XCOM: Enemy Unknown – Recensione

U?n diamante è per sempre, almeno così proclamava una nota pubblicità in televisione. XCOM rifulge oggi come diciotto anni fa, quando il firmamento videoludico era cosparso di gemme di taglio purissimo, che si stagliavano abbaglianti nel cielo a costellare un genere in continua evoluzione. Con il DNA di un gioco strategico-gestionale della più classica tradizione Gollopiana e un sistema di combattimento tattico rigorosamente a turni XCOM riporta parzialmente i fasti di un tempo, quando sprite rappresentati da insiemi di pixel grossolani affrontavano battaglie isometriche di matrice scacchistica e ogni minuscolo errore di valutazione portava spesso alla morte del marine pluridecorato sotto i colpi al plasma dell’odioso omino grigio che sbucava fuori all’improvviso da una zona della mappa oltre il proprio campo visivo.

La verità è là fuori

In XCOM: Enemy Unknown vengono assegnati al giocatore onori ed oneri virtuali in qualità di comandante dell’omonima organizzazione segreta che, divenuta operativa a causa della sempre più frequente attività extraterrestre, godrà del notevole potere decisionale concessogli e potrà compiere scelte su come affrontare la minaccia aliena. Poiché da grandi poteri derivano anche grandi rotture, il gioco di Firaxis adotta un approccio moderno e più accessibile rispetto al suo illustre avo, permettendo di destreggiarsi con joypad (o l’accoppiata mouse e tastiera, a seconda della piattaforma e dei gusti) nella macro-gestione dei due momenti cardine del gameplay: la ricerca e sviluppo all’interno dell’unico quartier generale (dislocato in uno dei cinque continenti, con bonus differente conferito per tutta la durata della partita) e il controllo diretto di ciascun uomo inviato sul campo di battaglia. Nel momento in cui si seleziona un’unità si aprono diverse azioni tattiche a seconda del ruolo assegnato a quest’ultima dalla CPU (assaltatore, pesante, cecchino e supporto). A voi gestire come muovervi, quando attaccare, dove posizionarvi e via dicendo. Gestendo le truppe con la massima efficacia, riuscirete a conquistare qualsiasi ufo o territorio occupato dagli alieni, portare a termine manovre di accerchiamento su larga scala, nonché risolvere situazioni disperate (come completare una missione con pochissime unità o portare in salvo il maggior numero di civili e VIP prima che vengano trucidati dagli extraterrestri) e mandare a segno col cecchino un colpo da parte a parte del campo di battaglia. Grandi soddisfazioni.

Resistere o servire

XCOM: Enemy Unknown lo si vive completamente, ti entra nella testa come la peggior abilità psichica aliena e non ti molla. Perché sei lì in mezzo al campo di battaglia con i tuoi uomini mentre cerchi non solo di raggiungere l’obiettivo della missione, ma anche di farlo in sicurezza. Meno ferite e perdite si subiscono e maggiore sarà la possibilità d’impiegare nuovamente gli stessi marine veterani (ciascuno personalizzabile nell’aspetto, abilità e inventario, purtroppo notevolmente limitato rispetto al gioco originale) oltre alla ricompensa elargita dopo la vittoria (come ingegneri, scienziati e altre risorse extraterresti indispensabili per la ricerca e sviluppo di armamenti). Presto il vostro plotone marcerà implacabile come un sol uomo sul campo di battaglia, o si dispiegherà tentacolare occupando alture e punti strategici. Presto, il raffinato gameplay di XCOM vi si presenterà in tutte le sue innumerevoli strategie, a volte spietato (in particolare ai livelli di difficoltà Classico e Impossibile) eppure bilanciato in modo prodigioso, spalancandovi le porte di uno dei migliori strategici mai creati.

