Fallout 4 – Bentornati a casa – Recensione

A dispetto di tutto quell’hype che l’ha circondato, di quell’enorme alone di mistero che lo avvolgeva e di quella nebbia che non è stata praticamente mai dipanata prima del suo rilascio ufficiale nei negozi, una cosa bisogna ammetterla: quando si acquista Fallout 4, quando lo si inserisce nella console e si inizia ad armeggiare con il complesso editor del personaggio, già si sa cosa aspettarsi. Lasciarsi trasportare da sogni ed immaginazione è poco furbo, oseremo dire tutt’altro che professionale, e quindi ci siamo avvicinati a questo quarto episodio con i piedi ben piantati in terra, consci che probabilmente sarebbe stato “solo” l’ennesimo Fallout, con magari qualche accorgimento in più e un po’ di pulizia extra. È stato realmente così? Vogliamo metterlo subito in chiaro: sì. La cosa c’è in qualche modo pesata? Neanche per sogno.

Ragazzi d’altri tempi

Nei panni di un padre (o una madre, a seconda della nostra scelta) del Massachussets del 2070, tempo due minuti e la nostra tranquilla vita viene stravolta dalla famosa catastrofe nucleare che fa da sfondo all’intera saga. Fuggiti in tutta fretta nel Vault vicino – che, come i più navigati sapranno, altro non è che un rifugio anti-atomico adibito a città sotterranea – verremo subito messi in criogenia ed “addormentati” fino a nuovo ordine. Un secolo dopo saremo di nuovo fuori, di fronte ad uno spettacolo tanto orribile quanto masochisticamente affascinante: terre brulle, morte ovunque, mutazioni genetiche che hanno cambiato umani e animali. Tutto ci è contro, e trovare un attimo di pace in questo mondo malvagio ed egoista potrebbe non essere un compito semplice. Guidati sempre dal nostro obiettivo primario, ovvero rintracciare l’ultimo membro della nostra famiglia rimasto in vita, facciamo i primi passi nel Commonwealth di Fallout 4. Fallout 4, così come i due capitoli che lo hanno preceduto, ci mette ancora una volta nei panni di un “sopravvissuto” che dovrà impegnarsi al massimo per non farsi fare la pelle dai numerosi pericoli della terra contaminata, siano questi predoni in cerca di soldi e cibo, o semplici animali (deformi, la maggior parte delle volte) che lottano per la pagnotta giornaliera.

Vecchia, buonissima minestra (radioattiva)

L’ibrido action/GdR è rimasto pressocchè intatto, con la differenza che a questo giro le sparatorie sembrano essere state perfezionate il tanto che basta da apparire più piacevoli. Sarà più facile quindi ingaggiare scontri ravvicinati o dalle lunghe distanze come fosse un FPS qualsiasi, pur senza sacrificare la vitale importanza di progressione e abilità acquisite nel corso dell’avventura. Caricare a testa bassa nei vari scontri, anche a difficoltà Normale, si tradurrà sempre in una scelta poco saggia, mentre tattica e studio della situazione circostante si riveleranno spesso la scelta migliore, soprattutto nel tentativo di spuntarla con più medikit e munizioni possibili. Così come in passato, anche stavolta risparmiare e centellinare ogni risorsa è la base di ogni regola; armi e proiettili non piovono dal cielo, e aprire il fuoco alla cieca potrebbe non pagare quanto schematizzare i nemici e le loro ronde, attaccando magari col favore delle ombre o da una posizione di vantaggio. Ovviamente, stiamo parlando della nostra esperienza, del nostro modo di vivere Fallout 4; il bello è che un metodo giusto in assoluto, come in qualunque altro ruolistico che si rispetti, non c’è neanche. Il sistema di dialoghi è stato un po’ semplificato (ricorda più quello di un Mass Effect che un vecchio Fallout), ma l’evoluzione del personaggio è quanto di più libero possa esserci. Potremmo quindi creare un vero e proprio carrarmato da sfondamento, equipaggiato di tecnologia difensiva all’ultimo grido e distruttive armi in mischia, o relegarci a “ladruncoli” perennemente acquattati dietro gli angoli, in attesa del miglior momento per attaccare, magari capace di non far scattare alcun allarme. Potremo decidere di migliorare le nostri abilità in armi più precise, e quindi evolverci in cecchini, ma anche pistoleri e fucilieri, o semplicemente decidere di investire nella nostra intelligenza e carisma, facendoci strada a parole e non elargendo morte e distruzione. A volte, ad esempio, è incredibile notare da quante situazioni spinose si possa scampare semplicemente scegliendo la linea di dialogo giusta, magari aiutandosi con un po’ di sano raggiro.

