L’exploit di Mr. Robot

È singolare che una serie riesca a catturare tanto l’attenzione del pubblico con una sola stagione. Vediamo quindi quali sono state le particolarità che ci hanno spinto a cliccare in modo convulso il tasto play sugli episodi di Mr. Robot.

Il mondo di Elliot

Quello in cui viviamo è un mondo complesso, che non si può ridurre a un codice binario. Sam Esmail, ideatore di Mr. Robot, lo ha compreso alla perfezione: ci presenta un prodotto completo, nel quale Elliot Alderson (interpretato da un azzeccatissimo Rami Malek, che ritroviamo in un ruolo altrettanto riuscito in Until Dawn), ingegnere informatico e sorta di hacker giustiziere, si muove e ci affascina con deliri da sociopatico, allucinazioni, manie di persecuzione, ossessioni e ansie. “Hello, friend” – due parole che bastano per catapultarci in una realtà distorta, dai toni grigi, piena di corruzione, avidità e cupidigia. Elliot lavora per la Allsafe, azienda di Internet Security, il cui cliente principale è rappresentato dalla EvilCorp, la multinazionale più potente del pianeta. Elliot, desideroso di ottenere giustizia per la sua famiglia (le daddy issues ci stanno, ci stanno sempre), viene avvicinato dal misterioso Mr. Robot, un fantomatico insurrezionalista che lo trascina nel progetto della FSociety. Si tratta di un’ organizzazione segreta che mira ad azzerare tutti i debiti nel database della EvilCorp, per creare un mondo nuovo, la concretizzazione di un’utopia che renda tutti più liberi.

Rimandi

Le cose che ci sono piaciute sono tante, tantissime. Non c’è neanche bisogno di essere smanettoni o appassionati di internet security per capire la maestria con cui sono concatenati i particolari che rendono Mr. Robot unico. Innanzitutto, due parole vanno spese sui richiami cinematografici (e non) che tanto ci piacciono, come avete potuto capire. La lente attraverso cui Elliot mette a fuoco le persone ci ha ricordato un po’ Fight Club (non vogliamo spoilerarvi nulla, capirete da soli perché); la rappresentazione dell’organizzazione mondiale EvilCorp è pregna di rimandi al “1984” di Orwell; lo spacciatore latino- americano ci fa rabbrividire nel ricordo di quello schizzato di Tuco in Breaking Bad? Il tutto orchestrato perfettamente, senza soluzione di continuità. Siamo davanti alla fusione di mondi diversi che convergono nell’universo variegato della vita newyorkese.

Personaggi

Di Vulnerabilities non ne troviamo neppure nella costruzione dei personaggi. Se questi, in un primo momento, sembrano creare degli schemi, lo fanno solo per farci assaporare il gusto della distruzione del clichè. Angela, collega di Elliot, che sembra essere la classica ragazza insicura del genere “ho-bisogno-del-tipo-che-mi-tratti male-e-fare-la-vittima”, ci sorprende entrando nei piani alti attraverso una coraggiosa azione legale; Tyrell Wellick, aspirante dirigente della EvilCorp, viene inquadrato come spietato e attento calcolatore, per poi farsi prendere da spaventosi attacchi di pazzia (candidandosi perfettamente al ruolo di Villain nella serie); l’imprevedibile Mr. Robot, che un giorno riempie di “bacetti” Elliot e il giorno dopo lo spinge giù da una staccionata, è uno dei personaggi che destano più interesse nel pubblico. La bella interpretazione di Rami Malek, in modo inquietante, riesce a trasportare lo spettatore nelle ossessioni del suo personaggio. Riesce a sfumare i contorni della realtà allucinata, a convincere che quello a cui siamo esposti tutti noi, tutti i giorni, non è altro che quello che lui, da sociofobico e dipendente da morfina, esperisce a livello personale, trasportato su una scala più vasta.

Una stagione non basta

Dare tanti giudizi positivi dopo solo una stagione è rischioso, ma le premesse sono ottime. Mr. Robot ha catturato la nostra attenzione con una trama non troppo intricata (per ora) e dei personaggi affascinanti. Di bug, anche a fare i certosini, non ne abbiamo trovati. Restiamo nella straziante attesa della prossima stagione.

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