Credere per capire

Una volta tornati all’unico quartier generale vi saranno una svariate destinazioni raggiungibili. Ci si può recare al laboratorio di ricerca per studiare i manufatti e cadaveri alieni recuperati, in modo da elaborare contromisure tecnologiche. Nell’officina (e successivamente nella fonderia) è possibile costruire e migliorare l’equipaggiamento a disposizione, previo esborso di fondi e materie prime. Vi è persino la possibilità di addestrare ulteriormente i soldati nella caserma (ampliando il numero di unità da inviare in missione o sbloccando altri bonus per aumentare la probabilità di sopravvivenza) e dedicare un minuto di silenzio ai caduti nell’adempimento del dovere. La sala strategica, invece, è il luogo in cui monitorare costantemente il livello di panico nei paesi che finanziano ogni mese il progetto XCOM: se si trascura troppo uno stato negando gli interventi o satelliti questi potrebbe nel lungo periodo uscire definitivamente definitivamente dal consiglio (chiudendo l’erogazione dei finanziamenti). E all’ottavo ritiro termina prematuramente la partita.

Tutte le bugie portano alla verità

Nell’eventualità che giochiate correttamente ogni scontro e riusciate ad investire in maniera proficua soldi, uomini e risorse così da potersi confrontare ad armi pari con gli alieni, XCOM rimane ugualmente un videogioco impegnativo. Persino quando si crede di aver sperimentato ogni tipologia di situazione ecco che arriva la missione o il nemico che non ti aspetti (si pensi all’assalto alla base aliena, oppure le prime apparizioni di Cyberdischi e Berseker), la sonora disfatta è servita. Persino il giocatore veterano, quello che disprezza i salvataggi e gioca con l’opzione Hardcore attivata, può subire un crollo emotivo e psicologico, specie quando si assiste impotenti alla morte della propria unità perché iniziano a dare di matto ed a sparare ai compagni o vengono feriti mortalmente a causa di un sistema di traiettorie e linee di tiro anomale. La morte è sempre dietro l’angolo, come Ufo Defense (ieri) e Dark Souls (oggi) insegnano. Eppure le impurità di questo piccolo gioiello che è XCOM sono dovute più una serie di piccole imperfezioni tecniche, bug e qualche meccanica del gioco originale non pervenuta (come improvvisi blocchi del gioco, inquadrature della telecamera a volte irritanti e l’inspiegabile rifiuto da parte degli alieni di attaccare la propria base, magari proprio quando il manipolo di eroi è fuori in missione).

Non fidarti di nessuno

Ogni strategico degno di questo nome vanta almeno una modalità multiplayer e XCOM: Enemy Unknown non fa eccezione, permettendoci di sfidare online altri esseri umani secondo una serie di limitazioni e regole che ricordano i giochi di miniature collezionabili (si pensi a Warhammer 40.000). Stabilita la dimensione del proprio esercito (secondo un sistema di punteggio nel quale ciascuna unità, aliena o terrestre, ha un costo proporzionale alla potenza) e l’eventuale limite temporale per eseguirà tutte le azioni nel proprio turno, si è pronti a dar battaglia in uno scontro all’ultima pedina. Certo, non è un multiplayer che grida alla rigiocabilità come la campagna in singolo, ma rappresenta un piacevole diversivo nonché l’occasione per scoprire abilità e strategie con l’occhio alieno.

Voglio crederci

XCOM: Enemy Unknown affonda le sue linfe nelle sorgenti ludiche dei profondi anni ’90, riemergendone possente quanto il capolavoro che reincarna, col fiero cipiglio dell’anziano che sfida la gioventù. Molti si limiteranno a terminarlo (ammesso che possano riuscirci) una volta, tastandolo superficialmente per poi ripartire verso nuove avventure. Altri invece lo rigiocheranno più e più volte, riservandosi il tempo di scorgerne quel curioso lampo, di scalfirne la dura superficie con vigore e pazienza, per infine perdersi in tutto il suo accecante bagliore.

In breve

  • Genere:
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 12 Ottobre 2012
  • Sviluppatore: Firaxis Games
  • Distributore: 2K Games
  • Publisher: 2K Games
  • Pegi:

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