gioco, ma non del gioco in sé.

Discorso a parte per la colonna sonora, indubbiamente ripetitiva (ci sono quei 5/6 brani che si ripetono per tutto il gioco) ma validissima e totalmente coerente con l’atmosfera che si va pian piano “ammalando”. Ricordiamo, infatti, che la trama del gioco segue lo scoppio di un’epidemia misteriosa chiamata “Sand Plague”(letteralmente “peste della sabbia”) e i protagonisti dovranno sopravvivere alla malattia e agli eventi del gioco coi pochi mezzi a loro disposizione. Tornando alle musiche, il comparto audio eccelle nel “dar vita” alle ambientazioni spesso deserte in cui ci muoveremo, nella generale mestizia che caratterizza un mondo gotico e medievaleggiante sull’orlo del baratro.

Il gioco non fornisce sottotitoli in italiano, e richiede una conoscenza dell’inglese al di sopra della media per risultare pienamente comprensibile (prendete questo aggettivo con le molle): un registro lessicale spesso alto e dialoghi con gli NPC che sconfinano nel trascendentale, nel metafisico e nell’esistenzialismo filosofico non aiutano nella comprensione della trama chi non ha una buona capacità di traduzione e, soprattutto, una pazienza fuori dal comune. Anche perché, in sostanza, “Pathologic Classic HD” è un dialogo fatto videogioco.

Un’impresa titanica

Se si potesse descrivere con un singolo sostantivo cosa può essere “Pathologic Classic HD” a livello di impegno mentale e ludico, azzarderei un “fatica”. Questo titolo è letteralmente faticoso, si digerisce male e solo a piccole dosi: solamente con la giusta dose di pazienza e dedizione riuscirete infatti ad apprezzarlo come l’ottimo titolo che è in realtà.

Per noi pigri gamer contemporanei, l’essere scaraventati all’interno di un gioco senza alcuna traccia di tutorial che ci guidi passo passo è ormai quasi innaturale. Gli usi dell’industria “moderna” hanno infatti viziato anche quelli (tra cui la sottoscritta) che hanno vissuto un gaming infantile/adolescenziale devastato dalle imprecazioni e dalle ore passate su un determinato livello di un platform o di un’avventura grafica, con l’ostinazione di chi non è assolutamente in grado di accettare alcun tipo di suggerimentosoluzione.

Pena il disonore.

Ad appesantire il tutto, abbiamo uno dei sistemi di combattimento tra i più legnosi della storia. Pur considerando che lo scontro fisico è scoraggiato e le uccisioni contribuiranno negativamente sul nostro karma generale e sugli eventi della storia, va detto che è spesso impossibile evitare alcuni game over fastidiosissimi causati proprio dai movimenti innaturali e oltremodo flemmatici del nostro avatar.

Ricapitolando: niente tutorial ed un combattimento tremendo e autolesivo, cui si aggiunge un senso di dispersione generale (la classica sensazione del “non so dove devo andare ora, né cosa devo fare”) in grado di mettere alla prova anche i giocatori più coraggiosi.

I russi sanno cosa vuol dire “SURVIVAL”

I ragazzi di Ice-Pick Lodge presentano il titolo in questione come un “simulatore di comportamento umano” e mai definizione fu più azzeccata. Dimenticatevi le avventure in prima persona colme di combattimenti, acrobazie, stealth e azione pura: in questo mondo “patologico” e devastato dall’epidemia, dovrete solo sopravvivere.

Si parla di un survival, allora?

Sì, ma sui generis. Un survival che ha poco a che fare con la classica concezione di genere, perché qui in fattore “sopravvivenza” sta proprio nel controllo dei livelli umani di energia, stanchezza e salute oltre che, ovviamente, del livello di infezione del nostro corpo. Vi è una reale difficoltà nel sopravvivere e nel terminare le giornate proprio perché è molto arduo trovare o procurarsi le risorse necessarie a risanare la salute o a contenere la malattia. Inoltre, col procedere dell’avventura, la cittadina si riempirà di vere e proprie zone di quarantena, stracolme di infetti pronti ad attentare alle nostre – già problematiche – esistenze (per arrivare al game over ci vogliono veramente pochi secondi). L’atmosfera che si respira è sicuramente opprimente e spasmodica, complici anche le nostre ansie nel tenere a bada la salute generale del giocatore e nel frattempo completare le quest. Non lo definirei un horror vero e proprio, ma Pathologic ha un lato oscuro assolutamente da non sottovalutare, complice anche la stranezza generale del titolo (e si torna al “what the fuck” citato all’inizio).

Concludendo…

Sicuramente questo “Pathologic Classic HD” non è un titolo per tutti. Incompreso e spesso relegato a titolo snob o per intellettuali, l’avventura di Ice-Pick Lodge ha messo a dura prova la mia pazienza. Per apprezzare le singolari caratteristiche del titolo bisogna entrare nel mood giusto e prepararsi a vivere un’esperienza che va oltre il lato ludico: i dialoghi sono molti e spesso impegnativi, e le dinamiche di gameplay vanno studiate e assimilate giorno dopo giorno.

Insomma…che si armi di testa e concentrazione chiunque voglia entrare in questo epidemico girone infernale made in Russia!

Rimane comunque indiscutibile il valore dell’impianto artistico e, soprattutto, l’originalità malata che questo team indie è riuscito a tirar fuori dal cilindro. Ho cominciato questo titolo provando solamente rabbia, frustrazione e voglia di abbandonarlo, e l’ho finito travolta dall’incredibile potenziale e dall’originalità artistica nascosti dietro le simpatiche e frustranti assurdità che riempono ogni pixel di Pathologic.

A Cura di Giulia Vassena

In breve

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