Space Engineers – Una tela bianca nello spazio – Anteprima

Space Engineers per definizione

Space Engineers è un videogioco sandbox che cala il giocatore nei panni di un ingegnere addetto a lavori di costruzione e manutenzione. Il tutto ambientato nello spazio profondo. Progettazione, costruzione e riparazione di navi e basi spaziali nonché estrazione di minerali sono affar nostro.

In Early Access su Steam da oltre 24 mesi, il titolo di By Keen S.H. è sviluppato con il motore grafico VRAGE, di proprietà della stessa S.H. Successo eclatante, con ben 1.380.000 copie vendute e qualcosa come il 93% di recensioni positive, ha anche spianato la strada a una sua “versione medievale”, Medieval Engineers, da febbraio su Steam.

Il quadro della situazione: S.E 01.105

Già dal primo avvio una cosa risulta lampante: Space Engineers è ancora un cantiere aperto (in tutti i sensi!) e non tenta di nasconderlo. La schermata iniziale riserva infatti un importante spazio alle novità introdotte con ogni patch, e invita i giocatori a segnalare ogni possibile problema o bug incontrato durante le sessioni di gioco. Le modalità a disposizione del giocatore, al momento, sono due: un tutorial e, logicamente, una sandbox mode, composta da sette differenti scenari (Custom World) personalizzabili, giocabile sia online che in single player. Va inoltre segnalata la presenza di due missioni, non meglio precisate, reperibili all’interno della sezione Scenari.

Di nuovo a scuola: un “programma di studio” da rivedere

Il giocatore più smaliziato e smanioso di buttarsi, sin dai primissimi minuti, nella costruzione della “Morte Nera 3.0” dovrebbe tenere bene a mente che, almeno questa volta, sarebbe altamente consigliabile cominciare passando (con molta calma e attenzione) dalla modalità tutorial.

Perchè ?

Semplicemente perché le meccaniche di gioco di Space Engineers, per lo meno all’inizio, sono tutt’altro che intuitive. Potreste anche avere in testa dei progetti semplicemente geniali, ma inizialmente non saprete come metterli in pratica.

Il tutorial è formato da 10 differenti fasi che andranno a mostrarci (o almeno, questo sarebbe l’obiettivo prefissato) tutti i vari aspetti del gioco, dalle meccaniche più elementari alle più avanzate.

Cominceremo prendendo confidenza con il sistema di controllo del nostro ingegnere e con i suoi bisogni primari, ovvero ossigeno ed energia. Subito dopo potremo fare pratica con gli strumenti base del gioco: la saldatrice, la smerigliatrice e la trivella. La prima va utilizzata per completare la costruzione di una qualunque componente (o ripararla), la seconda per distruggerla, recuperando così le risorse impiegate nella sua produzione. La trivella, infine, ci servirà per ottenere risorse dagli asteroidi. E questo è solo l’ inizio: ci sarà presto spazio per i primi voli con il nostro jetpack, capace di portarci ovunque (fate solo attenzione a fermarvi in tempo!), nonché per i primi utilizzi dei differenti macchinari di gioco. quali raffinerie, assemblatori, container e molto altro ancora. Da qui, passando per raffinazioni di risorse e produzione di componenti vari, come computer, lastre d’acciaio, vetri antiproiettile, grate, e innumerevoli altri, arriveremo finalmente alla costruzione della nostra prima navetta spaziale, con tanto di collaudo e scampagnata nello spazio. Per quanto imprescindibile e comunque capace di fornire al nuovo giocatore un’infarinatura generale, il tutorial non mi ha convinto del tutto. Personalmente, mi è sembrato macchinoso e, soprattutto, approssimativo, specialmente in alcune specifiche parti. Sono convinto che questa sezione dovrebbe essere rivista dal principio e approfondita nel dettaglio, pena un abbandono prematuro da parte degli utenti meno pazienti. E’ inoltre importante segnalare i numerosi bug che affliggono – anche – questa modalità. Primo tra tutti il fastidiosissimo errore delle porte: aperte quando dovrebbero essere chiuse, chiuse quando dovrebbero essere aperte. Un ulteriore problema che ho avuto modo di constatare risiede negli attrezzi che spariscono misteriosamente dall’inventario.

