SBK X Superbike World Championship

C’è sempre del bello in certe occasioni. Quando nel letargico scenario dello sviluppo videoludico italiano arriva un punto di rottura, come un raggio di sole vittorioso sulle nubi grigie autunnali, un titolo che ti ricorda che il talento infondo non c’è mai mancato nemmeno nello sviluppo di videogame.

Milestone sembra volercelo ricordare anno dopo anno, dedita costantemente allo sviluppo dei titoli (senza ombra di dubbio) tecnicamente più avanzati realizzati nel Bel Paese e dimostrandosi l’unica, allo stato attuale, in grado di affrontare una sfida come quella della simulazione estrema di corse Superbike.

Tutti i più appassionati sanno che SBK X è il loro nuovo punto di riferimento e sanno benissimo cosa li aspetta e cosa hanno chiesto dal precedente SBK 09 . La Superbike o si segue da amatori o non si segue affatto. Vero, ma se si ama il campionato e si gioca poco ai videogame? Nessun problema ha detto Milestone, ci pensiamo noi ai meno avvezzi, saranno loro i futuri esperti.

Ecco a voi il punto di svolta della serie SBK.

Pronti, partenza, menù…via!

Non è possibile iniziare a parlare di SBK X senza partire dalla descrizione del menù principale. È questo il fulcro, il bivio tra modalità Arcade, Simulazione e Multigiocatore. L’urgenza della novità ci obbliga a parlare prima della modalità Arcade.

Il gioco si divide effettivamente in due interpretazioni di gameplay totalmente opposte e separate dal menù principale. La modalità Arcade è stata pensata per quei giocatori meno esperti e che raramente sono riusciti a cimentarsi con costanza in un videogioco, sebbene questo abbia come tema il campionato che più seguono. Riguardo la modalità Simulazione c’è ben poco da dire e non per assenza di argomentazioni, piuttosto per la conferma che Milestone ha voluto dare su SBK: è simulazione pura. Come avremo modo di spiegarvi la simulazione rimane il fiore all’occhiello della serie.

Voglia di corse in moto senza licenza

In sostanza selezionando Arcade il titolo Milestone lancia un messaggio: ” anche tu puoi “. Di conseguenza troviamo delle modalità di gioco più semplificate: campionato veloce, gara veloce e modalità storia. Le prime due non hanno bisogno di presentazioni, scegliete team, pilota e pista e andate sulla griglia di partenza per vincere. La modalità storia invece è una carriera in tutto e per tutto ma semplificata.

La creazione pilota ne precede l’inizio. In questa fase viene scelto il nome, il cognome, il soprannome (che figurerà sulla tuta da gara), l’altezza, la data di nascita, il volto, lo stile di guida con tanto di spiegazione della loro origine – rocker, elbowz, corsaro, crocodille, baylistic – infine il casco (in totale 20 diversi di cui 16 da sbloccare) e la visiera.

Si arriva così alla carriera dove si è chiamati a superare delle sfide ad obiettivo con tre livelli di completamento (oro, argento e bronzo). Ottenendo uno dei livelli si accumulano punti reputazione per avanzare di stagione e passare dalla categoria Superstock FIM CUP 1000 a Supersport FIM WORLD CHAMPIONSHIP e infine SBK Superbike FIM WORLD CHAMPIONSHIP . Il percorso del pilota è stabilito in base ai punti accumulati, pur non essendoci particolari ramificazioni nel percorso. Si tratta come abbiamo detto di sfide avanzate dal nostro tecnico come arrivare in posizione tot partendo da posizione tale o batti il pilota X e distaccalo di tot numero secondi.

L’idea alla base della carriera semplificata per giocatori meno esperti è grandiosa perché riesce a mettere il giocatore nei panni di un pilota ricco di aspettative e determinazione risparmiandogli molte delle frustranti impostazioni da gioco simulativo. Insomma si integra perfettamente con lo stile di guida arcade di cui vi andremo a parlare nei prossimi paragrafi, sebbene si dimostri ancora incompleta. Non tanto per l’assenza di dettagli ma per un’eccessiva ripetitività degli obiettivi da raggiungere e quindi poca varietà di corse se non fosse per delle varianti che si suppone siano scontate come pista, moto (in modalità storia non si firma un contratto con un team ma si cambia di gara in gara), condizioni atmosferiche e della moto (che in Arcade non modificano visibilmente il comportamento della moto).

