Attack Of The Friday Monsters! A Tokyo Tale – Recensione

E capita di nuovo. Viene quasi da considerarla una certezza, ormai. Quando si sente parlare di Guild, le speranze dei videogiocatori si riaccendono: già la prima trilogia, la Guild01, che ha raggiunto tempo fa i nostri Nintendo 3DS con Liberation Maiden, Crimson Shroud e Aero Porter, aveva dimostrato che il gameplay di qualità esiste ancora e che i giochi possono ancora avere una personalità, qualcosa che li distingua dalla massa vacua, anche senza ergerli nell’olimpo videoludico assoluto. Ora è arrivata la Guild02, aperta due mesi fa con The Starship Damrey e chiusa, alla fine di luglio, con questo Attack Of The Friday Monsters! A Tokyo Tale. E’ tempo di scoprire come e con quali mezzi l’opera di Level-5 e Kaz Ayabe, celebre nel sol levante per le sue simulazioni, riesce a essere diversa… Anzi, come riesce a diventare un acquisto imperativo per chiunque voglia essere ancora educato dal videogioco.

La vita di un bambino meravigliosamente normale

Giappone, 1971. Sohta è un bambino come tutti gli altri, trasferitosi di recente nella cittadina di Fuji no Hara, alla periferia di Tokyo, un luogo dove la stazione ferroviaria è attiva ma non è mai possibile attraversare i binari: i suoi genitori gestiscono la nuova lavanderia e ancora devono imparare bene il loro mestiere, specialmente il padre, uomo eternamente indeciso e privo di stima per se stesso. Durante una consegna di grembiuli puliti alla pasticceria, Sotha si imbatte in alcuni dei ragazzini che vivono in quel piccolo isolato e impara a conoscere loro, il loro carattere e, piano piano, alcuni nomi… La sua curiosità riesce a vincere l’insicurezza e il gruppetto diventa immediatamente molto unito, legato da quell’amicizia a volte complice, tipica dei bambini che iniziano a diventare grandi. Fuji no Hara, tuttavia, non è un luogo come gli altri: ogni venerdì, prima del tramonto, appaiono degli enormi mostri e altrettanti eroi giganteschi pronti a combatterli, come spesso accadeva nelle serie TV tokusatsu del tempo! E’ sicuramente una notizia fantastica per il piccolo Sohta… ma decisamente meno per chi, di quei mostri, ha una sincera paura: ma, spesso, l’infanzia e la sconsideratezza non conoscono timori. Inizia l’indagine… Chi meglio dei bambini, che gli eroi tanto adorano, può risolvere il mistero di questi giganteschi kaiju?

Frammenti di luce, frammenti di storia

Attack Of The Friday Monsters è un’avventura grafica in tre dimensioni, se proprio si sente la necessità barbina di chiuderlo dentro un contenitore per poterlo comprendere meglio. Anzi, volendo essere ancora più onesti, è in tutto e per tutto un film di animazione interattivo, e pure uno di quelli interessanti. Una voce ignota ci introduce a Sohta, protagonista della narrazione, che il giocatore può controllare grazie al Circle Pad, facendolo vagare tra i viali e le colline di Fuji no Hara: in un mondo costruito su inquadrature fisse (ancora, i riverberi cinematografici si sprecano) l’unico modo per non perdersi è consultare la mappa, presenza costante sullo schermo inferiore, dove sono indicate le posizioni di tutti gli abitanti della cittadina, facilmente distinguibili grazie a semplici forme geometriche e colori. Il gioco è costruito su un flusso continuo e lineare diviso, senza invasività, in ventisei episodi, piccole missioni da portare a termine discutendo del più e del meno con i vari personaggi, scoprendo indizi e presentandosi in determinati luoghi nei momenti giusti. Mentre si vaga per Fuji no Hara, inoltre, è possibile recuperare alcuni frammenti luminosi che custodiscono l’essenza di alcuni mostri: una volta recuperati otto frammenti, Sohta entra in possesso di una carta mostro, utilizzabile per giocare insieme agli altri bambini in un minigioco di strategia che segue le regole di sasso-carta-forbice con in più alcuni numeri che indicano la potenza del mostro utilizzato; a differenza di diverse altre occasioni dove la causalità di questo divertimento antico ha rischiato di rovinare gli equilibri di gioco (si pensi ad alcuni episodi della nota serie SEGA Alex Kidd) questa volta il fattore ‘fortuna’ è ridotto all’osso grazie agli indizi che si possono ottenere durante le partite, alla possibilità di combinare carte identiche e all’opportunità di scambiare la posizione di due carte in corsa. Una volta completata la partita, il vincitore diventerà il ‘capo’ del bambino sconfitto e potrà lanciare contro di lui una ‘magia’, a seguito della quale lui o lei dovranno gettarsi a terra e poi rialzarsi: difficilmente è capitato di vedere realizzato in un contesto simile una idea così puerile eppure affascinante, priva di malizia, che tocca le corde del cuore facendo, probabilmente, ricordare spaccati della vita di un tempo. Tipo ‘Strega comanda colori’, per dirne una. Fidatevi, qui non è molto diverso.

