Drakengard 3 – Recensione

Weird Game for weird people

Sono queste le parole di Taro Yoko, game designer della serie Drakengard e del suo spin-off Nier, parole che suonano come una rassicurazione per i propri fan, un modo di affermare a chi avesse intenzione di acquistarlo, che il nuovo titolo della saga ricalca le orme dei capitoli precedenti. Drakengard è un hack’n’slash che ha conquistato una lunga schiera di appassionati, il cui gameplay sembra il giusto mix tra Dinasty Warrior e la serie più conosciuta di Square Enix: Final Fantasy e, nel caso specifico, nei suoi ultimi capitoli. Chi si approccia a Drakengard 3 per la prima volta e, leggendo il nome della famosa casa produttrice si aspetta un emulo di Final Fantasy, potrebbe essere largamente deluso dalle aspettative. Gli appassionati, invece, non rimarranno delusi, proprio come previsto dalle parole del suo game designer.

Eccessi e violenza

Drakengard 3 racconta la storia di Zero, l’eroina che nei precedenti capitoli (che in realtà sono successivi agli eventi narrati in questo capitolo) ha portato la pace in un mondo afflitto dalla guerra. In questo prequel i giocatori hanno la possibilità di saggiare il comportamento psicotico e a tratti puramente violento della protagonista, in un susseguirsi di eventi che potrebbe appassionare persino Quentin Tarantino. Lo scopo di Zero è quello di vendicarsi delle sorelle cercando di ucciderle tutte a qualsiasi costo e con ogni mezzo, mettendo in gioco magia, mostri spaventosamente grandi e potenti e sequenze d’azione.

Cantando sotto la pioggia (di sangue)

Il gameplay di Drakengard 3 è una miscela di momenti gradevoli in contrasto ad elementi mediocri e poco curati. La protagonista ha la possibilità di attaccare attraverso due azioni principali; l’attacco semplice e quello potente che infligge danni extra a discapito della resistenza del personaggio. Entrambi gli attacchi possono essere eseguiti in combinazione con altri movimenti, come i salti, aumentando la componente frenetica e d’azione del gioco. Ogni arma, tra le quattro varianti disponibili, possiede alcuni vantaggi unici suddivisi per tipologia e potenza che possono essere combinate, durante le grandi battaglie, per incrementare i danni inflitti ai nemici.
Gli scenari sono molto scarni a livello visivo (su questo aspetto ci soffermeremo più avanti) e, soprattutto, eccessivamente lineari. Le battaglie con i boss soffrono della mancanza di una componente tattica e possiedono una difficoltà calibrata in modo inadeguato, risultando spesso prevedibili e semplici da affrontare. Gli scontri sono resi più spettacolari grazie alla possibilità di richiamare il proprio drago, che agirà in modo rapido ed efficace, spazzando via la maggior parte dei nemici. Alcune sequenze prevedono la possibilità di cavalcare Mikhail (il drago) in sequenze di combattimento volante. Come i suoi predecessori, infatti, Drakengard 3 appare come un amalgama tra Dinasty Warriors e Panzer Dragoon e mentre sul campo di battaglia Zero utilizzerà le proprie armi per combinare combo e sterminare i nemici, nell’aria il combattimento si mostra scarno e dall’andamento predefinito; come se il drago corresse su dei binari. L’intelligenza artificiale si mostra alquanto prevedibile e prima di una qualunque dose di conoscenza tattica e, allo stesso modo, i comprimari che aiuteranno Zero nel corso della storia, non se la cavano meglio quando scelgono, ad esempio, di seguire un percorso senza nemici oppure verso un muro per poi tornare sui propri passi e dirigersi verso i nemici.
Armi e oggetti possono essere acquistati nei menù di gioco prima di una battaglia e possono essere migliorate attraverso l’uso di materiali raccolti negli scenari sia spendendo le monete ricevute ad ogni battaglia.

Ma con tutti i problemi elencati, cosa offre di buono il titolo?

Il punto di forza di Drakengard 3, come un JRPG che si rispetti, risiede nei personaggi. Durante la battaglia, Zero converserà con il suo drago e con i compagni. Gli argomenti spaziano dalle spiegazioni di Zero sui motivi che la spingono a odiare le sue sorelle, alle discussioni con i comprimari su temi sessuali, un elemento assolutamente atipico per qualsiasi gioco. Sotto questo punto di vista, Drakengard 3 offre di più che mera violenza. Ogni compagno che accompagna Zero, infatti, incarna un feticcio (sadismo, ninfomania e altri) che è alla mercé della protagonista per le sue pratiche sessuali.

Piovono poligoni

I difetti che affliggono Drakengard 3 non riguardano soltanto il gameplay del gioco ma, purtroppo, affliggono maggiormente la sua realizzazione tecnica. Il livello grafico offerto dagli sviluppatori è talmente minimale da allontanare persino i più appassionati sostenitori della saga. Una pessima realizzazione tecnica è affiancata da numerosi cali di frame durante gli scontri, persino quelli meno affollati, rovinando ogni scena di gioco. La telecamera di gioco, infine, sembra essere stata concepita per rovinare l’esperienza del giocatore. Risulterà molto difficile, infatti, seguire la protagonista nelle sue numerose combinazioni mortali e nei suoi spostamenti lungo gli scenari. La musica di accompagnamento, composta da Keiichi Okabe, è studiata per seguire l’andamento dell’azione del gioco ed è molto varia e vivace.

Giudizio finale

In Drakengard 3 i giocatori ottengono un assaggio di come ci si sente nei panni di un’assassina psicotica chiamata Zero, che in cerca di vendetta dà la caccia alle proprie sorelle lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue. Purtroppo, il gioco soffre di parecchi problemi, risultando immediatamente monotono e privo di una grafica al passo coi tempi. I difetti del gioco distolgono l’attenzione del giocatore da un’esperienza di gioco altrimenti interessante e unica.
Drakengard 3 possiede un valore intrinseco che va oltre i suoi difetti. Un gioco per PlayStation 3 che verrà apprezzato da coloro che amano l’intramontabile stile hack&slash e il carattere fuori dal comune della protagonista.