Vi abbiamo accennato del gameplay che si integra perfettamente con la filosofia e i meccanismi della modalità Storia ma cosa la separa dalla simulazione? Dire tutto non sarebbe una risposta e infatti tutto non è. In Arcade il giocatore ha libero accesso a tutti i team, i circuiti, le condizioni atmosferiche e i piloti che potrebbe richiedere un esperto della serie, ma sceso in pista non dovrà preoccuparsi di dosare l’acceleratore e di modulare la frenata, né tanto meno di effettuare repentini cambi di direzione e sterzate improvvise o ancora di evitare corpose accelerazioni in uscita di curva. Nemmeno cadere dalla moto è un problema visto che accade raramente e non causa danni a moto e pilota. Milestone ha chiesto solo una cosa al giocatore: sii vistoso. Il pubblico ama impennate in uscita di curva o stoppie e in Arcade non c’è limite per simili acrobazie.

La modalità Arcade però implica anche semplificazioni e ingenuità. Non a caso per vincere non ci vuole particolare impegno, semplicemente frenare al momento giusto (se usate la scia colorata sarà lei stessa a dirvi quando) e accelerare cercando di sfruttare il boost con il quale il pilota si concentra sulla velocità e si appiattisce sul serbatoio per andare più veloce sfruttando l’aerodinamica della moto. Tutte le altre varianti come bagnato, caratteristiche tecniche delle moto, statistiche del team e pilota hanno ben poca incidenza sulla gara. Stesso discorso va fatto per l’intelligenza artificiale che in Arcade non dimostra comportamenti solidi e verosimili.

Voglia di corse in moto con licenza

Il discorso cambia radicalmente se dal menù principale scegliamo Simulazione. Le modalità di gioco si adeguano al tipo di gioco e così il menù espone anche: weekend di gare, campionato e carriera.

Nell’ultima delle tre modalità citate la posizione di gare determina il punteggio così come le acrobazie (impennate e stoppie), risultati in casa e superpole (partendo dalla pole position). In ogni gara vi è un avversario obiettivo da battere e anche in base a questo risultato si vincono punti. Anche in questo caso la prima cosa da fare è creare il pilota. Dopo averlo fatto si ricevono delle offerte di lavoro da team STK, col proseguire della carriera si passerà di categoria in base al numero di punti ottenuto. Il contratto viene quindi firmato e si sigla un accordo che regola il periodo di tempo e l’obiettivo da perseguire al fianco del team. Adesso non resta che scegliere il numero e accedere al menù principale di Carriera dove poter andare in gara (Weekend di gare), vedere le statistiche, le note del tecnico, modificare il pilota (casco e soprannome) e vedere la vetrina trofei vinti. Tutto ha assunto un’atmosfera di maggior completezza e professionalità, adesso prima della gara si è liberi di consultarsi col tecnico ingegnere per modifiche alla moto o per consigli generici sulla gara. Discutere con l’ingegnere è una trovata geniale per guidare il giocatore in una serie di complesse e articolate modifiche che è possibile apportare a sospensioni, sterzo, marce, tiro catena, forza frenante e pneumatici. Chiedendo consigli e confidando all’ingegnere i problemi e i comportamenti che non ci garbano della moto potremo poi scegliere se modificare noi stessi agendo su una serie di parametri o fidarci dei consigli in base a dialoghi tecnici a risposta multipla.

Fatto questo possiamo salvare l’impostazione e provare la moto nelle sezioni di prove libere, qualifiche, warm up e gara. Cosa chiedere di più?

E se a cambiare sono i menù a farlo lo è anche il gameplay. In simulazione si possono scegliere tre livelli: base (controllo con aiuti attivati), medio (non tutti gli aiuti attivati), completo (tutti gli aiuti disattivati). Oltre questo a impreziosire la simulazione più completa vi è il cambio manuale e l’incidenza del peso corporeo sulla guida.