Una piccola iniezione di cultura

Attack of the Friday Monsters non cementa il suo potere educativo solo sul fascino del ricordo dei tempi remoti: in maniera curiosa, quasi sovversiva per il mercato occidentale che ha raggiunto, quest’opera mette in campo una serie di conoscenze culturali che a noi sono spesso avulse, annebbiate. Il gioco stesso introduce l’utente con un piccolo riassunto: prima ci sono stati i disastri ambientali e della guerra, per esorcizzarli e ricordarne i devastanti effetti sono stati inventati i kaiju, mostri giganteschi privi di amore per l’uomo (i primi film della saga di Godzilla si possono senz’altro osservare in quest’ottica), e in seguito, dieci anni dopo (anzi, a pensarci bene, proprio nel 1971) sono arrivati Kamen Rider e gli altri eroi tokusatsu, esseri umani capaci di diventare ‘persone migliori’, difensori della gente, del bene, pronti a lottare contro i mostri o contro chiunque volesse annientare il Giappone o lo stesso pianeta Terra. Cosa sappiamo, noi, di questo? E non si parla solo di videogiochi, poi: del resto, quasi nulla su mostri ed eroi è stato portato in occidente, salvo qualche caso spesso infelice. Se si aggiunge che il gioco è completamente doppiato in Giapponese, con tanto di tracce cantate, allora è evidente che si assiste a una nuova volontà di apertura mentale da parte della distribuzione occidentale del mercato videoludico, una ottima modalità propositiva che per troppo tempo ha rischiato di restare inedita, silenziosa e, per le nostre menti, se vogliamo, letale. E’ una nuova sorpresa, dove non si resta stupiti solo dalla storia o dal gameplay quanto dalla voglia di comunicare, finalmente, a tutti i giocatori del mondo qualcosa di inedito. Se poi è un inedito realizzato con grande cura, con tanto di scenari disegnati a mano che si stagliano imperiosamente sui modelli 3D grazie alla terza dimensione, e con una colonna sonora minimale ma ‘funzionante’ allora siamo di fronte di nuovo a qualcosa per il quale dobbiamo ringraziare. Qualcosa di breve, in quanto tutto si può completare in tre ore circa, ma, alla fine, qual è la durata media di un film? O di un emozione, se vogliamo.

Conclusione

Ruotare attorno alle sensazioni di curiosità e nostalgia è sicuramente un’arma a doppio taglio, una trappola spesso autosabotante nella quale Attack Of The Friday Monsters! A Tokyo Tale non è affatto caduto ma per il quale, anzi, è scettro e marchio di un modo di fare i giochi e di descriverli che ormai molti sembrano aver dimenticato. Fuji no Hara ci accompagna in una storia vecchia di quarant’anni, una trama che ci riporta alla nostra stessa infanzia, quando ogni piccola cosa ci sembrava eroica e, di conseguenza, le cose eroiche ci sembravano così gigantesche che avremmo fatto di tutto per raggiungerle, spinta da una strana curiosità. Un desiderio di sapere che, purtroppo, capita di perdere crescendo ed è per questo che, se esistono cose che possono farcelo tornare in mente in maniera così potente, bisogna solo inchinarsi e accoglierle con il dovuto entusiasmo: del resto, sono capaci di risvegliare la curiosità. Dalla curiosità di Sohta, quindi, nasce la nostra, quella che cresce nell’immersione di un mondo nostalgico, reso ancora più affascinante dai suoi tratti, così lontani dai nostri. Un mondo e un tempo dove anche le piccole cose sono cose grandi. Grandi come un mostro gigante.

In breve

  • Genere:
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 18 luglio 2013
  • Sviluppatore: Level-5, Millennium Kitchen
  • Distributore: Nintendo
  • Publisher: Nintendo
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