Un esempio ?

Nel tutorial 8 avrete modo di costruire la vostra prima navetta spaziale. Ebbene, nel mio caso sono arrivato a un passo dal completamento della mia “monoposto”, poi ho dovuto interrompere la sessione di gioco. Il giorno successivo, una volta avviato Space Engineers e caricata la partita, gli attrezzi non c’erano più: scomparsi. Come continuare senza la saldatrice ? Ovviamente ho dovuto ricominciare da capo. Bug abbastanza grossolani che devono assolutamente essere eliminati con il prossimo update. E quasi sicuramente così sarà, anche se il problema delle porte, da cosa ho avuto modo di leggere, persiste già da un po’.

Da rivedere.

Primo giorno di lavoro: scenario “Easy Start 1”

Per la prima partita ho optato per lo scenario standard, denominato Easy Start 1. In questo caso possiamo dare libero sfogo alla nostra fantasia, poiché l’intera stazione spaziale intorno a noi è già stato ultimata. Abbiamo infatti a disposizione una quantità più che soddisfacente di risorse, tutti i macchinari dei quali possiamo avere necessità, ben tre “monoposto” con tre differenti funzioni (costruire, trivellare e, all’occorrenza, combattere), nonché una splendida nave spaziale rossa a nostra disposizione. In più ossigeno a volontà, un generatore di gravità e un’infermeria.

Di che altro potremmo mai avere bisogno ?

Dopo aver dato un’occhiata in giro, comincio timidamente a girovagare per la stazione spaziale: attivo il jetpack e volando velocemente da una parte e dall’altra la esploro con tutta calma. Una volta trovata l’entrata della colossale nave a mia disposizione, comincio a osservarne i corridoi e le stanze. Il pensiero che mi assale dopo poco è: “…cavolo, non ho la minima idea di come costruire qualcosa di neanche lontanamente paragonabile a questo”. Pannelli, luci ovunque, pavimentazioni a regola d’arte. Per non parlare poi dell’ abitacolo.

Torno fuori, cercando qualcosa più alla mia portata, quindi salgo sulla navetta per trivellare. Collaudo così il primo dei miei tre piccoli mezzi volando verso un’asteroide, appena visibile, in lontananza. Dopo qualche minuto, ci sono. Una rapida occhiata (e un gran bel calo del frame rate): nulla di particolare. Ritorno subito alla mia stazione e “atterro”.

Oddio, chiamarlo atterraggio è una bestemmia, in realtà: la navetta per trivellare appartiene al passato, è ridotta in pezzi.

Pervaso da un lieve senso di colpa, opto per la costruzione di un nuovo mezzo. Tasto G, “Nuova nave piccola” e si comincia. Dopo ben 30 minuti di impegno (si, ho le mie particolari tempistiche), ecco il mio piccolo capolavoro:

A cosa mi sono ispirato? Ma che domande sono?

Questa è l’ Apecar dello spazio!

Non ho troppo tempo per gingillarmi con la mia fuoriserie, poiché delle minacciose scritte rosse mi fanno notare che qualcosa si sta avvicinando sempre di più.

Prima 2000, poi 1000m, poi paura.

Non so come sia possibile, dato che ho impostato la partita come single player e senza minaccia, ma una banda di quelli che sembrano pirati spaziali raggiungono la mia amena stazione cominciando a bombardarla.

Evidentemente devo aver fatto qualcosa di sbagliato.

Colto alla sprovvista, d’istinto, salgo sulla mia “Ape Space Car” e, con una manovra da purosangue (al dodicesimo tentativo circa), riesco ad andare a schiantarmi contro una delle piccole navi nemiche.

Ovviamente il mio mezzo è distrutto, ma almeno ha avuto una fine onorevole. Sono morto. Quattro secondi e respawno.