Abbiamo provato tutti i livelli ed ognuno di essi ha mostrato delle differenze. Salendo di livello infatti si nota una maggior difficoltà di controllo per un comportamento più rigido della moto, ulteriore attenzione richiesta dalla modulazione acceleratore e freni e perfino l’IA sembra più credibile e “umana”. Non sarà raro vedere incidenti causati da errori dei piloti guidati dal motore di gioco e rimanerne coinvolti con gravi conseguenze per il nostro pilota. Infatti i danni passano da solamente visibili (graffi della tuta) a infortuni fisici che limitano l’abilità del pilota.

In generale in Simulazione la moto e il pilota cadono se si dà gas fuori pista, si perde il controllo con accelerazioni in curva, salta il posteriore e slitta l’anteriore.

La simulazione rimane il cuore del gioco, paradossalmente da inesperti potreste appassionarvi a questa prima che alla modalità Arcade, per tanto siete comunque invitati a provarle entrambe.

Tecnica tricolore a rapporto

In alcuni casi parlari è fondamentale parlare della tecnica di un videogioco, specialmente quando essa influenza il gameplay. È il caso di parlare di Evolving Track ovvero il circuito che si evolve. Questa nuova feature di gioco serve a modificare visivamente i circuiti nel corso della gara e influenzare di riflesso i comportamenti delle moto. Un esempio sono le strisce di gomma lasciate sull’asfalto giro dopo giro che rendono “gommata” la pista e quindi creano una scia più scura dove i copertoni hanno maggior aderenza. Altro caso riguarda la pista bagnata dove le condizioni climatiche migliorano e la moto acquista progressivamente più aderenza.

Gli effetti grafici applicati sulle textures dell’asfalto cambiano di aspetto in contemporanea con le modifiche alla giocabilità, dispiace solo che il potenziale di Evolving Track non sia stato sfruttato al 100% importando più modifiche dinamiche alla pista e alla guida dei bolidi a due ruote. L’idea per i prossimi capitoli c’è, adesso basta farla evolvere verso la giusta direzione.

Altro discorso va fatto per i modelli poligonali delle moto, per le textures e gli effetti particellari e riflesso ad esse applicati e che a nostro parere si confermano i migliori del gioco. Lodevole anche la varietà delle textures a bordo pista (un po’ meno quelle dell’asfalto) e il numero di elementi decorativi e accessori che affluiscono alla scenografia del fuori circuito. È il momento però di fare un passo in avanti sul lato tecnico e applicare filtri grafici anche sulle textures di prato, terreno e tutto ciò che sta ai bordi dell’asfalto, qualcosa che annulli l’eccessiva piattezza del terreno e che in qualche modo possa “amalgamare” gli ottimi modelli delle moto con quelli della pista.

Conclusioni

SBK X si conferma il punto di ritrovo per tutti gli appassionati non solo di Superbike ma più in generale di corse motociclistiche. Il più bel titolo del genere sul mercato, sviluppato con dovizia e passione. Licenze ufficiali, loghi, marchi, materiale extra come foto del campionato e delle ragazze ombrello (!), nomi piloti, piloti storici, circuiti, caschi e brevi filmati tratti dal mondo SBK. Peccato per il comparto sonoro poco fedele che non distingue al meglio le moto l’una dall’altra. SBK X fa parte di un brand che vuole espandersi e che dovrebbe osare e rischiare di più. Rivolgersi al pubblico meno esperto tramite una modalità Arcade e un’apposita modalità Storia e l’introduzione dell’Evolving Track sono stati dei gesti che provano la voglia di ampliare la serie ma queste stesse novità non sono state approfondite e guarnite di maggior contenuto e varietà. Un discorso analogo si potrebbe fare per il multiplayer online fino a 16 giocatori che molto timidamente propone una classifica globale su gare veloci, campionati e sfide a tempo.

Il percorso è azzeccato, la moto e il team pure, adesso bisogna migliorare il tempo!

In breve

  • Genere:
  • Sito web: Vai al sito
  • Data di rilascio: 21 Maggio 2010
  • Sviluppatore: Milestone
  • Distributore: Leader
  • Publisher: Black Bean
  • Pegi:

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