Vince Gilligan vince e convince, ancora

Le prime impressioni

Non sempre sono quelle che contano di più. Ma questa volta contano eccome: l’episodio pilota di Better Call Saul ci restituisce immediatamente il senso di un universo di Albuquerque che mancava troppo, a tutti. La prima vera impressione è che si tratti della storia di un avvocato scapestrato che deve costruirsi la carriera, ma a Vince Gilligan storie scontate o troppo normali non piacciono. È così che si genera quella sensazione per la quale capiamo che si tratterà di una vicenda ubicata più per le strade che in tribunale. Commi e leggi sono sì importanti, ma ancora più importante per il genio creatore di Breaking Bad è mostrare il lato umano, rivelare il comportamento del nostro nuovo eroe in tutte le sue sfaccettature. Saul Goodman, come Walter White, è un uomo tribolato (chi non lo è?) e la completezza della sua esplorazione psicologica si esplicita soprattutto nelle riprese dei momenti di vita privata. Lo guardiamo mentre sorseggia liquore nel suo raffazzonato ufficio e mentre si prepara i discorsi in bagno. E allo stesso modo lo vediamo alle prese con super cattivi messicani davvero minacciosi. Ovviamente il personaggio di Saul è diverso da quello di Walt, e la novità ci affascina non poco. Astuto e spregiudicato, Saul non sa costrurire bombe… vedremo come riuscirà a cavarsela. E non è affatto un caso che, solo dopo il primo episodio, sia stata confermata già la seconda stagione di Better Call Saul.

Più di uno spin-off

Chi pensava che si sarebbe trattato di un surrogato annacquato per colmare quel vuoto che Breaking Bad aveva lasciato non ha pari per dimostrazione di ingenuità. Assestante – è questo il complimento più appropriato da affibbiare alla prima parte di questa serie. Certo, facce conosciute e parallelismi assumono un particolare valore soltanto se prima si sono visti Walter e Jesse in azione, (e tra l’altro non mancano quelle piccole delizie che tanto fanno contenti i fan sfegatati, come le scritte sui muri firmate Jesse Pinkman che si intravedono mentre il nostro avvocato parla a un telefono pubblico) ma per i blasfemi che ancora non hanno preso visione Breaking Bad, questa serie potrebbe comunque rappresentare un punto di inizio e non solo un must-see a posteriori.

La nota comica

È forse l’innovazione più geniale di Vince Gilligan. Se in Breaking Bad c’erano stati vari momenti che ci aveva fatto spuntare un sorriso, ma l’obiettivo attraverso cui assistevamo alla storia portava scritto in rilievo Thriller/drammatico, la nota comica in Better Call Saul assume un ruolo tutto suo. James McGill (è questo il vero nome di Saul Goodman) è un simpatico imbroglione, questo era emerso già dai suoi approcci ai casi visti in Breaking Bad? ma gli altri personaggi? Si parte dalla figura svogliata di un Mike costretto in modo innaturale a lavorare in un tranquillissimo parcheggio, per passare poi a un Tuco più folle che mai, che come ricordavamo ha il suo legame più forte con la sacrosanta sfera familiare, e finiamo con la lode all’ interessantissima caricatura del fratello di Saul, terrorizzato dalle radiazioni elettromagnetiche, avvolto in un maestoso mantello di carta stagnola. Le altissime percentuali di audience indicano che i fan stanno apprezzando questo risvolto comico, ennesimo segno che Vince Gilligan riesce a cimentarsi con successo in più di un campo.

Solo dopo qualche episodio, quindi, ci prendiamo la responsabilità di dire che Better Call Saul è una serie realizzata e condotta con maestria. Occuperà di sicuro un posto a cifra unica nella vostra classifica, e ci aspettiamo che ci stupisca ancora, magari con i tanto voluti cameo di Jesse o Walt. In fondo, caro Saul, non avevi bisogno di un cartellone così grosso o di finti gesti eroici per attirare la nostra attenzione. Ci hai catturato fin da subito.

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