Tanto, per tutti i gusti

La lista dei talenti acquisibili abbandona la vecchia struttura e, nonostante il rischio di far storcere il naso a qualche purista, si rivela essere comunque libera come non mai. Ce n’è davvero per tutti i gusti e tipi di giocatore, e non riusciamo neanche ad immaginare in quante differenti possibilità e approcci potremmo incappare ricominciando daccapo con un personaggio sensibilmente differente, o scegliendo di allearci con una persona anzichè un’altra. Longevità e rigiocabilità, ancora una volta, mantengono una sfilza di promesse lunghe come un’autostrada; perdersi in ogni anfratto del mondo di gioco non solo è un piacere, ma anche un dovere, grazie ad un nuovo sistema di crafting che ci permetterà di potenziare armi, armature e persino di costruire liberamente i nostri avamposti, progettandone tanto la struttura quanto le funzionalità più basilari, dal cablaggio elettrico alla diffusione dell’acqua potabile. Esplorare cittadine abbandonate e grotte inquietanti in lungo e in largo, quindi, non sarà mai una perdita di tempo, e praticamente ogni oggetto, dalle ossa, alle pentole ai manici di scopa potrà tornare utile per essere riciclato e poi trasformato in qualcos’altro, che sia un lampadario o le mura di una casa. Partiamo dal presupposto che lanciarsi in questa versione “all’acqua di rose” di The Sims e Minecraft non è assolutamente costrittivo, per quante soddisfazioni possa poi regalare tenere in piedi un villaggio con persone che si dividono i compiti e tentano di tenerlo al sicuro dalla fauna locale, gestendo negozietti e coltivandone gli orti. Questo è solo uno dei piccoli esempi che rendono il mondo di Fallout 4 “vivo e pulsante”. Le virgolette son d’obbligo, soprattutto in una terra in cui si incontrano esseri umani (pacifici, quantomeno) meno di quanto si vorrebbe, ma avete capito il concetto. Ogni angolo, ogni passo, può benissimo tramutarsi in una nuova storia, ed è incredibile notare quanto bene ci riesce senza sfruttare neanche alcuna linea di dialogo. Il mondo di gioco magari non è grandissimo, ma è incredibilmente vario e pieno di sorprese – oltre che esteso anche verticalmente, per una volta – e la densità di avvenimenti e cose da fare ha davvero dell’incredibile. E’ difficile camminare un paio di minuti senza che qualcosa di interessante, e magari totalmente casuale, spunti fuori; annoiarsi è fuori ogni discussione, possiamo assicurarvelo. Certo, il rischio di abbandonare la “retta via” e di lasciarsi andare ai compiti secondari, dimenticando totalmente quale sia il nostro principale obiettivo, è forte. Così come ogni altro mondo aperto, potenzialmente si potrebbe spendere la maggior parte del tempo a perdersi in dialoghi e missioni di contorno di ogni difficoltà e tipologia, e Fallout 4 riesce alla grande persino ad abbattere ogni tipo di barriera tra noi e la progressione nel mondo di gioco. Boston è un contenitore enorme, un parco giochi senza limiti e confini che può essere vissuto come più ci aggrada, senza legarci ad alcun ordine preciso di progressione. Fortunatamente, le missioni secondarie sono così ben amalgamate con la trama e con il mondo di gioco che il confine stesso tra “primario” e “secondario” risulta così labile da scomparire quasi.

L’occhio vuole ancora la sua parte

Tecnicamente, ci troviamo di fronte ad un prodotto più che onesto, oltre che forse ad una delle direzioni artistiche più ispirate dell’intera saga. A causa del mondo aperto (e dei precedenti di Bethesda, detto tra noi) era anche ovvio aspettarsi qualcosa di non all’altezza dell’attuale generazione, e sotto alcuni aspetti così è stato, ma nulla di così disastroso come qualcuno avrebbe voluto far credere, soprattutto considerato l’utilizzo del vecchio motore grafico in dotazione. Il sistema di illuminazione e la profondità di campo sono nettamente migliori che in passato, così come la complessità delle strutture e la pulizia generale. Niente che faccia gridare al miracolo, ma abbastanza perchè si possa rimanere a bocca aperta di fronte svariati scorci. A patto che la distruzione, il sangue e le infinite macerie facciano parte dei vostri panorami preferiti, ovviamente. Siamo anche lieti di annunciare di non essere incappati in nessun bug capace di “rompere” il gioco; davvero un ottimo risultato, anche qui, se considerati i precedenti della software house. Il gioco è stato testato in versione PS4 e nonostante si possa chiudere un occhio su qualche imperfezione di troppo, va sottolineato come il frame-rate, soprattutto durante le fasi combattive più concitate o nelle città più grosse, non riesca a tenere il passo dei 30 fotogrammi per secondo promessi. Ancora una volta, niente che mini esageratamente l’esperienza di gioco, considerati comunque i ritmi sempre piuttosto lenti.

In conclusione…

In definitiva, ci sentiamo di consigliare Fallout 4 a mani basse tanto ai vecchi fan della saga quanto ai nuovi arrivati. Chi ha da sempre apprezzato il GdR post-apocalittico di Bethesda si sentirà indubbiamente a casa, mentre chi invece ha sempre storto il naso di fronte ai suoi eccessivi tecnicismi, potrebbe essere contento di sapere che l’azione in generale è stata migliorata il tanto che basta da poter permettere approcci più movimentati. C’è tanto da fare, da vedere, da combattere e da amare in questo Fallout 4, e neanche dopo un centinaio d’ore possiamo essere sicuri di aver visto proprio tutto. Magari Bethesda poteva osare di più e offrire qualche novità più di peso, all’infuori della costruzione degli avamposti, e se dovessimo proprio muovergli una critica, sarebbe indubbiamente questa. Per quanto simile ai predecessori, resta comunque un’avventura solidissima, sorprendente e piena di sfaccettature. Il solo mondo di gioco meriterebbe di essere incorniciato ad esempio massimo di come andrebbe utilizzata una mappa, soprattutto se così grande.

In breve

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