Rendendomi conto del fatto che più i minuti passano e meno resta della mia stazione, opto per una soluzione drastica: ricordate la gigantesca nave spaziale che mi aveva intimorito poche righe più in alto, vero ?

Raggiungo l’ abitacolo ed ecco che mi appresto a una seconda azione suicida, seppur decisamente più sostanziosa questa volta.

Parto: la nave è decisamente lenta e poco agile. Mi dirigo con decisione verso la nave più grande, evitando per un soffio le scariche di mitragliatrice che arrivano da tutte le parti.

Un minuto dopo, ci siamo: scontro frontale. La collisione squarcia in due la più grande delle terribili navi nemiche. La mia astronave rossa è però ridotta a un rottame. La stazione, nel frattempo, non è che una macchiolina di quello che era pochi minuti prima.

E’ finita.

Mentre fluttuo via dolcemente, mi tolgo il casco.

Meglio ricominciare dall’ inizio.

Concludendo…

Voglio essere sincero: cercare di valutare l’attuale Space Engineers è un compito non solo difficile ma, a parer mio, anche parzialmente inutile, non coerente. Come è possibile avere un’opinione “concreta” di un quadro non ancora terminato, soprattutto quando il soggetto di questo quadro è, metaforicamente parlando, proprio una tela bianca?

Per questo motivo le “conclusioni” che state leggendo non devono assolutamente essere intese come un giudizio netto: non ho intenzione di limitarmi a dirvi “consigliato” o “non consigliato”.

Detto fuori dai denti, il successo di Space Engineers mi lascia senza parole. E non perchè il prodotto non sia di qualità, tutt’altro. Se dovessi infatti limitarmi a scrivere un “compratelo” o un “non compratelo”, opterei probabilmente per la prima opzione. Il fatto è che ho l’impressione che la vera natura del gioco sia stata fraintesa da molti, motivo che ha portato S.E al suo successo clamoroso.

Non stiamo parlando del “solito” (con tutto il rispetto di un accanito sostenitore di questa tipologia di videogiochi) titolo sandbox capace di attirare centinaia di migliaia di giocatori con le sue meccaniche di gioco tanto additive quanto intuitive ed elementari: questo gioco punta a essere molto di più. La carne al fuoco è davvero tantissima, e col tempo potremmo arrivare a trovarci di fronte a qualcosa di massivo: le potenzialità legate all’online sono semplicemente incredibili, specialmente se relazionate con l’approccio pseudo-tecnico e “adulto” del modello di costruzione.

Un possibile capolavoro per un universo a sé stante? Può essere. Un capolavoro di genere, però.

E’ proprio questo che vorrei sottolineare: Space Engineers, in realtà, non è un titolo per tutti. O per lo meno, potrebbe anche essere inteso come tale, se “preso” alla leggera e giocato nello stesso modo che avete potuto leggere poco più alto, ovvero, bé, alla cazzo di cane.

Ma non resterebbe più niente di quello che dovrebbe.

Space Engineers potrebbe davvero essere rappresentato da una tela bianca. Sta a noi imparare a dipingere (più o meno bene) e, soprattutto, trovare la voglia di farlo. Dopotutto, che cosa rimane di un videogioco sandbox se non siamo disposti a riempirlo con la nostra creatività ?

Un giochino da venti ore, magari trenta. Anche qualcosa di più, talvolta. Ma un giochino fondamentalmente vuoto.

E non è a questo che mira Space Engineers.

Detto questo, non dimentichiamocelo: i difetti, i problemi e le incertezze ci sono, e talvolta sono davvero evidenti. Bug, un sistema di controllo ibrido Joystick-tastiera ancora da rivedere, animazioni spesso spigolose, un tutorial discutibile, solo due modalità di gioco, nonché una colonna sonora di qualità ma che personalmente ho trovato non adatta. C’è da lavorare, e parecchio, e la possibilità di fare dei passi falsi è ancora dietro l’ angolo.

Tuttavia, la tela bianca è già a vostra disposizione. Avete voglia di dipingere ?

PS: arrivederci tra qualche mese.